Parchi marini, Vibo dà la sede ma la Regione accende i riflettori sulla Locride: e i vibonesi stanno a guardare

Il “capitano” dei Parchi è vibonese, il direttore generale del Turismo è vibonese, la sede operativa dell’Ente è a Bivona: eppure, la grande vetrina regionale approda altrove

C’è qualcosa di profondamente stonato nella storia dei Parchi Marini regionali. E non è la scelta di portare “Luce sui Parchi” nella Locride, che può essere assolutamente legittima e persino condivisibile. È il fatto che Vibo Valentia sembri non riuscire a sfruttare neppure le condizioni più favorevoli per smettere di essere periferia.

Facciamo l’elenco, senza bisogno di aggiungere molto altro. Il cosiddetto “capitano” dei Parchi, al timone della sua barca (Mavisu) che ieri pomeriggio è approdata metaforicamente a Itaca, cioè all’Isola di Dino, è un vibonese: Raffaele Greco, direttore generale dell’Ente Parchi Marini Regionali della Calabria. Il direttore  del Dipartimento regionale Turismo è vibonese. La sede operativa dell’Ente Parchi Marini è a Vibo Valentia, nella storica Tonnara di Bivona. E non andiamo oltre.

E allora viene spontaneo chiedersi, ammesso che l’identità territoriale possa avere un valore: se con tutti questi incroci Vibo, e non è una questione di campanile, non riesce nemmeno a salire sul palcoscenico, di chi è la colpa?

Vibo mette la casa, altri fanno festa

La Tonnara di Bivona è stata messa a disposizione dell’Ente Parchi Marini come sede operativa. Una struttura pubblica del territorio che diventa casa dell’ente, mentre la sede legale resta alla Cittadella regionale. Una scelta che era stata presentata come un’opportunità per essere finalmente presenti sul territorio, lavorare sulla tutela del mare, sulla sostenibilità e sulla valorizzazione del patrimonio. Ma oggi il conto politico di quella scelta sembra assumere un’altra prospettiva: Vibo mette la casa, mentre la grande festa si fa altrove.

E non si tratta di pretendere che ogni manifestazione debba svolgersi a Vibo. Sarebbe una lettura miope. Si tratta di chiedere perché un territorio che dispone di un patrimonio straordinario e che ospita fisicamente una delle articolazioni dell’Ente non riesca a costruire una proposta altrettanto forte.

Hipponion resta fuori dalla vetrina

La Locride ha mostrato Locri Epizefiri, Kaulonìa, il teatro di Portigliola, la Villa Romana di Casignana. Ha costruito un racconto territoriale e lo ha accompagnato con spettacoli, personaggi, comunicazione e attenzione istituzionale. Ovviamente soldi, feste, e brindisi, presentati e percepiti come schiaffi in faccia ai poveri calabresi per l’arroganza e la spocchia dei protagonisti.

Vibo, invece, continua a convivere con Hipponion dimenticata, siti archeologici che non diventano attrattori turistici, aree lasciate al degrado, cancelli chiusi e rovi che germogliano ovunque. Una fotografia che dovrebbe indurre chi amministra a trarne le dovute conseguenze. E forse è arrivato il momento di smetterla di dare sempre la colpa agli altri. Perché se la Regione porta la propria macchina promozionale nella Locride, qualcuno a Vibo Valentia dovrebbe domandarsi perché non sia mai riuscito a convincerla a fermarsi. Con altrettanta onestà dobbiamo ammettere che qui il degrado e l’abbandono regnano sovrani e rappresentano sicuramente un alibi piuttosto forte. Anche se non bisogna mai dimenticare le parole del presidente Occhiuto quando in chiusura di campagna elettorale a Vibo disse senza mezzi termini: se votate Cosentino (Roberto ndr.) “avrete una Regione amica”. I vibonesi, invece, diedero credito al candidato a sindaco della sinistra (Enzo Romeo) ed hanno perso su tutti i fronti. Qualcuno si chiederà: ma allora che cosa volete? La colpa è solo dei vibonesi!

La colonia e i suoi rappresentanti

Il paradosso è tutto qui: una città che sembra continuare a comportarsi da colonia, anche quando ha uomini e strutture nelle stanze dove si prendono le decisioni. Non basta “avere” un vibonese al vertice dell’Ente. Non basta “avere” un vibonese alla guida tecnica del Dipartimento Turismo. Non basta ospitare a Bivona una sede operativa dei Parchi. Serve una politica locale capace di chiedere, proporre e pretendere. Serve alzare la voce, serve il coraggio delle scelte. Le vicenda legata ai depositi costieri ha detto tutto sulle capacità dell’amministrazione che governa Palazzo Luigi Razza e sulla volontà della Regione di affrontare e risolvere una questione annosa e di vitale importanza per lo sviluppo turistico di questo territorio. Importa poco, anzi è importante che Vibo Marina rimanga “un’area di pozzi di carburante” come scrive qualche acuto osservatore. 

Qui sagre, là archeologia e grandi nomi

E mentre la Locride costruisce eventi intorno alla propria storia, Vibo sembra ancora affidarsi troppo spesso alla politica delle sagre, degli spettacolini e delle piccole iniziative stagionali dove tutto si mischia con birre e pizze. Un territorio che possiede Hipponion non può pensare di competere turisticamente soltanto organizzando qualche serata in piazza. Suona come un’offesa alla storia se le notti d’estate sul litorale vibonese sono solo queste.

Il vero schiaffo è politico

Ed è questo il punto che dovrebbe fare arrabbiare i vibonesi. Non che Locri abbia avuto Alessandro Siani, Loredana Bertè o Carmen Consoli. Non che la Regione abbia scelto la Locride. Il vero schiaffo è che Vibo avesse tutte le condizioni per pretendere attenzione e non l’abbia fatto. Una storia millenaria sotto i piedi, eppure la barca parte, naviga lungo la Calabria e approda altrove. Forse Itaca, per Vibo, non è l’Isola di Dino ma la capacità di capire finalmente che il problema non è sempre chi ci dimentica ma soprattutto chi rappresenta questo territorio.

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