L’esperienza dell’Ospedale “Giovanni Paolo II” di Lamezia Terme conquista la ribalta nazionale e viene indicata come modello di riferimento per la sanità italiana. A sancirlo è stato il recente Meeting Nazionale sulla Terapia Semintensiva in Medicina Interna, ospitato dall’Ospedale Maggiore Universitario di Bologna, dove il dottor Gerardo Mancuso (nella foto in alto) è stato chiamato a tenere una Lettura Magistrale dedicata all’evoluzione delle cure subintensive nei reparti internistici.
Percorso nel Centro di Terapia Subintesiva
Nel corso dell’intervento, dal titolo “La Terapia Semintensiva medica tra DM70, status di accreditamento e real world”, Mancuso ha illustrato il percorso organizzativo e assistenziale sviluppato all’interno del Centro di Terapia Subintensiva della Medicina Interna lametina, una realtà che si è distinta negli anni per innovazione, capacità di gestione clinica e qualità delle cure.
L’esperienza maturata a Lamezia Terme è stata accolta dagli esperti del settore come una delle più avanzate presenti nel panorama nazionale, grazie a un modello in grado di coniugare elevati standard assistenziali, dotazioni tecnologiche adeguate e una risposta efficace alle esigenze dei pazienti più fragili e complessi. Il riconoscimento ottenuto a Bologna rappresenta un importante attestato per il presidio ospedaliero lametino, che si conferma centro di eccellenza nell’ambito della Medicina Interna e punto di riferimento per l’organizzazione delle cure subintensive.
La sfida dei pazienti complessi
Il congresso ha riunito le principali società scientifiche italiane di Medicina Interna e Medicina d’Emergenza, insieme a rappresentanti del mondo accademico, per affrontare uno dei temi più rilevanti per il futuro del sistema sanitario: la gestione dei pazienti caratterizzati da multimorbilità e politerapia.
Una popolazione sempre più numerosa che richiede monitoraggio costante, competenze multidisciplinari e livelli assistenziali superiori rispetto a quelli tradizionalmente garantiti nei reparti internistici. Nel corso dei lavori è emerso come circa il 25% dei pazienti ricoverati in Medicina Interna presenti condizioni cliniche che necessitano di cure intensive o semintensive. Una realtà che rende indispensabile il potenziamento delle aree dedicate alla Subintensiva, chiamate a colmare il divario tra i reparti ordinari e le Terapie Intensive.
Un modello replicabile
Proprio in questo contesto il modello organizzativo sviluppato a Lamezia Terme ha attirato l’attenzione della comunità scientifica nazionale. La struttura, infatti, dimostra come sia possibile garantire assistenza avanzata, sicurezza clinica e appropriatezza delle cure all’interno di un reparto internistico, contribuendo a ridurre complicanze e migliorare gli esiti dei ricoveri. L’indicazione dell’esperienza lametina come modello replicabile in altri contesti ospedalieri conferma il valore di un percorso costruito sulla competenza professionale, sull’innovazione organizzativa e sulla capacità di adattarsi alle nuove esigenze della medicina moderna. Un risultato che proietta il presidio “Giovanni Paolo II” tra le realtà più autorevoli del settore e rafforza il ruolo della sanità calabrese nei processi di rinnovamento dell’assistenza ospedaliera a livello nazionale.



