Il mare è una risorsa ambientale, ma anche il motore di un’economia che coinvolge turismo, ristorazione e stabilimenti balneari. Per questo i miglioramenti registrati nell’ultima stagione estiva rappresentano un segnale positivo, non un traguardo sul quale fermarsi. È il messaggio emerso dall’incontro promosso domenica 24 ottobre, al Palazzo della Cultura di Pizzo, dall’associazione “Difendiamo il mare”, che riunisce operatori turistici e attività economiche del litorale compreso tra Pizzo e Lamezia Terme.
Due anni di lavoro sul territorio
A due anni dalla nascita dell’associazione, il presidente Emanuele Stillitani ha illustrato le attività svolte e i risultati raggiunti, rivendicando un lavoro portato avanti con determinazione e senza clamore. Particolare rilievo è stato attribuito al confronto con l’assessorato regionale all’Ambiente, guidato da Antonio Montuoro, per la disponibilità dimostrata nell’ascoltare le istanze del gruppo e valutare le proposte tecniche avanzate. Le condizioni del mare registrate durante l’estate, considerate migliori rispetto agli anni precedenti, costituiscono un elemento incoraggiante. Ma per Stillitani è necessario che gli enti competenti proseguano nell’azione di tutela, affinché i risultati non rimangano circoscritti a una singola stagione. La qualità delle acque e la salvaguardia dell’ambiente costiero incidono direttamente sulla tenuta economica dell’intero comprensorio.
L’associazione ha quindi confermato la volontà di proseguire nell’attività di sensibilizzazione e nel confronto con le istituzioni, puntando a trasformare i progressi registrati in risultati stabili e definitivi.
Norme e cause del fenomeno
Nel corso dell’incontro, l’avvocato Carlo Bruni ha richiamato il quadro normativo europeo, recepito dalla legislazione italiana e regionale, che tutela l’ambiente e riconosce ai cittadini il diritto di usufruire di un mare salubre. L’ingegnere Maurizio Fiumara ha invece approfondito gli aspetti tecnici, soffermandosi sull’eutrofizzazione, fenomeno che interessa l’area in questione e che può compromettere l’equilibrio degli ecosistemi marini. Un contributo utile a riportare il dibattito sulle cause del problema e sulla necessità di affrontarlo attraverso interventi adeguati, competenze tecniche e una strategia condivisa.
La portavoce dell’associazione, Anna Rosa, ha ribadito l’impegno portato avanti dal gruppo, ponendo l’accento su un principio che non può essere relegato alle sole rivendicazioni degli operatori economici: il diritto dei cittadini a godere pienamente di una risorsa naturale essenziale come il mare.
Pititto: servono investimenti in tutta l’area
A chiudere i lavori è stato il sindaco di Pizzo, Sergio Pititto, che ha confermato l’impegno dell’amministrazione comunale nella salvaguardia del mare e del territorio, indicando però una criticità che richiede una risposta più ampia del singolo Comune. Una parte dell’area dell’Angitola, ha evidenziato il primo cittadino, non è ancora collegata alla rete di collettamento. Una situazione che impone di affrontare il problema della depurazione in una prospettiva comprensoriale, coinvolgendo tutte le comunità interessate.
Pititto ha richiamato anche la necessità di investire nel potenziamento degli impianti, a partire dal raddoppio del depuratore di riferimento, sottolineando che gli interventi non possono gravare esclusivamente su una sola amministrazione. Anche gli altri Comuni dell’area devono fare la propria parte, programmando risorse e opere per superare le criticità ancora presenti.
Necessario un patto territoriale tra comuni
Da qui la proposta di un patto territoriale tra i sindaci dell’Angitola, già oggetto di confronto, per richiedere finanziamenti destinati agli interventi necessari. L’obiettivo è fare massa critica, presentare esigenze comuni e ottenere risorse da investire direttamente sul territorio. La questione, dunque, va oltre il miglioramento delle acque registrato nell’ultima estate. La sfida è consolidare quei risultati attraverso reti efficienti, impianti adeguati e una collaborazione concreta tra enti locali. Perché la tutela del mare non può dipendere soltanto dalle condizioni favorevoli di una stagione: richiede programmazione, investimenti e responsabilità condivise.



