Processo Nemea, la Corte d’Appello ridetermina le pene e assolve due donne dall’accusa mafiosa

Nel nuovo giudizio d’appello dopo l’annullamento della Cassazione, confermata l’assoluzione di Rosetta Lopreiato e cade per Graziella Silipigni l’accusa di associazione mafiosa

Assoluzione confermata per Rosetta Lopreiato. Cade l’associazione mafiosa per Graziella Silipigni. Per Luca Ciconte e Caterina Soriano arriva invece un’assoluzione per un capo d’imputazione e una nuova quantificazione della pena. È il risultato del nuovo giudizio d’appello del processo Nemea, nato dall’inchiesta sul gruppo Soriano di Filandari e successivamente collegato a Rinascita Scott per le posizioni riconducibili alla stessa famiglia.

La decisione della Corte d’Appello

La sentenza è stata pronunciata dalla Terza sezione penale della Corte d’Appello di Catanzaro, presieduta da Antonio Giglio e composta dai consiglieri Carlo Fontanazza e Maria Rosaria Di Girolamo. Il processo è tornato davanti ai giudici calabresi dopo l’annullamento con rinvio disposto dalla Corte di Cassazione. La Corte ha fissato in 90 giorni il termine per il deposito delle motivazioni. Per Rosetta Lopreiato, difesa dagli avvocati Diego Brancia e Salvatore Staiano, viene quindi confermata l’assoluzione già pronunciata dal Tribunale di Vibo Valentia. Dopo la prima assoluzione, la sentenza era stata ribaltata in appello a seguito dell’impugnazione della Procura. La successiva decisione della Cassazione aveva annullato quella pronuncia, disponendo un nuovo giudizio.

Silipigni, cade l’accusa mafiosa

Per Graziella Silipigni, assistita dagli avvocati Diego Brancia e Daniela Garisto, la Corte ha pronunciato l’assoluzione dall’accusa di associazione mafiosa con la formula «per non aver commesso il fatto». Restano invece le altre imputazioni. Per queste la pena è stata rideterminata in 10 anni, 3 mesi e 20 giorni di reclusione, con l’esclusione di due aggravanti previste dalla normativa sugli stupefacenti.

La Corte ha assolto anche Luca Ciconte e Caterina Soriano da un capo relativo a un reato associativo. Per entrambi la pena è stata rideterminata in 10 anni, 3 mesi e 20 giorni di reclusione. Ciconte è difeso dall’avvocato Giuseppe Di Renzo; Caterina Soriano dagli avvocati Guido Contestabile e Giuseppe Di Renzo. Per Caterina Soriano i giudici hanno inoltre revocato la misura cautelare, disponendone l’immediata liberazione se non detenuta per altra causa.

L’inchiesta sul gruppo Soriano

L’operazione Nemea venne condotta dal Nucleo investigativo dei carabinieri di Vibo Valentia, sotto il coordinamento della Direzione distrettuale antimafia di Catanzaro. L’inchiesta aveva ricostruito, secondo l’impianto accusatorio, struttura e attività del gruppo Soriano di Filandari. Nel procedimento erano confluiti oltre quaranta capi d’imputazione, tra associazione mafiosa, traffico di droga, estorsioni e reati in materia di armi. Successivamente il procedimento era stato riunito a Rinascita Scott limitatamente alle posizioni dei Soriano. Ora il nuovo passaggio davanti alla Corte d’Appello modifica in parte il quadro delle precedenti decisioni, in attesa delle motivazioni che dovranno spiegare le ragioni della sentenza.

 

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