Meridionale Petroli, crolla l’ultimo muro: Comune e Autorità portuale scaricano il turismo e blindano i depositi

Il nuovo piano spiaggia approvato dalla Conferenza dei servizi cancella vent’anni di pianificazione turistica su via Vespucci e spegne quasi definitivamente la prospettiva della delocalizzazione dei depositi costieri

Il colpo finale è arrivato in silenzio. Senza conferenze stampa, senza spiegazioni alla città, senza che nessuno nell’amministrazione trovasse il coraggio di raccontare fino in fondo cosa stesse accadendo. Il piano spiaggia 2026, licenziato all’unanimità dalla conferenza dei servizi (chiusa in silenzio due settimane fa) ha demolito l’ultimo baluardo che teneva ancora in piedi la possibilità di delocalizzare Meridionale Petroli. È questo il dato politico e amministrativo enorme che oggi cambia tutto.

Perché con quel parere favorevole unanime – ribadisco “unanime” – l’Autorità di Sistema portuale ha ottenuto ciò che inseguiva da tempo: costruire attorno ai depositi costieri – ovvero Meridionale Petroli – una vera e propria fascia di sicurezza: fuori i disturbatori;  fuori i vacanzieri;  fuori i cittadini che piantavano ombrelloni sul litorale di via Vespucci. Ma, soprattutto, fuori i giovani della  movida;  fuori stabilimenti balneari, ristoranti e attività turistiche. Dentro, invece, restano loro. Le cisterne, i carburanti, i depositi costieri che dominano il porto e il mare di Vibo Marina da oltre settant’anni e che, a questo punto, rischiano di restarci per chissà quanto altro tempo ancora.

La delocalizzazione sotterrata dalle carte

La verità è brutale: il nuovo piano spiaggia seppellisce la delocalizzazione. Per anni si è parlato di incompatibilità urbanistica, di sviluppo turistico, di rilancio della nautica, di waterfront, di porto aperto alla città. Ora tutto viene cancellato perché se quell’area non viene più considerata a vocazione turistica e balneare, allora cade automaticamente anche il principio che rendeva incompatibile la presenza di Meridionale Petroli nel cuore urbano di Vibo Marina. Ed è esattamente qui che si capisce cosa è successo davvero. L’Autorità portuale ha alzato un muro invalicabile e ha detto chiaramente: questa zona è nostra, serve agli oli combustibili e ai carburanti. Punto! In buona sostanza, il   turismo può accomodarsi altrove.

Venti anni cancellati con un timbro

La conferenza dei servizi ha fatto venti passi indietro rispetto al piano spiaggia del 2005 ed a quello del 2014. Quegli strumenti urbanistici avevano aperto il lungomare Vespucci alle attività balneari, agli investimenti turistici, agli stabilimenti, alle concessioni. Oggi tutto ribaltato, la linea che vince dentro l’Autorità portuale è quella dei vecchi burocrati cresciuti con la puzza del carburante sotto il naso. Quelli convinti che sviluppo significhi ancora cisterne, petroliere e aree interdette. Una visione vecchia, pesante, che tratta Vibo Marina come una dependance industriale di Gioia Tauro. Neanche quando a vigilare su Vibo Marina era la Capitaneria di porto si era arrivati a tanto. Finiscono nella spazzatura persino i sogni di quanti vedevano nell’istituzione dell’Autorità portuale il nuovo propulsare per lo sviluppo degli scali portuali. E la delusione è ancora più forte perché alla guida c’è un manager di tutto rispetto come Paolo Piacenza che dall’esperienza di Genova più di ogni altro avrebbe dovuto portare nel suo bagaglio la grande spinta che il turismo ha offerto a quello scalo internazionale. Invece nulla, a Vibo Marina il gigante dei carburanti continuerà a vivere indisturbato con i piedi ben piantati nel mare dei vibonesi.

Il sindaco rischia la figura del fantoccio

Il sindaco Enzo Romeo aveva costruito la sua campagna elettorale sulla svolta turistica: delocalizzazione dei depositi, rilancio del porto, sviluppo del waterfront. A novembre scorso l’intero Consiglio comunale gli aveva dato mandato di andare dritto verso la delocalizzazione di Meridionale Petroli. Poi però arrivano gli atti amministrativi veri. E raccontano il contrario. La conferenza dei servizi sul piano spiaggia era sotto il controllo dell’assessorato all’Urbanistica guidato da Loredana Pileggi. Eppure tutto passa all’unanimità. Nessuno si oppone,  nessuno fa saltare il tavolo,  nessuno blocca un atto che affossa definitivamente il progetto politico raccontato ai cittadini.

E allora il rischio è enorme: che il sindaco appaia come un fantoccio raggirato da marpioni che si muovono tra Autorità portuale e Meridionale Petroli; mentre assessori e consiglieri comunali vengono percepiti come tanti scolaretti al primo giorno di scuola. Senza parlare dei politici vibonesi sempre più sconnessi dalla realtà.  Ma è scaduto anche il tempo dell’ironia.  Perché se andrà avanti anche il piano di sicurezza la spiaggia del litorale Vespucci potrebbe essere chiusa davvero.

Via Vespucci verso la chiusura

Sul tavolo della Prefettura c’è infatti anche il piano di sicurezza esterna di Meridionale Petroli. E tra le ipotesi concrete al vaglio c’è proprio la chiusura di via Vespucci. Una strada pubblica che potrebbe essere interdetta per garantire la sicurezza dell’impianto. Una follia, perché in questo caso non sarà più Meridionale Petroli ad andarsene, ma i cittadini. Non verranno delocalizzati i depositi. Verranno delocalizzati gli ombrelloni, i ristoranti, le attività turistiche, la movida. La fine perfetta della narrazione sulla Vibo Marina turistica.

La vittoria totale dell’Autorità portuale

L’Autorità portuale incassa una vittoria schiacciante. Con il nuovo piano spiaggia ottiene un’area cuscinetto attorno ai depositi costieri. Un’area liberata dalle presenze considerate incompatibili con gli impianti petroliferi. Ed è qui che cade definitivamente anche l’ultima speranza nata con il rinnovo temporaneo di quattro anni della concessione a Meridionale Petroli. Si parlava di tavoli istituzionali, protocolli d’intesa, incontri con Regione e Ministero delle Infrastrutture per tracciare la strada della delocalizzazione. Ma mentre la politica parlava, gli atti amministrativi scavavano la fossa. Meridionale Petroli, forte dei pareri favorevoli ottenuti – compreso quello del Comune – quei tavoli neppure li ha considerati. E oggi il piano spiaggia 2026 chiude il cerchio.

Il futuro cancellato

La cosa più drammatica è che Vibo Marina continua a perdere le sue occasioni migliori. Da una parte il quartiere Pennello abbandonato al degrado. Dall’altra, invece, basterebbe immaginare per un attimo Vibo Marina senza le cisterne di Meridionale Petroli e con l’area ex Basalti e Bitumi finalmente bonificata per capire quanto enorme sia il danno che questo territorio continua a subire. Oltre 40 mila metri quadrati affacciati sul mare potrebbero trasformarsi nel cuore dello sviluppo turistico della città: alberghi di lusso, strutture ricettive, ristorazione,  spazi pubblici, passeggiate, servizi, lavoro vero. Invece oggi quel fronte di mare resta prigioniero di ferraglia, veleni, degrado, carburanti e pericoli. Il rilancio del porto rischia di diventare soltanto una bestemmia politica. Perché i fatti raccontano altro, raccontano che a Vibo Marina il vecchio continua a vincere. E continua a puzzare di carburante.

E allora la domanda ormai è inevitabile: chi dovrà difendere davvero Vibo Marina? Il tempo delle mediazioni infinite, dei tavoli inconcludenti (che si convocano e si rinviano) e delle parole buone è finito e non da oggi. La difesa del territorio, dei cittadini, del mare, delle attività economiche, dei giovani che scappano e del futuro di questa comunità non può più accettare compromessi al ribasso. E un sindaco che non riesce a fermare decisioni che cancellano vent’anni di prospettive turistiche rischia di passare alla storia non come l’uomo della svolta, ma come quello sotto il cui mandato Vibo Marina ha definitivamente abbassato la testa.

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