Piscina comunale di Vibo, 15 mesi per costruirla e sei anni di chiusura: Raffaele Arcella chiede tempi certi per la riapertura

L’ex assessore ricorda l’iter della struttura di località Maiata, realizzata in un anno e tre mesi, e chiede oggi chiarezza sui lavori di manutenzione e sulla data di riapertura

Ci sono una data e soprattutto un numero dai quali parte Raffaele Arcella, già assessore al Comune di Vibo Valentia, per riportare l’attenzione sulla piscina comunale di località Maiata. Lo fa con una lettera aperta alla comunità nella quale mette a confronto i tempi necessari, venticinque anni fa, per realizzare l’impianto e quelli trascorsi oggi con la struttura ancora chiusa.

Quindici mesi per costruirla

“Quindici mesi”. È questo il tempo che, ricorda Arcella, servì per arrivare dalla fase iniziale dell’iter amministrativo alla realizzazione della piscina semiolimpionica coperta a due vasche. Un progetto che, nel suo ruolo di assessore comunale, gli fu affidato dall’allora sindaco Alfredo D’Agostino. Il finanziamento, pari a 4 miliardi e 700 milioni di lire, venne procurato dall’allora assessore regionale Niuccio Mangialavori. Arcella ricostruisce anche i passaggi tecnici di quella realizzazione. Dall’avvio dell’iter procedurale e dalla direzione dei lavori, affidata all’architetto Pino Romano dell’Ufficio tecnico comunale, fino alla costruzione dell’impianto, “passarono appena 15 mesi”.

Una struttura di 3.500 metri quadrati

La piscina, realizzata su una superficie di circa 3.500 metri quadrati, venne definita dalla stampa “la più grande piscina della Calabria”. Un impianto che, sottolinea l’ex assessore, divenne rapidamente un servizio importante non soltanto per Vibo Valentia, ma per l’intera comunità provinciale. Arcella precisa però che quella realizzazione non fu affatto semplice. “Anche allora c’erano procedure amministrative, vincoli, difficoltà tecniche, autorizzazioni e problemi da affrontare, forse ancor più di oggi”, scrive nella lettera.

La differenza, secondo il suo racconto, fu soprattutto nella determinazione a raggiungere il risultato. “C’era una cosa che non poteva mancare: la volontà di arrivare al risultato e la forte determinazione di rispettare l’obiettivo nei tempi necessari”. La piscina venne inaugurata il 4 novembre 2002. Oggi, però, quella stessa struttura è chiusa da sei anni.

Sei anni senza una riapertura

È questo il punto centrale della riflessione di Arcella. “A distanza di più di venticinque anni, ci troviamo a constatare una situazione che definire paradossale è quasi riduttivo”, scrive. Il confronto è diretto: quindici mesi per costruire una piscina completamente nuova, oltre sei anni per rimettere in funzione quella esistente.

L’ex assessore chiarisce che oggi non si sta parlando della realizzazione di una nuova grande opera né di un progetto particolarmente complesso. Gli interventi riguardano, dopo tanti anni di attività, manutenzione ordinaria e straordinaria e la revisione degli impianti. Tra i lavori indicati nella lettera ci sono in particolare la riparazione del tetto e la collocazione dell’impianto fotovoltaico. Per questi interventi, ricorda Arcella, è stato anche ottenuto un consistente finanziamento, che attribuisce al contributo dell’onorevole Giuseppe Mangialavori, figlio di Niuccio Mangialavori al quale l’impianto è stato intitolato.

Ed è proprio qui che arriva la domanda che l’ex assessore rivolge alla comunità e, indirettamente, a chi oggi ha la responsabilità della struttura: “Com’è possibile che per costruire una piscina interamente nuova, dalla progettazione alla realizzazione, siano bastati 15 mesi, mentre per rimettere in funzione quella stessa piscina siano trascorsi più di sei anni ed a tutt’oggi non vi è nemmeno notizia della sua riapertura?”.

Un servizio che manca alla città

Arcella non si limita alla questione dei lavori. Nella sua lettera richiama infatti la funzione pubblica dell’impianto e le persone che, negli anni, hanno utilizzato la piscina. “Una piscina comunale è un servizio pubblico. È sport, salute, socialità”, scrive. E ricorda che la struttura è frequentata da bambini, ragazzi, famiglie, persone con disabilità che necessitano di attività acquatiche riabilitative, scuole, associazioni e cittadini. La chiusura prolungata, secondo Arcella, produce quindi una conseguenza che va oltre il mancato utilizzo dell’impianto: “Tenerla chiusa per oltre sei anni significa privare la comunità di un servizio primario e rinunciare ad oltre venti opportunità occupazionali per il territorio”.

“I cittadini hanno diritto di sapere”

La parte conclusiva della lettera è soprattutto una richiesta di chiarezza. Arcella non parla di responsabilità da attribuire, ma chiede di conoscere le ragioni di un’attesa che si protrae ormai da anni. “I cittadini – scrive – hanno il diritto di sapere cosa abbia impedito, fino ad oggi, l’esecuzione dei lavori e soprattutto di conoscere una data credibile per la riapertura”. Da qui la richiesta di andare oltre le polemiche. “Più che polemiche, servono risposte, tempi certi e trasparenza”, afferma.

Arcella precisa infine di non voler trasformare il confronto con il passato in una rivendicazione politica o personale. La sua, dice, non nasce dalla nostalgia e nemmeno dalla volontà di attribuire meriti o colpe. È, conclude, “soltanto” la richiesta di una risposta a quella che definisce una questione di diritto della comunità: sapere quando la piscina comunale di località Maiata potrà tornare a essere un servizio per la città.

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