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Dantedì al “Vito Capialbi”, la lezione civile di Dante conquista gli studenti

Al centro della giornata non solo i versi della Divina Commedia, ma il valore attuale dell’impegno, della responsabilità e dell’amore per la comunità

Il Dantedì celebrato oggi nell’Aula Magna del Liceo “Vito Capialbi” di Vibo Valentia si è trasformato in molto più di una ricorrenza culturale. Il convegno promosso dalla Società Dante Alighieri – Comitato di Vibo Valentia ha offerto agli studenti una mattinata intensa, capace di unire letteratura, teatro, musica e riflessione civile, restituendo tutta l’attualità del pensiero dantesco.

L’iniziativa, inserita nel calendario della giornata nazionale dedicata al Sommo Poeta, ha visto la partecipazione di istituzioni, scuola e associazioni del territorio, confermando il ruolo centrale che la cultura può avere nella formazione delle nuove generazioni. Un appuntamento costruito con l’obiettivo dichiarato di avvicinare i ragazzi alla Divina Commedia, ma anche di mostrare un volto spesso meno esplorato di Dante: quello dell’uomo impegnato nella vita pubblica, legato profondamente alla sua città e pronto a difenderla.

Un Dantedì tra cultura e partecipazione

A introdurre i lavori è stato Filippo Prestia, presidente del Comitato Dante Alighieri di Vibo Valentia, affiancato nell’organizzazione da Angela Crisafi, segretaria generale amministrativa del Comitato. Attorno a loro ha preso forma un evento pensato non come semplice celebrazione formale, ma come esperienza condivisa con gli studenti.

Il cuore della mattinata è stato il convegno culturale “Dante, un uomo universale”, che ha messo in dialogo il profilo letterario del poeta con la sua dimensione storica, politica e umana. Un taglio preciso, che ha permesso di portare il messaggio dantesco fuori dalla cornice scolastica tradizionale e dentro il presente.

A dare ulteriore spessore all’appuntamento è stato anche un momento simbolico particolarmente significativo: nel corso della manifestazione, il dirigente scolastico Antonello Scalamandrè è stato nominato Socio Perpetuo della Dante Alighieri, riconoscimento che suggella il legame tra l’istituzione scolastica e il lavoro di promozione culturale svolto dal Comitato vibonese.

La Commedia diventa voce, scena e musica

Uno dei passaggi più coinvolgenti è stato quello dedicato alla lettura recitata di alcuni canti dell’Inferno e del Paradiso, affidata agli attori Giuseppe Ingoglia e Dolores Mazzeo, accompagnati dalle musiche del maestro Sergio Coniglio. Un intreccio di parola e suono che ha restituito ai versi danteschi forza teatrale e immediatezza emotiva.

La scelta di alternare registri e atmosfere, dall’oscurità drammatica dell’Inferno alla tensione luminosa del Paradiso, ha dato agli studenti la percezione concreta di quanto la Commedia non sia soltanto un monumento letterario, ma un testo vivo, capace ancora oggi di interrogare chi ascolta.

Non una lezione frontale, dunque, ma una vera immersione narrativa, pensata per parlare ai ragazzi con un linguaggio accessibile senza impoverire la complessità dell’opera. Ed è proprio qui che l’evento ha trovato la sua cifra più efficace: rendere Dante vicino, senza banalizzarlo.

Il messaggio agli studenti: non essere ignavi

Il passaggio più forte, sul piano educativo e civile, è arrivato dal confronto con i ragazzi. Lo scopo dell’iniziativa, come sottolineato dagli organizzatori, era coinvolgerli nella lettura della Divina Commedia e nel “sapere di Dante”, mostrando quanto il poeta fiorentino sia ancora attuale anche per il suo senso della responsabilità pubblica.

La risposta degli studenti è stata tutt’altro che passiva. Particolarmente significativa la loro attenzione al canto dedicato agli Ignavi, figure che nella lettura proposta sono state accostate a una contemporaneità segnata da indifferenza, rinuncia e assenza di coraggio. Un parallelismo netto, che ha colpito nel segno: gli ignavi, riportati ai nostri giorni, diventano coloro che frenano il cambiamento, impediscono di vedere oltre e ostacolano chi prova a scegliere, esporsi, costruire.

È da qui che il Dantedì del Capialbi lascia il suo messaggio più forte: la cultura non serve solo a ricordare i grandi del passato, ma a leggere il presente e a prendere posizione.

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