Rogo di Palmi, Rifondazione Comunista: la Calabria paga il prezzo del sistema rifiuti

Il partito sollecita la diffusione dei dati Arpacal sul monitoraggio dell'aria, la bonifica del sito incendiato e una riforma della gestione dei rifiuti, indicando come priorità la tutela della salute pubblica e dell'ambiente

A quattro giorni dal “catastrofico incendio” che ha devastato l’impianto Poly2oil (ex Radi) a Palmi, la Piana di Gioia Tauro si trova nel pieno di un’emergenza ambientale e sanitaria senza precedenti. Le fiamme, divampate nella serata di giovedì 9 luglio e alimentate da tonnellate di materiale plastico stoccato nei piazzali esterni, hanno richiesto giorni di sforzi ininterrotti da parte dei Vigili del Fuoco per il contenimento e la complessa opera di smussamento dei focolai residui. La gigantesca colonna di fumo nero che ha oscurato il cielo per chilometri è, per il partito, l’ennesima firma di un “collasso sistemico”.

Il responsabile del Dipartimento Ambiente e Territorio del PRC Calabria, Gregorio Greco, ha definito l’accaduto come una “spaventosa e inaccettabile recidiva storica”, ricordando che lo stesso sito di Località Pontevecchio era già stato pesantemente colpito da roghi devastanti nel recente passato. Nonostante i ripetuti allarmi di comitati e cittadini, la struttura è rimasta una polveriera. Oggi, secondo il PRC, non basta più l’invito istituzionale a “tenere le finestre chiuse”, ma serve invece accertare le responsabilità penali e politiche di un modello di gestione privata dei rifiuti che “scarica i profitti sui gestori e i veleni sui polmoni della collettività”.

L’analisi del PRC: dal caso locale al contesto nazionale

La nota stampa evidenzia come il dramma di Palmi si inserisca in una “precisa e drammatica strategia nazionale di gestione dei surplus industriali” che Rifondazione Comunista denuncia da anni. Mentre i tecnici dell’Arpacal hanno posizionato a Gioia Tauro campionatori ad alto volume per monitorare la dispersione di polveri sottili e microinquinanti, il movimento rimarca che la gestione privata dei rifiuti rappresenta un “cancro sistemico”.

La dinamica di Palmi, secondo Greco, ricalca fedelmente i grandi ecocrimini nazionali, dove le fiamme arrivano a coprire le opacità dei privati: si fa riferimento ai devastanti roghi nei depositi di Augusta (Siracusa), in Sicilia, vicende emblematiche dove la magistratura è dovuta intervenire pesantemente, portando all’incriminazione dei vertici delle ditte della famiglia dell’ex ministra Prestigiacomo per traffico illecito di rifiuti e disastro ambientale, un “cortocircuito macroscopico” che dimostra come il business dei veleni colpisca i territori meridionali con la complicità dei colossi industriali e della politica; si ricorda poi il rogo della Eredi Bertè a Mortara (Pavia), dove migliaia di tonnellate di rifiuti speciali bruciarono per giorni avvelenando la pianura lombarda, e gli incendi seriali di Corteolona e della Mauro Costa a Castelfranco Veneto, che hanno ridotto in cenere enormi stoccaggi di plastica insostenibili per il mercato.

Il PRC sottolinea che quando i costi di trattamento superano i margini di profitto dei privati, “le ecoballe ‘prendono fuoco’”. Il fuoco, di fatto, “cancella i registri, azzera le passività aziendali” e trasferisce il costo sanitario ed epidemiologico direttamente sulla pelle dei cittadini.

Il fallimento della politica regionale e il ricatto ambientale

Le sostanze sprigionate nei primi giorni del rogo di Palmi – diossine, furani, idrocarburi policiclici aromatici (IPA) – sono inquinanti organici persistenti che ricadranno sui terreni agricoli della Piana, compromettendo la catena alimentare e l’economia locale per gli anni a venire.

Come Rifondazione Comunista della Calabria, vengono indicati come veri responsabili di questo disastro la Giunta Regionale e la politica dei commissariamenti, che ha deliberatamente smantellato il controllo pubblico favorendo la proliferazione di impianti di trattamento privati privi di reali ed efficienti sistemi di sicurezza passiva; il business del sovrastoccaggio, incentivato da “tariffe di conferimento facili”, che spinge i privati ad accumulare plastica ben oltre i limiti di reale e sicura capacità dell’impianto; e l’insufficienza dei controlli preventivi, che trasforma gli enti di vigilanza in semplici rilevatori di disastri a cose già fatte, anziché in barriere di contrasto all’ecocrimine.

Le quattro rivendicazioni e le proposte del PRC Calabria

Per rispondere alla crisi, il movimento propone quattro punti fermi: sul fronte del monitoraggio si esige la pubblicazione immediata dei dati Arpacal con la massima trasparenza e la digitalizzazione in tempo reale dei riscontri sul particolato atmosferico e sui campionamenti microinquinanti eseguiti presso la scuola “E. Montale” di Gioia Tauro e nei centri urbani limitrofi, poiché “la salute pubblica non può attendere i tempi della burocrazia”; per la gestione strutturale si chiede la ripubblicizzazione e rinazionalizzazione del ciclo dei rifiuti con l’esclusione immediata dei soggetti privati dalle attività di stoccaggio, prevedendo impianti di proprietà interamente pubblica e sottoposta al controllo dei comitati territoriali e dei lavoratori; per il sito specifico si pretende la revoca immediata delle autorizzazioni alla Poly2oil con la chiusura delle licenze di trattamento per disastro ambientale e l’avvio della bonifica a spese esclusive della proprietà.

Infine, si invoca l’adozione della strategia “Rifiuti Zero” e lo stop all’incenerimento attraverso investimenti massicci sulla riduzione degli imballaggi, sul potenziamento del porta a porta pubblico e su impianti di riciclo meccanico e compostaggio, rifiutando con forza l’idea che la spazzatura debba essere smaltita attraverso il fuoco, sia esso doloso o “legalizzato nei termovalorizzatori”.

“La Calabria non è la pattumiera d’Europa né una terra di sacrificio per imprenditori senza scrupoli”, conclude Greco, invitando la cittadinanza, le associazioni e i comitati della Piana a mobilitarsi per imporre un cambio di rotta radicale e pretendere giustizia ambientale.

Alta colonna di fumo nero per l’incendio alla Poly 2 Oil: fiamme nel piazzale, sul posto i Vigili del Fuoco

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