Forte terremoto al largo di Amantea: ecco perché l’ipocentro profondo ha salvato la Calabria

Il geologo e ricercatore CNR Carlo Tansi spiega la dinamica della subduzione: "L’energia si è attenuata percorrendo centinaia di chilometri. Il vero pericolo resta la vulnerabilità degli edifici di fronte ai sismi superficiali"

Un terremoto di magnitudo 6.2, un’intensità energetica persino superiore ai drammatici eventi sismici che in passato hanno sconvolto Amatrice e L’Aquila, ha tremato nella notte al largo della costa calabrese, nei pressi di Amantea. Nonostante la straordinaria potenza sprigionata, il bilancio fortunatamente non registra effetti distruttivi importanti. A fare chiarezza su quello che potrebbe apparire come un miracolo, ma che in realtà è un preciso fenomeno geologico, è Carlo Tansi, geologo e ricercatore del Consiglio Nazionale delle Ricerche (CNR).

Il fenomeno della subduzione della Placca Ionica

Il segreto dell’assenza di danni risiede interamente nella profondità geometrica del sisma. Sotto il territorio calabrese si estende un’enorme “lastra” di roccia appartenente al Mar Ionio, nota in ambito scientifico come Placca Ionica. Questo immenso blocco roccioso sta lentamente sprofondando nelle viscere della Terra, un processo geodinamico che la scienza definisce “subduzione”. Quando questa gigantesca struttura si muove e subisce delle rotture meccaniche alle grandi profondità in cui si trova, genera terremoti estremamente profondi. È esattamente ciò che si è verificato la scorsa notte.

Il tragitto dell’energia: l’analogia della bomba

Essendosi originato a grande profondità, il terremoto ha dovuto compiere un lungo percorso prima di raggiungere la superficie terrestre. L’energia sismica ha attraversato centinaia di chilometri e, lungo questo esteso tragitto, si è in gran parte attenuata e dissipata. Questo spiega perché la scossa sia stata avvertita dalla popolazione su un’area geografica estremamente vasta ma, allo stesso tempo, sia risultata priva di forza distruttiva sulle cose e sulle persone. “È un po’ come una bomba”, chiarisce la relazione del ricercatore: se un ordigno esplode a ridosso delle strutture provoca devastazione, ma se la medesima esplosione avviene a grandissima distanza, l’effetto percepito si attenua fino a diventare innocuo.

I veri rischi per il territorio calabrese

La storia sismica della Calabria, segnata da eventi che in passato hanno mietuto centinaia di migliaia di vittime, è legata a una dinamica profondamente diversa. I terremoti davvero pericolosi per la regione sono, al contrario, quelli di tipo superficiale. Questi sismi distruttivi vengono prodotti dalle rotture delle faglie attive che tagliano in modo capillare il territorio calabrese. Si tratta di sistemi sismogenetici lunghi da qualche decina fino a oltre cento chilometri, che si estendono in genere fino a una profondità massima di 25–30 km (come documentato dallo studio scientifico Tansi et al., 2016). Producendo ipocentri molto vicini alla superficie terrestre, questi terremoti scaricano l’energia compiendo un tragitto brevissimo: lo scuotimento del suolo risulta di conseguenza infinitamente più violento e distruttivo.

La sfida della prevenzione nel 2026

L’evento della scorsa notte accende nuovamente i riflettori sulla necessità di una cultura della sicurezza. Nel 2026 la scienza e la tecnologia mettono a disposizione tutti gli strumenti necessari per convivere con il rischio sismico e neutralizzarne gli effetti catastrofici. La strada maestra è una sola: la prevenzione. Se il fenomeno naturale del terremoto non può in alcun modo essere evitato o predetto, è invece possibile azzerare il bilancio di vite umane e crolli. L’esperienza internazionale di paesi ad altissima sismicità come il Giappone, la California o il Cile dimostra che un terremoto di magnitudo 6.2 spesso non fa quasi notizia: la terra trema, spaventa la popolazione, ma non si trasforma in tragedia.

L’attenzione deve quindi spostarsi dalle forze della natura alle responsabilità dell’uomo. Il terremoto, di per sé, non uccide; a uccidere sono gli edifici vulnerabili, vetusti o peggio ancora abusivi, non adeguati a resistere alle sollecitazioni del sottosuolo. La sfida del futuro resta la costruzione corretta dei nuovi stabili e il consolidamento antisismico del patrimonio edilizio esistente.

L’esperto chiarisce infine che il valore della magnitudo, pari a 6.2, trattandosi di un dato preliminare, potrà subire lievi correzioni e ricalcoli analitici nelle prossime ore da parte dei tecnici dell’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (INGV).

Terremoto in Calabria: sospiro di sollievo, nessun danno a persone o cose dopo la forte scossa

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