Sanità in Calabria, l’attacco del PD a Occhiuto: “Promettono la rete di prossimità ma consegnano solo strutture di carta con una targa diversa”

Il gruppo consiliare dem denuncia le delibere "last minute" per raggiungere i target formali del PNRR: “Scatole vuote ricavate in presidi esistenti, senza un euro in più né assunzioni di medici e infermieri”

Il gruppo consiliare del Partito Democratico Calabria ha denunciato pubblicamente quella che definisce come “l’ennesima forzatura della Giunta regionale: una delibera last minute che aggiunge nuove Case della Comunità in overbooking su poliambulatori, ex ospedali e strutture già esistenti, spinta dall’incombere delle scadenze PNRR senza un vero piano di rafforzamento del personale e senza un euro in più stanziato.”

Uso strumentale

Secondo i consiglieri di opposizione, si tratta di “un escamotage reso possibile dall’uso strumentale di una norma voluta dal governo Meloni che trasforma l’autorizzazione all’esercizio in un atto quasi automatico al momento della domanda e rinvia di dodici mesi le verifiche sui requisiti. In pratica si anticipano le insegne e si rinviano i controlli certificando come operative strutture che, senza personale adeguato e senza standard strutturali garantiti, rischiano di restare scatole vuote, utili solo a chiudere il file PNRR e a tenere in piedi la propaganda di chi governa.

Decisioni calate dall’alto

Dall’interno del gruppo PD si solleva una dura critica alla gestione amministrativa: “Ma gli escamotage normativi non curano le persone: servono solo a curare le statistiche. Ancora una volta la politica del presidente Occhiuto non si basa su un confronto con i territori per programmare con serietà la sanità di prossimità, ma insegue i target ‘formali’ con decisioni calate dall’alto e operazioni che mettono in ansia famiglie, sindaci e operatori.”

A supporto della propria tesi, gli esponenti Dem hanno citato un caso specifico: “Un esempio concreto è la deliberazione n. 770 del 10 giugno 2026 dell’Asp di Catanzaro, che approva in forma unitaria i modelli organizzativi di 10 Case della Comunità, 2 Hub e 8 Spoke, nei distretti di Catanzaro, Soverato e Lamezia Terme. Si tratta di strutture quasi tutte ricavate dentro presidi già esistenti senza un vero piano di rafforzamento del personale e senza nuovi oneri di spesa, come la stessa delibera ammette espressamente.”

Il gruppo consiliare ha poi aggiunto: “È la fotografia di una sanità che cambia nome alle corsie, ma non migliora i servizi e non rafforza l’assistenza territoriale. Il rischio è di promettere ai territori una nuova rete di prossimità, ma di fatto consegnare ai cittadini le stesse strutture di prima con una targa diversa sulla porta. Cosa rimane delle previste Case della Comunità con medici h24, infermieri h12, Punto Unico di Accesso, assistenza domiciliare, specialistica integrata ed équipe multi-professionali? Tutto è rimandato a futuri atti, come la definizione delle turnazioni e dell’assegnazione del personale. Tutto ciò mentre i Pronto soccorso esistenti esplodono e i distretti territoriali restano sottorganico.”

Le preoccupazioni

L’affondo finale dei rappresentanti del Partito Democratico ribadisce la continuità della loro battaglia politica: “Questo modo di procedere conferma tutte le preoccupazioni che avevamo già espresso mesi fa presentando una interrogazione sullo stato di attuazione delle Case e degli ospedali di Comunità, chiedendo dati e riscontri certi su strutture e personale. A quella interrogazione non è ancora arrivata una risposta formale. Nel frattempo, l’unica risposta politica che arriva ai calabresi è una sequenza di atti come la delibera dell’Asp Catanzaro che moltiplica Hub e Spoke sulla carta senza garantire un medico o un infermiere in più.”

Il comunicato si conclude con la ferma accusa del gruppo: “Di fatto il contrario di ciò che il PNRR chiedeva alla Calabria: invece di Case della Comunità capaci di accorciare le distanze, alleggerire gli ospedali e abbattere le liste d’attesa, si stanno costruendo ‘Case della Comunità di carta’, buone solo per salvare i fondi e la propaganda della Giunta regionale. Mentre i cittadini continuano a fare la fila in corsia o la valigia per curarsi fuori regione.”

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