La partita sulla delocalizzazione della Meridionale Petroli entra in una fase nuova e, per certi versi, decisiva. Durante il Consiglio comunale, il sindaco di Vibo Valentia, Enzo Romeo, ha svelato dettagli finora rimasti lontani dal dibattito pubblico, ricostruendo mesi di trattative, pressioni istituzionali e incontri riservati che hanno portato all’approvazione del Piano di emergenza esterno e alla riapertura del confronto sul trasferimento del deposito costiero. Dalle parole del primo cittadino emerge una verità politica che fino ad oggi è stata nascosta: la Meridionale Petroli non sembra intenzionata a lasciare Vibo Marina senza un massiccio intervento economico pubblico. Nonostante i decenni di profitti e ricadute pesanti di carattere ambientale sul territorio.
Il piano di emergenza e i sacrifici imposti alla città
Romeo ha raccontato come le prime ipotesi sul Piano di emergenza esterno fossero ben più impattanti rispetto alla soluzione oggi adottata. Sul tavolo, infatti, erano state avanzate proposte che avrebbero limitato pesantemente l’accesso a una delle aree più frequentate del litorale vibonese, con conseguenze dirette per cittadini, attività commerciali e operatori turistici. Il sindaco ha spiegato di aver contrastato quelle soluzioni, arrivando a dichiarare che non avrebbe accettato misure capaci di compromettere la fruizione del lungomare e di Via Amerigo Vespucci. Alla fine si è arrivati a una soluzione meno invasiva, ma il problema di fondo resta immutato. “L’ennesima situazione che mette in risalto la necessità che la Meridionale Petroli si sposti da quell’area”, ha ribadito Romeo.
L’incontro riservato e la disponibilità dell’azienda
La novità più rilevante riguarda però un incontro mai reso pubblico fino ad oggi. Romeo ha rivelato che, dopo le polemiche degli ultimi mesi, si è svolto un confronto riservato con i vertici della Meridionale Petroli, rappresentanti del Ministero e altri soggetti istituzionali. Un incontro che l’azienda avrebbe chiesto espressamente di mantenere lontano dai riflettori. In quella sede, secondo quanto riferito dal sindaco, la società avrebbe manifestato una disponibilità ad avviare un percorso per la delocalizzazione, riconoscendo come base di partenza il protocollo d’intesa predisposto dagli enti pubblici. Una svolta importante sul piano politico, ma che apre immediatamente il nodo più delicato: chi pagherà il trasferimento?
Senza soldi pubblici il trasferimento resta un miraggio
È proprio su questo punto che il dibattito assume contorni ancora più chiari. Romeo ha confermato che il principale ostacolo è di natura economica. Cominciano pertanto a vacillare le certezze del primo momento. Ingenuità o prese in giro? Servono risorse per la bonifica, per la condotta, per gli studi di fattibilità e per la messa in sicurezza delle aree individuate per l’eventuale nuova localizzazione. Il Comune, la Regione Calabria, il Ministero, l’Autorità di sistema portuale e persino la Protezione civile sono chiamati a fare la propria parte. Pertanto il trasferimento della Meridionale Petroli, se avverrà, passerà inevitabilmente attraverso l’impiego di denaro pubblico.
Una prospettiva che inevitabilmente alimenta interrogativi e polemiche. Perché mentre la città continua a convivere con i vincoli imposti dalla presenza del deposito petrolifero, emerge sempre più chiaramente che il costo della soluzione rischia di ricadere ancora una volta sulla collettività.
Il paradosso di Vibo Marina
Il paradosso è tutto qui: da una parte si riconosce la necessità di liberare un’area strategica per lo sviluppo turistico e urbano di Vibo Marina. Dall’altra si prende atto che l’azienda non intende affrontare da sola il peso economico dell’operazione. Nel frattempo cittadini, commercianti e operatori turistici continuano a convivere con limitazioni, piani di emergenza e condizionamenti che derivano dalla presenza di un impianto industriale nel cuore del waterfront. Le parole del sindaco hanno il merito di aver tolto il velo su una questione che finora era rimasta sullo sfondo: la delocalizzazione non è più soltanto un obiettivo politico, ma una trattativa economica nella quale gli enti pubblici sono chiamati a mettere sul tavolo risorse concrete. E qui la partita si complica stante lo scarso peso politico di Vibo, dei suoi amministratori e della sua classe dirigente.
Il quesito di fondo anche dopo il consiglio comunale terminato ieri in serata è piuttosto semplice: dopo decenni di attività e profitti, è giusto che sia ancora la collettività a pagare il prezzo più alto per garantire sicurezza e consentire il trasferimento della Meridionale Petroli?



