La Piana degli Scrisi, situata in contrada Vinci-Perrone nel territorio comunale di Pizzo ma al confine immediato con quello di Maierato, rischia di essere radicalmente trasformata da un imponente progetto di energia rinnovabile. Il piano prevede l’installazione di ben 61.000 pannelli solari su una superficie complessiva di 73 ettari, un’estensione equivalente a quella di oltre cento campi di calcio. L’allarme è lanciato dall’ambientalista Pino Paolillo, il quale evidenzia come l’area individuata per l’intervento non sia affatto una landa desolata, incolta o uno dei tanti siti industriali dismessi e falliti della storia calabrese — come la SIR di Lamezia Terme, le Saline Ioniche di Reggio Calabria o le aree della Piana di Gioia Tauro —, bensì un territorio integro e dal grandissimo valore paesaggistico, situato a ridosso delle colline, dell’abitato di Pizzo, di vaste sugherete e di pinete di Pino Insigne e domestico.
La minaccia per il grano “Rosìa” e per la fauna migratoria
L’insediamento dei pannelli solari metterebbe fortemente in discussione un connubio ideale, consolidatosi nel tempo, tra l’armonia del paesaggio e le redditizie attività agricole locali. La Piana degli Scrisi è infatti una zona a marcata vocazione agricola e ambientale dove si coltiva una particolare, antica e riconosciuta varietà di grano denominata “Rosìa”, che rappresenta un vanto e una risorsa economica fondamentale per gli agricoltori di Maierato. Oltre alla produttività agricola, l’area riveste un ruolo cruciale per la biodiversità e l’avifauna: i terreni interessati dal progetto vengono regolarmente frequentati da numerose specie di uccelli durante le rotte migratorie, come cicogne, falchi pecchiaioli, albanelle e gruccioni, e sono scelti come habitat ideale per la nidificazione e la riproduzione da altre specie protette come le quaglie e le allodole.
Transizione ecologica sì, ma nel posto giusto
La critica sollevata dal mondo ambientalista non mette in dubbio la necessità e l’urgenza di affrontare la transizione ecologica per contrastare i mutamenti climatici causati dall’effetto serra, abbandonando progressivamente le fonti fossili a vantaggio dello sviluppo di eolico e solare, né intende trascurare il tema cruciale del risparmio energetico in una società dominata dagli sprechi consumistici. Il vero nodo della questione, analogamente a quanto già avvenuto in passato per le pale eoliche o per le centrali a biomasse realizzate all’interno di aree protette (come nel caso del Mercure), non è lo scontro ideologico tra favorevoli e contrari alle energie alternative, bensì la corretta localizzazione geografica degli impianti.
Secondo Paolillo, occorre trovare con urgenza un’alternativa dei luoghi alle fonti alternative: se difendere un giardino ricco, produttivo, che dà lavoro agli uomini e ospitalità a piante e animali può essere etichettato da qualcuno come “sindrome di NIMBY” (Not In My Back Yard), diventa allora necessario rivendicare questa sensibilità affinché il sole continui a far maturare il grano sulla piana piuttosto che essere schermato da distese di silicio.



