È morta Francesca Anastasio, la madre di “Dodò” Gabriele: una vita dedicata alla lotta alla ’ndrangheta

Dopo la tragica perdita del figlio, Francesca Anastasio aveva trasformato il proprio dolore in un impegno civile incessante, diventando un punto di riferimento per le scuole e le giovani generazioni

È morta Francesca Anstasio, la madre di Domenico “Dodò” Gabriele, il bambino di appena undici anni colpito mortalmente per errore in un agguato di ‘ndrangheta a Crotone nel 2009, divenuto negli anni simbolo innocente della violenza mafiosa e della necessità di una coscienza civile fondata sulla giustizia e sulla legalità. A renderlo noto è il Coordinamento nazionale docenti della disciplina dei diritti umani che esprime “profondo cordoglio”. Dodò morì nell’ospedale di Catanzaro dopo un’agonia durata tre mesi: il 25 giugno 2009, mentre stava giocando a calcetto, fu colpito da una raffica di proiettili destinati a Gabriele Marrazzo. Gli autori dell’agguato sono stati condannati all’ergastolo in via definitiva. Da quel giorno Francesca Anastasio e Giovanni Gabriele non si sono mai fermati nel loro impegno contro la criminalità organizzata.

“Con la morte di Francesca – afferma il presidente del Coordinamento Romano Pesavento – il Paese perde non soltanto una madre segnata da un dolore indicibile, ma una voce autentica della memoria civile italiana. In questi anni, infatti, la sua testimonianza non si è mai chiusa nel silenzio della sofferenza privata: al contrario, si è trasformata in un costante impegno educativo rivolto alle giovani generazioni, affinché il sacrificio di Dodò non fosse archiviato come un semplice fatto di cronaca, ma diventasse coscienza collettiva, monito etico e responsabilità condivisa”.

Patrimonio da non disperdere

“Il Coordinamento – prosegue – ritiene che figure come Francesca Anastasio rappresentino una delle più alte espressioni di cittadinanza attiva e di resistenza morale contro ogni forma di criminalità organizzata. La sua dignità composta, la forza con cui ha continuato a incontrare studenti, associazioni e istituzioni, la volontà di trasformare il lutto in educazione alla vita e al rispetto dei diritti umani costituiscono un patrimonio civile che non può andare disperso. Per questa ragione il Cnddu invita le istituzioni scolastiche a dedicare momenti di riflessione, approfondimento e confronto sul valore della testimonianza civile lasciata da Francesca Anastasio, affinché gli studenti possano comprendere come anche dal dolore più devastante possa nascere una straordinaria lezione di umanità, responsabilità e impegno sociale”. (Ansa)

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