Per oltre un secolo il sindacato ha rappresentato uno degli strumenti principali attraverso cui i lavoratori hanno conquistato diritti, tutele e capacità contrattuale. Ma il mondo del lavoro è profondamente cambiato. La grande fabbrica ha lasciato spazio a un sistema più frammentato, fatto di servizi, piccole e medie imprese, professioni digitali, lavoro da remoto, piattaforme e percorsi professionali sempre più mobili.
Da questa trasformazione parte la riflessione di Francesco Greco, vibonese, segretario organizzativo della CONF.A.E.L., la Confederazione Europea Autonoma dei Lavoratori, presente nel Registro dei rappresentanti di interessi della Camera dei deputati. L’obiettivo indicato da Greco è chiaro: non mettere in discussione la funzione del sindacato, ma verificarne la capacità di adeguarsi alla nuova realtà del lavoro.
Rappresentare il lavoro che cambia
Per Greco il problema non è la sopravvivenza del sindacato, ma la sua capacità di raggiungere lavoratori che non si riconoscono più nei modelli tradizionali. Il lavoratore stabile della grande azienda dispone di strumenti di rappresentanza consolidati; molto più difficile è intercettare giovani precari, lavoratori delle piattaforme, collaboratori, professionisti e nuove figure digitali.
Da qui la necessità di spostare il baricentro della rappresentanza: non soltanto il posto di lavoro, ma l’intero percorso professionale della persona.
Giovani e nuove professioni
Uno degli obiettivi indicati da Francesco Greco riguarda il ricambio generazionale. Il sindacato deve parlare ai giovani attraverso temi che oggi incidono direttamente sul loro futuro: formazione continua, carriera, equilibrio tra vita e lavoro, lavoro da remoto, welfare, competenze digitali e diritto alla disconnessione. La sfida è arrivare dove il sindacato tradizionale è meno presente, nei settori emergenti e nelle realtà produttive più frammentate.
Formazione come nuova tutela
Secondo il responsabile organizzativo di CONF.A.E.L. la formazione continua deve diventare una delle nuove frontiere della rappresentanza. Tutelare un lavoratore non significa soltanto difendere il posto che occupa oggi, ma anche metterlo nelle condizioni di affrontare il lavoro di domani.
Il sindacato dovrebbe quindi accompagnare le transizioni professionali, sostenendo chi cambia mansione, chi deve acquisire nuove competenze e chi si trova a fronteggiare trasformazioni tecnologiche o organizzative.
Intelligenza artificiale, una sfida da governare
Altro punto centrale è l’intelligenza artificiale. Greco individua la necessità di una presenza sindacale nella fase in cui le nuove tecnologie vengono introdotte nelle aziende, non soltanto quando producono conseguenze sull’occupazione. La questione riguarda l’organizzazione del lavoro, l’utilizzo dei dati, le competenze necessarie, la trasformazione delle mansioni e la distribuzione dei risultati della maggiore produttività. Per affrontarla servono competenze nuove, anche tecnologiche ed economiche.
Più partecipazione, anche digitale
La trasformazione passa anche dagli strumenti. Il sindacato, secondo Greco, deve utilizzare maggiormente le tecnologie per costruire nuove forme di partecipazione: consultazioni online, formazione digitale, assistenza e strumenti capaci di collegare lavoratori che non condividono più lo stesso luogo fisico. L’obiettivo è costruire comunità professionali anche in un mercato nel quale il lavoro è sempre più disperso.
Dalla tutela alla rappresentanza
Greco pone infine una questione di identità. I servizi offerti da CAF e patronati hanno consolidato una presenza territoriale importante, ma la funzione di assistenza individuale non può sostituire quella di rappresentanza collettiva. Il sindacato deve continuare a tutelare il singolo, ma anche tornare a costruire capacità negoziale e partecipazione.
La direzione indicata da Francesco Greco è dunque quella di una rappresentanza più aperta alle nuove professioni, più vicina ai giovani, più preparata sul terreno tecnologico e capace di intervenire prima che le trasformazioni producano conflitti. La sfida, in definitiva, è passare dalla difesa del lavoro conosciuto alla rappresentanza del lavoro che sta emergendo. Perché il lavoro non sta scomparendo, “sta cambiando. E con esso deve cambiare anche il modo di rappresentarlo”.



