C’è una questione di cui a Vibo Valentia si parla molto, ma che nessuno sembra voler affrontare davvero nella sede più naturale: quella delle responsabilità e delle scelte dell’amministrazione comunale. È la questione della Polizia Locale. Non soltanto per le multe, per i parcheggi o per qualche episodio che ha fatto discutere, ma per una domanda molto più concreta: quale deve essere oggi il ruolo della Polizia Locale nella vita della città?

La discussione esiste e non può essere liquidata né come insofferenza verso le regole né come attacco al Corpo. Da una parte c’è chi chiede maggiore rigore nel rispetto delle norme. Dall’altra c’è chi considera eccessivamente rigida l’attività sanzionatoria e lamenta una presenza insufficiente nei luoghi e nei momenti nei quali servirebbero prevenzione, controllo e gestione della viabilità.
Tra multe e problemi quotidiani
Il punto non è mettere in discussione il diritto-dovere di sanzionare un’infrazione. Ma una città può legittimamente chiedersi se l’attività della Polizia Locale sia oggi equilibrata rispetto alle emergenze che vive quotidianamente. Ci sono i cantieri che modificano continuamente la circolazione, le strade dissestate, la segnaletica spesso poco visibile, le transenne, le difficoltà negli orari di ingresso e uscita dalle scuole. Sono situazioni nelle quali la presenza degli agenti dovrebbe servire anche a prevenire, orientare, governare la circolazione e intervenire prima che il problema si trasformi in disordine o pericolo. Ed è proprio qui che emerge il malcontento. La domanda che circola tra i cittadini è semplice: la Polizia Locale è presente dove Vibo ha realmente bisogno di presenza?
Il nodo dell’organizzazione
C’è certamente il problema dell’organico. Ma l’organico non può diventare una spiegazione buona per tutto. Se gli uomini sono pochi e le funzioni aumentano, bisogna stabilire delle priorità. Ma occorre anche verificare come quelle risorse vengono effettivamente utilizzate, quale presenza viene garantita sul territorio, quanto tempo viene assorbito dalle attività d’ufficio e quanto viene destinato al controllo della città.
Il Corpo guidato dal comandante facente funzioni Michele Bruzzese svolge anche attività di polizia giudiziaria e altri compiti che richiedono personale e professionalità. È un dato da considerare. Ma proprio per questo sarebbe utile che l’amministrazione facesse chiarezza sull’organizzazione complessiva del servizio e sui risultati ottenuti nei diversi settori. Perché la carenza di personale può spiegare alcune difficoltà. Non può impedire di verificare se le priorità siano quelle giuste.
Quasi mezzo milione di euro: la domanda sui proventi
C’è poi un altro elemento che merita trasparenza. Negli ultimi mesi, secondo quanto emerso in sede consiliare, le sanzioni stradali avrebbero prodotto incassi vicini al mezzo milione di euro. Il Codice della strada stabilisce specifiche destinazioni per una quota di questi proventi, legate anche alla sicurezza stradale e agli interventi sulla viabilità. La domanda, allora, è molto concreta: dove sono finiti quei soldi? Quanto è stato incassato? Quanto è stato destinato alle finalità previste dalla legge? Quali interventi sono stati finanziati? Quali sono programmati?
In una città come Vibo nella quale non mancano buche, segnaletica deteriorata, transenne e problemi di circolazione, una risposta chiara sarebbe utile. Non soltanto per l’opinione pubblica, ma anche per evitare che la quantità delle sanzioni venga percepita come scollegata dalla qualità complessiva del servizio.
Il problema dell’esempio
C’è poi una questione ancora più delicata: quella della coerenza. In questi giorni ha fatto discutere la vicenda dei motorini di alcuni consiglieri comunali parcheggiati davanti all’ingresso di Palazzo Luigi Razza e multati, sul versante opposto, la presenza di un’auto in borghese della stessa Polizia Locale parcheggiata sul marciapiede. Sono episodi diversi e vanno verificati singolarmente. Ma pongono entrambi un problema di immagine e di credibilità. Quando si chiede ai cittadini di rispettare le regole, chi quelle regole è chiamato a farle rispettare deve essere il primo a rappresentarle. Non è una questione secondaria. È parte del rapporto di fiducia tra chi controlla e chi viene controllato. E proprio perché si tratta di episodi singoli, non possono diventare la misura dell’intero Corpo. Ma neppure possono essere ignorati quando contribuiscono ad alimentare una percezione negativa già presente in una parte della città.
Il venticello delle accuse si ferma con le risposte
È qui che il silenzio diventa controproducente. Se la Polizia Locale ritiene di avere operato secondo priorità corrette, l’amministrazione e il delegato alla Polizia Locale dovrebbero spiegare quali sono queste priorità, quali servizi vengono garantiti e con quali risultati. Se invece esistono squilibri, carenze di presenza sul territorio o modalità organizzative da rivedere, occorre avere il coraggio di intervenire. Non servono né una difesa d’ufficio né una condanna preventiva, serve solo una verifica.
Perché quando il cittadino vede multe in alcune zone e, contemporaneamente, percepisce assenza davanti alle scuole, difficoltà nella gestione dei cantieri, problemi di viabilità e degrado irrisolto, la domanda nasce spontanea. E se nessuno risponde, il rischio è che quella domanda venga riempita da supposizioni, accuse e, appunto, da quel venticello di calunnie che finisce per danneggiare tutti.

Palazzo Luigi Razza deve affrontare la questione
La Polizia Locale non può essere soltanto quella che arriva quando c’è da elevare una sanzione. Ma non può neppure essere considerata responsabile di ogni problema della città, così come non può immaginare di rappresentare esclusivamente un corpo di polizia giudiziaria al servizio della Procura. Il punto è capire quanto il problema dipenda dalle scelte dell’amministrazione e quanto dall’organizzazione e dall’attività concreta del Corpo. È una verifica che nessuno dovrebbe temere.
Quante pattuglie sono effettivamente disponibili ogni giorno? Come vengono distribuiti i servizi? Quanto personale viene destinato alla viabilità e alle scuole? Quanto alle attività amministrative e di polizia giudiziaria? Quali controlli vengono programmati? Quali risultati vengono raggiunti? Sono domande alle quali una città ha diritto di avere risposta. Il tema, dunque, non è chiedere una Polizia Locale più tollerante o più severa ma avere una Polizia Locale presente.
Le responsabilità dell’amministrazione
E soprattutto chiedere all’amministrazione comunale di assumersi la responsabilità delle proprie scelte: difendendo il lavoro del Corpo quando è necessario, correggendone gli indirizzi quando qualcosa non funziona e mettendo a disposizione le risorse necessarie quando quelle risorse non bastano. La questione è ormai sul tavolo e come sempre chi amministra si nasconde. Continuare a non affrontarla significa lasciare che siano le percezioni, gli episodi e le voci a costruire il giudizio sulla Polizia Locale di Vibo Valentia.



