Fabrizia, la battaglia di Iennarella dopo le denunce all’usura: senza un euro, così ci hanno pignorato la farmacia

L'imprenditore racconta le drammatiche conseguenze finanziarie emerse dopo l'operazione "Business cars" del 2011, culminati nel fallimento dello storico presidio di famiglia nel Vibonese

La storia aziendale guidata da Giuseppe Iennarella fa capo a un’impresa specializzata nella compravendita di autoveicoli che arrivava a contare dieci dipendenti, capace di costruire nel tempo un rapporto fiduciario con altre aziende e imprenditori del settore. In un secondo momento, tuttavia, l’attività è finita nel vortice dell’usura, dando inizio a una grave situazione di difficoltà finanziaria. Di fronte alle pretese dei suoi aguzzini, il titolare ha deciso di denunciare i fatti alle autorità, consentendo la cattura dei responsabili. Le indagini hanno portato all’operazione denominata “Business cars” del 2011, procedimento conclusosi con la condanna in via definitiva per due delle persone coinvolte. Come ha raccontato lo stesso Iennarella a Gazzetta del Sud, a seguito delle minacce subite l’imprenditore è riuscito a ottenere aiuti economici statali che hanno inizialmente permesso di respirare e fronteggiare la prima fase di emergenza.

Il pignoramento dell’ASP e la dichiarazione di fallimento

Le risorse erogate erano destinate a salvaguardare l’altra attività rimasta in vita, la storica farmacia “Mamone” situata a Fabrizia e di proprietà della moglie, anch’essa sfiancata dai debiti accumulati per pagare gli interessi agli usurai. Ciononostante, la famiglia si è ritrovata ad un certo punto senza liquidità disponibile. Di conseguenza, le ditte fornitrici hanno aggredito l’attività mediante lo strumento del pignoramento presso terzi. L’azione si è diretta verso l’Azienda Sanitaria Provinciale, la quale a quel punto retribuiva i fornitori e non più l’esercizio farmaceutico. La drammatica vicenda si è infine conclusa con la richiesta di fallimento della farmacia avanzata dai fornitori, istanza che è stata successivamente accolta dal giudice.

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