Musei civici di Pizzo, Puglisi: le dimissioni di Preta sono state una sorpresa. Ora valuteremo lo scorrimento della graduatoria

L’assessore ai Beni culturali ricostruisce la vicenda della direttrice Mariangela Preta: ha lavorato in autonomia, l’amministrazione non ha esercitato ingerenze. Avevamo anche provato a convincerla a restare

Le dimissioni di Mariangela Preta dalla direzione dei Musei civici di Pizzo hanno aperto un confronto sul futuro della rete museale e sul rapporto tra la direttrice uscente e l’amministrazione comunale. A fare chiarezza è l’assessore ai Beni culturali Gioacchino Puglisi, che ricostruisce in una intervista a NoiDiCalabria la genesi dell’incarico, il lavoro svolto nell’ultimo anno e soprattutto le ragioni di una decisione che, per il Comune, è arrivata senza preavviso.

Assessore Puglisi, partiamo dalla rete dei Musei civici di Pizzo. Qual è oggi la sua composizione?

«La rete comprende il Castello Aragonese e la Chiesetta di Piedigrotta. A questi abbiamo aggiunto il Palazzo della Cultura, che si presta anche ad accogliere mostre e attività della Pinacoteca e il Museo del Mare che si trova alla Marina; mentre la Pinacoteca è ospitata nel vecchio Municipio. Questa è sostanzialmente la rete dei Musei civici di Pizzo».

Quando è nata l’esigenza di nominare un direttore?

«Subito dopo l’istituzione dei Musei civici e la creazione della rete. Parliamo di circa due anni fa. Successivamente c’è stata l’internalizzazione dei servizi museali, perché fino al 2024 i musei erano gestiti attraverso una cooperativa. Terminata quella esperienza, il Comune ha ripreso direttamente la gestione, attraverso i propri dipendenti. Da lì è nata anche l’esigenza di dotarsi di un regolamento dei Musei civici e di individuare una figura che potesse gestire e coordinare le attività».

La direttrice Preta è stata quindi individuata attraverso una selezione pubblica?

«Esatto. Il direttore avrebbe potuto essere scelto anche attraverso un decreto sindacale, quindi con una nomina diretta del sindaco, come avviene in altri Comuni. Noi, invece, abbiamo scelto una selezione pubblica. È stato pubblicato un avviso e hanno partecipato, se non ricordo male, undici professionisti. Successivamente si è svolta la prova con il colloquio ed è stata formata una graduatoria sulla base dei punteggi previsti dall’avviso. La prima classificata è stata la dottoressa Preta, alla quale è stato poi conferito l’incarico attraverso decreto sindacale».

La dottoressa Preta ha parlato di una decisione maturata dopo un’attenta riflessione. Voi eravate stati informati della sua volontà di dimettersi?

«No, assolutamente no. Per noi è stata una sorpresa. Non ce lo aspettavamo».

Nella sua lettera di dimissioni Preta rivendica il valore del lavoro svolto e parla di un percorso orientato alla valorizzazione del patrimonio culturale di Pizzo. Il Comune come giudica questo lavoro?

«Il lavoro è stato positivo. In questo anno è stato avviato un percorso di valorizzazione dei musei anche attraverso la partecipazione a fiere e manifestazioni, come la Borsa del turismo di Paestum. Ci sono stati allestimenti museali, nuovi dépliant e una nuova iconografia. C’è stato anche un lavoro importante per la firma della convenzione relativa agli interventi nella Chiesetta di Piedigrotta, per un finanziamento di un milione e 800 mila euro destinato alla riqualificazione».

Quanto è stato importante il suo intervento su questo finanziamento?

«La convenzione con la Soprintendenza tardava a essere firmata. Siamo andati a Reggio Calabria, abbiamo incontrato la Soprintendenza e sollecitato l’iter. Senza quella firma non sarebbe stato possibile avviare il percorso per l’inizio dei lavori. Anche sotto questo aspetto, quindi, il suo operato è stato importante».

Preta sostiene di avere avuto autonomia professionale. È realmente stato così? Ci sono state ingerenze dell’amministrazione?

«Autonomia ovviamente sì. L’indirizzo politico c’è sempre stato, ma è normale e previsto. Un direttore lavora anche sulla base degli obiettivi che l’amministrazione in carica si prefigge. Da questo punto di vista, però, ha avuto la sua autonomia».

Quindi non ci sono state interferenze dell’amministrazione nella gestione dei musei?

«No. L’amministrazione ha dato i propri indirizzi, ma il lavoro della direttrice si è svolto nella sua autonomia professionale».

Secondo lei, allora, cosa può aver determinato la decisione di lasciare Pizzo?

«Io la vedo così: la dottoressa Preta ricopre diversi incarichi, sia in ambito museale sia professionale. Probabilmente gestire e coordinare le attività dei Musei di Pizzo non era facile insieme agli altri incarichi, tra cui quelli di Soriano e, più recentemente, del Museo diocesano di Nicotera. Secondo me non era semplice conciliare tutto. Ha fatto una sua scelta e probabilmente ha preferito lasciare Pizzo piuttosto che rinunciare a un altro incarico».

Nei giorni scorsi Preta aveva denunciato pubblicamente di essere stata multata mentre svolgeva le sue funzioni, dopo avere parcheggiato sulle strisce blu oltre il tempo consentito. Può essere stata quella la goccia che ha fatto traboccare il vaso?

«Probabilmente potrebbe anche essere, ma questo dovrebbe dircelo lei. Per quanto riguarda la multa, però, credo che la situazione sia abbastanza chiara: aveva parcheggiato su uno stallo a tempo e aveva superato l’orario. Non se n’era accorta, è stata multata e lei stessa ha riconosciuto di avere sbagliato e ha pagato la sanzione. Il vigile, d’altra parte, non può conoscere la macchina della direttrice».

E per quanto riguarda il permesso di parcheggio che doveva essere rinnovato?

«Quelli sono atti d’ufficio e non so cosa sia successo all’interno. Considerato però che la direttrice svolgeva le sue funzioni all’interno del Castello, che si trova in piazza della Repubblica, probabilmente un permesso poteva anche essere concesso dal Comando dei vigili. Ma, ripeto, per il resto sono questioni amministrative che devono essere gestite dagli uffici competenti».

Quanto percepiva la direttrice per il suo incarico?

«Mi sembra che l’indennità fosse intorno agli 800 euro lordi, ma non ricordo con esattezza».

Il Comune ha già preso atto delle dimissioni oppure proverete a convincerla a restare?

«Abbiamo preso atto delle dimissioni. Io e il sindaco avevamo invitato la dottoressa a restare, respingendo sostanzialmente le sue dimissioni, ma non abbiamo avuto un esito positivo. Abbiamo preso atto delle sue ragioni e della sua decisione».

Adesso procederete alla nomina di un nuovo direttore?

«Sì».

Attraverso un nuovo bando oppure pensando allo scorrimento della graduatoria precedente?

«Stiamo verificando se, dal punto di vista burocratico, sia possibile procedere allo scorrimento della graduatoria precedente. Se sarà possibile, utilizzeremo quella. Altrimenti si procederà con una nuova selezione».

L’assenza, almeno temporanea, di un direttore può creare problemi alla gestione dei Musei civici?

«No, non ci sono particolari problemi. La macchina museale può andare avanti».

La vicenda, dunque, si chiude per ora con la presa d’atto delle dimissioni e con un passaggio amministrativo ancora da definire. Il Comune dovrà stabilire se affidarsi alla graduatoria già formata o ripartire con una nuova selezione. Sullo sfondo resta il tema della gestione della rete museale e della sua valorizzazione, proprio mentre l’amministrazione rivendica il lavoro avviato nell’ultimo anno e la necessità di dare continuità a un progetto che coinvolge alcuni dei principali luoghi della cultura di Pizzo.

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