Centinaia di persone hanno attraversato ieri sera le strade di Mileto in silenzio, con le fiaccole accese e la preghiera come unico filo conduttore. Una partecipazione significativa, composta in larga parte dal popolo di Mileto, per ricordare Izidor, Petra ed Ema, la famiglia slovena rimasta gravemente ustionata nell’esplosione avvenuta la sera del 25 agosto all’interno del B&B Villa Mary e morta nei giorni successivi.
Una tragedia consumatasi in tre momenti diversi e in tre centri specializzati per grandi ustionati. Prima Izidor, poi la moglie Petra e infine la piccola Ema. Palermo, Catania e Bari sono state le tappe del disperato tentativo di salvare le loro vite. Tre morti che hanno trasformato una vicenda inizialmente seguita come una drammatica esplosione in una tragedia familiare che ha profondamente segnato Mileto. Ieri sera la comunità ha scelto di fermarsi ancora una volta, rinunciando a qualsiasi forma di celebrazione spettacolare. Nessuna musica, nessun evento, nessuna ricerca di visibilità: soltanto una lunga processione silenziosa partita dalla chiesa della Badia e arrivata fino alla Cattedrale.
Dalla Badia alla Cattedrale, un lungo corteo nel silenzio
Le persone si sono ritrovate alla Badia, dove c’era anche il sindaco Salvatore Fortunato Giordano, e da lì hanno percorso il tratto che conduce alla Cattedrale. In mano le fiaccole, davanti agli occhi il ricordo di una famiglia arrivata dalla Slovenia per trascorrere alcuni giorni in Calabria e che dalla Calabria non è più tornata. Un corteo numeroso, ordinato, senza clamore. Una presenza popolare che ha dato la misura di quanto la vicenda abbia colpito la comunità. A guidare il momento di preghiera è stato don Piero Furci, vicario del vescovo, che ha accompagnato la comunità nelle riflessioni iniziali e conclusive.
Il vescovo non ha potuto partecipare personalmente per un precedente impegno. La presenza del vicario ha comunque rappresentato la vicinanza della Diocesi a una comunità che nelle ultime settimane è stata attraversata da più vicende dolorose.
Ritrovarsi nel silenzio e nella preghiera
Nel suo intervento, monsignor Furci ha richiamato soprattutto alla necessità di raccogliersi nel silenzio e nella preghiera. Un messaggio semplice, senza parole solenni, rivolto a una comunità che si trova ancora a fare i conti con una serie di lutti e vicende drammatiche. Il richiamo è stato anche a non lasciare che il dolore si trasformi in confusione, ma a ritrovare nella preghiera uno spazio comune nel quale condividere quanto accaduto. Una riflessione che ha inevitabilmente richiamato anche altre recenti tragedie che hanno coinvolto la comunità miletese. Al termine del corteo, davanti alla Cattedrale, la preghiera ha chiuso una serata nella quale la scelta del silenzio è stata più forte di qualsiasi discorso.
La raccolta fondi attraverso la Caritas
Accanto alla preghiera, intanto, si muove anche la solidarietà concreta. È stata avviata una raccolta fondi attraverso la Caritas, pensata per sostenere le necessità legate alla famiglia slovena e, in particolare, per contribuire alle spese e alle esigenze connesse al rientro delle salme e alle altre necessità che dovessero emergere. È l’altro volto della risposta di Mileto alla tragedia: non soltanto il cordoglio, ma anche un aiuto concreto alla famiglia e alla comunità slovena.
La fiaccolata di ieri sera ha così segnato un altro passaggio di una vicenda che ha lasciato una ferita profonda. Centinaia di persone hanno scelto di attraversare Mileto senza slogan e senza parole d’ordine, accompagnando con una fiammella Izidor, Petra ed Ema, tre vittime di una tragedia che continua a interrogare la comunità e sulla quale restano da accertare cause e responsabilità.




