LUR Calabria: una modifica ormai necessaria

Appello all’ass. reg. on. Filippo Mancuso

Ritorno in questo scritto a rifare l’appello, all‘attuale assessore regionale on. Filippo Mancuso, a iniziare una stagione di nuova riforma urbanistica, non per avere un incarico per me, che alla mia età non potrei più portare avanti completamente, ma perché la Calabria ha bisogno di essere indirizzata verso una tipologia di sviluppo, dove si è visto che l’innesto pubblico è strategico.

La LUR è in stallo: norma superata e inefficace per lo sviluppo

A ventiquattro anni dalla sua approvazione, è opportuno interrogarsi sull’efficacia della Legge Urbanistica della Regione Calabria (LUR). Questo saggio ne ripercorre la genesi, analizza gli effetti prodotti sul territorio e li confronta con le esigenze odierne dei Comuni calabresi, giungendo alla conclusione che sia ormai indispensabile una profonda riforma della normativa regionale.

Per molti anni il mio giudizio sulla LUR è stato ampiamente positivo. I tre volumi che ho dedicato all’argomento hanno rappresentato, per oltre quindici anni, uno dei principali strumenti di studio e di approfondimento per amministratori, professionisti e tecnici calabresi.

Oggi, tuttavia, ritengo doveroso riconoscere che la legge presenta criticità ormai evidenti. L’evoluzione economica, sociale, ambientale e tecnologica intervenuta negli ultimi due decenni ha modificato radicalmente il contesto nel quale essa era stata concepita. Alcuni istituti normativi risultano ormai superati, altri hanno mostrato limiti applicativi che ne hanno ridotto l’efficacia, fino a rendere, in diversi casi, la normativa non solo inadeguata, ma persino controproducente.

La Calabria necessita quindi non di semplici ritocchi legislativi, bensì di una nuova stagione della pianificazione territoriale, capace di affrontare le sfide contemporanee con strumenti innovativi, procedure più snelle e una visione strategica orientata allo sviluppo sostenibile, alla rigenerazione urbana e alla competitività del territorio.

In definitiva, questo scritto, è un appello all‘attuale assessore regionale on. Filippo Mancuso a iniziare una stagione di nuova riforma urbanistica.

L’apprezzamento fu tale che anche Il Sole 24 Ore dedicò un articolo alla riforma, sottolineando come una Regione fino ad allora considerata la “cenerentola” dell’urbanistica italiana fosse riuscita a dotarsi di una legge moderna e avanzata.

Più che una difficoltà tecnica, si manifestò una forte resistenza culturale al cambiamento. In numerosi Comuni prevalse la volontà di mantenere consolidate modalità di gestione del territorio, rinviando l’attuazione della riforma e perpetuando pratiche urbanistiche ormai superate.

Diffusione del “bias” dello status quo

Dal punto di vista psicologico, ogni modifica dello stato attuale viene percepita come un rischio, mentre ciò che è conosciuto appare rassicurante, anche quando risulta meno efficiente. In Calabria questo fenomeno è stato particolarmente evidente. L’assetto urbanistico consolidato è stato considerato, da molti amministratori e operatori, un punto di equilibrio da preservare piuttosto che un sistema da innovare.

Per questo motivo, l’applicazione della LUR ha incontrato forti resistenze culturali e amministrative. È mancata una strategia capace di accompagnare il cambiamento, spiegandone i vantaggi e costruendo un consenso diffuso attorno ai nuovi strumenti di pianificazione.

Va tuttavia riconosciuto il ruolo svolto da alcune amministrazioni regionali che hanno cercato con determinazione di dare concreta attuazione alla riforma. In particolare meritano di essere ricordati l’assessore Michelangelo Tripodi e il direttore Salvatore Putortì, ai quali devo personalmente la leadership del gruppo incaricato della formazione del Quadro Territoriale di Coordinamento Provinciale (QTCP). Grazie al loro impegno fu possibile avviare il primo concreto processo di rinnovamento dell’urbanistica calabrese.

Negli anni successivi, però, le modifiche introdotte nella legge, in particolare con gli articoli 27-ter e 27-quater, hanno finito per consentire a numerosi Comuni di continuare ad operare attraverso gli strumenti urbanistici degli anni Novanta e dei primi anni Duemila, rinviando di fatto l’adozione dei nuovi Piani Strutturali Comunali.

Nel frattempo, il quadro economico e sociale è profondamente mutato. L’urbanistica non è più chiamata principalmente a governare l’espansione delle città, ma piuttosto a guidarne la rigenerazione, la resilienza ambientale e la capacità di competere in un contesto caratterizzato dalla transizione ecologica, dalla trasformazione digitale e dal progressivo declino demografico.

Naturalmente, nelle piccole comunità ogni gruppo sociale tende fisiologicamente a difendere i propri interessi economici e territoriali. Ciò non rappresenta, di per sé, un elemento negativo. La differenza sostanziale risiede nella trasparenza delle regole e nella legittimità dei processi decisionali.

Problemi nuovi da affrontare

Per la Calabria non si tratta soltanto di aggiornare una legge ormai datata, ma di dotare il territorio di uno strumento capace di governare le grandi trasformazioni economiche, sociali, ambientali e tecnologiche che stanno modificando il modo di vivere, lavorare e utilizzare le città.

L’urbanistica non può più limitarsi a disciplinare l’espansione edilizia, come avveniva nei decenni passati. Oggi essa deve diventare una leva strategica per la competitività territoriale, la qualità della vita, la resilienza climatica e la crescita economica.

Purtroppo, il tema non occupa ancora una posizione centrale nell’agenda politica regionale. Nonostante l’impegno dell’Istituto Nazionale di Urbanistica (INU) Calabria e di numerosi studiosi e professionisti, la riforma urbanistica continua a essere considerata una questione tecnica, mentre rappresenta una delle principali politiche di sviluppo economico e sociale della Regione.

Il compito del Piano Urbanistico non è più quello di individuare nuove aree edificabili, ma di guidare la trasformazione delle città esistenti, migliorandone la qualità urbana e creando le condizioni affinché i giovani possano scegliere di restare o di tornare a vivere e lavorare in Calabria.

 

Le nuove sfide della pianificazione

La nuova Legge Urbanistica dovrà confrontarsi con problematiche che vent’anni fa erano appena percepite o addirittura inesistenti.

Rigenerazione delle periferie e dei quartieri abusivi

La priorità non consiste nell’espandere ulteriormente i centri urbani, bensì nel recuperare le periferie e gli insediamenti degradati, migliorandone la qualità architettonica, ambientale e sociale. Rigenerare significa restituire identità ai quartieri, creare spazi pubblici, servizi, verde urbano, sicurezza e occasioni di socialità e persino molte occasioni artistiche, le quali, anche se non capite immediatamente, faranno capire la reale importanza del quartiere nella città.

Dissesto idrogeologico

Gli effetti dei cambiamenti climatici rendono sempre più urgente una gestione preventiva del rischio.Gli incendi boschivi, sempre più frequenti, sono seguiti da fenomeni franosi e alluvionali che mettono in pericolo persone, infrastrutture e attività economiche. Occorre accelerare l’approvazione degli studi geologici e idraulici comunali e integrare stabilmente la pianificazione urbanistica con quella della protezione civile e della tutela ambientale.

Cambiamenti climatici

Gli eventi meteorologici estremi dimostrano come il clima sia ormai uno dei principali fattori di trasformazione del territorio. La pianificazione dovrà prevedere città più resilienti, capaci di mitigare le isole di calore, aumentare la permeabilità dei suoli, proteggere le coste, gestire le acque meteoriche e rafforzare il patrimonio verde urbano.

Comunità Energetiche Rinnovabili (CER)

Le Comunità Energetiche Rinnovabili costituiscono una straordinaria opportunità di sviluppo. Esse consentono ai Comuni di diventare protagonisti della produzione e della condivisione dell’energia, rafforzando l’autonomia energetica dei territori e generando benefici economici, ambientali e sociali per cittadini e imprese. La futura LUR dovrebbe prevedere specifici strumenti urbanistici destinati a favorirne la diffusione.

Nuovi scenari della mobilità

La diffusione della guida autonoma, dell’intelligenza artificiale, della mobilità condivisa e del lavoro da remoto cambierà profondamente l’organizzazione delle città. Nel prossimo decennio numerosi parcheggi, distributori di carburante e infrastrutture dedicate esclusivamente all’automobile privata perderanno progressivamente la loro funzione. Questi spazi rappresenteranno una straordinaria occasione di rigenerazione urbana e potranno essere trasformati in parchi, piazze, servizi pubblici, percorsi ciclopedonali e attrezzature collettive.

La città del futuro non dovrà consumare nuovo suolo, ma recuperare quello già urbanizzato.

Fusioni dei Comuni

La Calabria continua a presentare una delle più elevate frammentazioni amministrative d’Italia. Molti piccoli Comuni faticano a garantire servizi efficienti e personale tecnico qualificato. Una nuova politica regionale dovrebbe incentivare concretamente le fusioni e le gestioni associate, premiando gli enti che scelgono di condividere strutture amministrative, servizi tecnici e strumenti di pianificazione. Una maggiore dimensione amministrativa consentirebbe di migliorare la qualità della progettazione, ridurre i costi di gestione e rafforzare la capacità di attrarre finanziamenti nazionali ed europei.

Come modificare la LUR reg Calabria

Pertanto, per divenire più attrattive qualitativamente, le città dovranno essere capaci di riprogettare e riqualificare gli spazi esistenti residenziali e di lavoro e, la pianificazione urbana, non può farsi trovare impreparata, soprattutto alla nuova domanda di “esperienze” (vedi arch. Carta 2022).

Come trasformare le città

Si sta sviluppando un dibattito su come trasformare le città che si può semplificare alla discussione su tre direttrici:

1. DENSITÀ, alleggerendo i centri urbani dalla Popolazione  e dall’Overturism, fornendo nuove infrastrutture e non costruendo i vuoti urbani, ma lasciandoli per i servizi e per eventuali Overturism;

2. MOBILITÀ, l’uso delle automobili si ridurrà a favore della mobilità pubblica per la presenza di guida autonoma (vedi Milano proprio in questi giorni) e telepresenza, queste saranno un cambio di paradigma epocale, poiché renderanno il lavoro meno soggetto a L’effetto sarà che dagli oltre 40 milioni di auto circolanti, si scenderebbe a circa 8 milioni. Quindi, dalle città sparirebbe il traffico attuale, i parcheggi pubblici non servirebbero più poiché le auto sarebbero sempre in movimento per tornare al parcheggio aziendale. Anche l’inquinamento atmosferico si ridurrebbe con benefici sulla salute dei cittadini. Dalla telepresenza ne trarrebbe un beneficio il territorio rurale, a patto che i collegamenti tecnologici siano presenti ed efficienti.

3. MIX ABITATIVO, il concetto di polispazio, cioè il pensare che gli edifici residenziali possano anche essere usati come ufficio o altro contemporaneamente.

Città come Babele politica, vincere la quattro sfide

Governare oggi la nostra società è difficile, poiché ai più sembra una babele politica. Nella realtà la società del nuovo millennio risulta complessa perché mette insieme tecnologia innovativa, comunicazione multipla e cittadini con delle spiccate individualità e livelli culturali alti. Ciò porta a dover vincere quattro sfide della nostra contemporaneità:

Sicurezza urbana e piramide di comando, Eliminare la cultura imperante mafiosa che, con la piramide di comando, condiziona le forme economiche e gli usi dello spazio pubblico. Eliminare il rinvio, specie in Calabria, dei piani urbanistici degli anni 90 della L.r.19/02, quando il potere mafioso era molto più pervasivo.

Cambiamento climatico e patrimonio green, eliminazione dei rischi idro-geologici di ogni singolo fazzoletto di territorio e controllo dei beni ambientali e culturali. Sull’ambiente, fra il pensiero indifferente e quello apocalittico scegliere il secondo, poiché se sbagliano andremo alla catastrofe.

Lavoro e immigrazione, senza perdere la nostra identità culturale occorre uno shock economico di rinnovamento strutturale per una crescita economica, dove anche gli immigrati devono dare il loro contributo specie per non far morire i piccoli Paesi del SUD.

Questione etica e morale, la questione è riposta nella domanda se l’uomo politico possa comportarsi in modo difforme dalla comune morale (l’etica), ovvero se la politica possa avere un diverso codice di regole dalla condotta morale della società amministrata.

 

Cosa fare: principalmente UFFICI del PIANO consortili

Che gli uffici tecnici comunali siano all’altezza dei nuovi compiti, come quelli del Nord e pertanto occorrono:

Accanto alla nuova filiera del controllo dell’abusivismo, da togliere ai Comuni, servono piani urbanistici e progetti più flessibili che possano cambiare l’approccio con il territorio e senza stravolgere la sua naturalità, ma anzi assecondandola.

Affrontare l’uso dell’AI nella gestione territoriale con consapevolezza e controllo, ma utilizzarla secondo una logica di creazione del valore e non digestione del rischio.

Il modello di Rigenerazione Urbana non può essere l’attuale (remake), ovvero lastricare di belle mattonelle le strade e le piazze, ma ridare una funzione ad ogni quartiere, attraverso la città dell’esperienza costruita attorno ai catalizzatori che producono centralità, competitività e attrattività dei quartieri, attraverso una riqualificazione fisica e di servizi, del welfare urbano e Housing sociale (Case Sociali).

Assecondare l’intervento dei privati, non per costruire solo residenze, ma opere per lo sviluppo.

Per far ciò occorro nel SUD uffici del Piano consortili che possano elaborare piani strategici da attuare con i Piani urbanistici, magari coordinati dallo stesso dipartimento urbanistico regionale.

Infatti questa mia prima proposta non richiede nessuna modifica alla LUR, ma solo un finanziamento regionale, per cui l’appello all’assessore regionale Filippo Mancuso, per diffondere gli Uffici del Piano in tutti i Comuni Calabresi (vedi i Comuni del Nord), nella forma consortile di 5-6 Amministrazioni che possano condividere un ufficio di creazione di Piani Urbanistici sia generali che di dettaglio. Quest’ultimi per guidare la rigenerazione dei quartieri.

Tali piani e uffici costerebbero ai Comuni una spesa da loro non sopportabile, mentre la direzione regionale potrebbe realizzarli con notevole vantaggio dei cittadini.

Gli Uffici consortili dei Piani dovrebbero occuparsi principalmente dei seguenti elementi:

Far approvare dall’ex Genio Civile (ex art. 13) gli studi realizzati per il PSC;

Velocizzare tutta la pianificazione già in atto presso i singoli Comuni;

Affrontare le nuove condizioni pel cambiamento climatico e prevedere come debba cambiare la singola città;

Affrontare il tema applicativo dei principi 3-30-300 e dei 15 min;

Diffondere la Partecipazione cittadina alle decisioni territoriali in funzione anti criminalità (quando le decisioni sono maturate nella cittadinanza non sono attaccabili dalla criminalità mafiose);

Piani di dettaglio

Molti progetti territoriali per innescare realmente lo sviluppo di una comunità richiedono piani di dettaglio che i Comuni da soli non riuscirebbero mai a fare per costi troppo alti.

In effetti, questi piani anche di dettaglio sono adatti proprio a organizzare ciò che le città hanno oggi di più bisogno, ovvero l’applicazione dei principi La città verso la società dell’esperienza.

Visto che il concetto degli standard (18 mq per abitante) è obsoleto e non funziona più, la cultura ambientale e urbanistica sta andando verso il concetto dello “spazio-tempo”, iniziando dal concetto della “città dei 15 minuti e continuando con la regola “Cecil” 3-30-300 :

– 3 alberi visibili da ogni abitazione,

– 30% di copertura arborea in ogni quartiere,

uno spazio verde a non più di 300 metri da casa,

 

Ed ancora occorre organizzare

le cosiddette “città spugna” per rispondere al dissesto idro-geologico,

– Piano del verde e ciclovie

– La spinta vera verso edifici nzeb

Tutto ciò organizzato con uno sguardo privilegiato verso la Sicurezza urbana, la Citta al femminile, i Catalizzatori economici cittadini, L’AI e le sue probabili discriminazioni, l’Overturism, e per finire al rapporto dell’arte con l’edilizia e l’urbanistica

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