Piazza Municipio, fontanelle ferme e impianto fuori uso: il caso riapre il dossier sui 160 milioni di opere pubbliche

Un problema nel locale interrato che ospita le pompe ha mandato il sistema in tilt. L'episodio riporta l'attenzione sulla progettazione e sulla gestione della grande stagione del Pnrr e della rigenerazione urbana

Partiamo da qui, dal cuore della città. Da piazza Martiri d’Ungheria, che a Vibo Valentia chiamano tutti Piazza Municipio, dove le fontanelle sono ferme proprio quando, con questa estate torrida, avrebbero potuto essere utilizzate e apprezzate da cittadini e visitatori. Non è un dettaglio estetico. È il dettaglio che racconta un problema molto più grande.

Il sistema delle fontane, infatti, ha le sue apparecchiature collocate in un locale tecnico interrato, sotto il livello stradale. Per mantenerlo asciutto sono state installate pompe di sentina. Quando per un evento queste sono state spente il locale si sarebbe allagato. E il sistema destinato a mantenere asciutto l’ambiente non avrebbe funzionato come avrebbe dovuto. Conseguenza: anche le pompe che governano il funzionamento delle fontane sono rimaste fuori uso.

Un campanello d’allarme per la progettazione cittadina

Ecco perché la vicenda di piazza Municipio merita di essere raccontata. Non perché quattro fontanelle ferme possano competere con i problemi di una città. Ma perché dentro quelle fontanelle c’è una domanda enorme: come è stata progettata quell’opera? Domanda fastidiosa per molti. Un impianto pubblico dovrebbe funzionare. E dovrebbe essere concepito pensando anche a ciò che accade quando arriva il momento di effettuare manutenzione, controlli e interventi tecnici. Se un locale interrato si allaga perché viene meno il sistema destinato a tenerlo asciutto, bisogna capire se siamo davanti a un guasto, a una carenza manutentiva oppure a un problema di progettazione. E sono cose molto diverse. È qui che il caso di piazza Municipio smette di essere una storia di fontane e diventa la fotografia di una stagione molto più ampia di opere pubbliche.

L’ingente flusso di investimenti e le verifiche necessarie

Negli ultimi anni Vibo ha conosciuto una straordinaria concentrazione di interventi finanziati attraverso Pnrr, Rigenerazione urbana e altri programmi di investimento. Una mole indicata attorno ai 160 milioni di euro, anche se c’è chi sostiene che il valore complessivo possa avvicinarsi ai 180 milioni. Molte di quelle opere sono state ultimate sotto valanghe di mugugni e proteste. Altre sono ancora in corso, devono essere completate o attendono di essere consegnate. È dunque possibile che il bilancio conclusivo di questa stagione non sia ancora scritto. Ma proprio perché una parte consistente dei lavori è ormai arrivata a compimento, è possibile cominciare a fare una verifica seria. Non politica ma tecnica e amministrativa. E la domanda è inevitabile: gli interventi sono stati progettati con la qualità e la lungimiranza che una simile quantità di denaro pubblico avrebbe richiesto?

Le criticità emerse nei cantieri e il ricorso alle varianti

Le proteste di cittadini, residenti e commercianti non sono mancate. In questi anni hanno accompagnato praticamente ogni grande cantiere: disagi, viabilità modificata, accessi alle attività commerciali, tempi di realizzazione, soluzioni contestate. In alcuni casi si è arrivati a sospendere i lavori o a intervenire sui progetti attraverso varianti. Non significa automaticamente che ci siano state irregolarità. Le varianti fanno parte della normale vita di un’opera pubblica. Ma quando varianti, ritardi, problemi di funzionalità e contestazioni diventano ricorrenti, è legittimo chiedersi se, a monte, la progettazione sia stata sempre all’altezza dell’investimento. Perché una cosa è correggere un dettaglio in corso d’opera. Un’altra è dover intervenire su aspetti che riguardano il funzionamento stesso dell’opera.

Il dibattito politico a Palazzo Luigi Razza

E qui si apre un altro capitolo. Una stagione di investimenti di queste dimensioni ha attraversato amministrazioni, maggioranze e opposizioni. Centrosinistra e centrodestra hanno avuto ruoli diversi, responsabilità diverse, posizioni diverse. Ma una cosa è stata sorprendentemente simile: il silenzio su una verifica complessiva della qualità delle opere e del sistema degli incarichi che le ha accompagnate. Non occorre accusare qualcuno di avere commesso illeciti. Occorre fare qualcosa di molto più semplice: mettere in fila gli atti.

Quanto sono costate le progettazioni? Quanto le direzioni dei lavori? Quanto i collaudi? Quante varianti approvate? Per quali motivi? Quali sono stati i tempi previsti e quelli effettivi? Quali opere sono state modificate rispetto al progetto originario? Su una montagna di lavori da 160 milioni, o forse 180, sono domande doverose. E allora perché il silenzio bipartisan domina Palazzo Luigi Razza?

La valutazione sui costi di gestione e degli incarichi tecnici

Perché insieme ai cantieri c’è un’altra montagna: quella degli incarichi professionali e delle parcelle. È assolutamente legittimo che progettisti, direttori dei lavori e professionisti siano pagati per il lavoro svolto. Nessuno mette in discussione questo principio. Ma proprio per questo sarebbe interessante conoscere il conto complessivo della progettazione e della gestione tecnica di questa stagione di opere e metterlo in rapporto alla qualità dei risultati. Se un’opera funziona, dura, risponde alle esigenze per le quali è stata concepita e non richiede continue correzioni, il denaro speso per progettarla è un investimento. Se invece emergono problemi che avrebbero potuto essere evitati con una progettazione più accurata, la questione cambia.

Il quadro istituzionale e gli approfondimenti richiesti

C’è poi una domanda ancora più scomoda. Di fronte alla dimensione economica di questa stagione e alle tante criticità emerse nel corso degli anni, quanti fascicoli sono arrivati all’attenzione della Procura della Repubblica o della Corte dei conti per una verifica complessiva? Eppure la denuncia pubblica nel corso degli ultimi anni è stata pesante, fragorosa. La risposta, per quanto è dato sapere, è: nessuno che abbia prodotto finora un’indagine generale sull’intera stagione delle opere.

Questo, naturalmente, non dimostra che siano stati commessi reati o danni erariali. Sarebbe una conclusione priva di fondamento. Ma autorizza una domanda giornalistica: possibile che tutto sia andato sempre bene? Possibile che, su una mole di opere di queste dimensioni, tra progetti modificati, cantieri prolungati, problemi tecnici, contestazioni e lavori ancora da completare, non ci sia nulla che meriti una verifica approfondita?

La necessità di un bilancio trasparente per la città

E allora torniamo alle fontanelle. Non sono il problema bensì il campanello d’allarme. Un impianto fermo perché il locale tecnico interrato si allaga; pompe di sentina chiamate a garantire l’asciutto che non assolvono al loro compito; apparecchiature che di conseguenza non possono funzionare; un accesso al locale tecnico che solleva interrogativi sulle modalità previste per chi deve effettuare manutenzione.

Tutto questo deve essere chiarito. Da chi ha progettato. Da chi ha verificato il progetto. Da chi ha diretto i lavori. Da chi ha collaudato. Da chi ha preso in consegna l’opera. Non per cercare un colpevole a tutti i costi. Ma per capire se l’opera è stata progettata come doveva essere progettata.

Vibo non può permettersi di archiviare questa stagione con una semplice fotografia inaugurale delle opere completate. Il tempo delle inaugurazioni è finito. Adesso deve cominciare il tempo della verifica. Molte opere sono state ultimate. Alcune sono ancora da completare. Ed è proprio questo il momento giusto per guardare ai risultati, non agli annunci. Perché i 160 milioni, o i 180 che qualcuno stima, non sono numeri astratti. Sono denaro pubblico. Sono strade, piazze, edifici, impianti, spazi urbani. Sono opere che dovranno durare anni e che la città dovrà mantenere e utilizzare. E allora, maggioranza e minoranza (perché le eventuali responsabilità sono di entrambi), si presentino e diano una risposta chiara e trasparente ai cittadini. Altrimenti qualcuno vada a prendere i fascicoli. Solo così si potranno mettere da parte voci e sospetti e fare una grande operazione verità.

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