Sanità vibonese, Città Attiva avverte: “Troppe attese, a rischio i servizi minimi”

L'Osservatorio Civico denuncia le criticità dell'Asp di Vibo Valentia: dai ritardi per il nuovo ospedale alla carenza di personale e reparti specialistici. "Piani fermi alla fase di studio"

“‘L’attesa’: sembra essere ancora questa la parola d’ordine per la sanità vibonese: ‘attesa’ per il potenziamento del personale, ‘attesa’ per l’autorizzazione del piano di sviluppo, ‘attesa’ per l’attivazione di nuovi posti letto, ‘attesa’ per la riapertura di alcuni reparti ed ambulatori fondamentali per garantire assistenza e cure, ‘attesa’ per la nuova Tac con funzione di cardioTac e della nuova risonanza magnetica, ‘attesa’ anche per i lavori di messa in sicurezza dello Jazzolino, ed ‘attesa’ per il completamento dell’ospedale nuovo”. Secondo quanto dichiarato dalle esponenti dell’Osservatorio Civico, Daniela Primerano, Francesca Guzzo e Ornella Grillo, “sicuramente incoraggiante è la nota positiva dell’apertura entro la fine di giugno delle 6 Case di Comunità, che se ben organizzate, con la strumentazione adeguata, potrebbero effettivamente migliorare il livello dell’assistenza territoriale, seppur ritengano che andrebbero dislocate diversamente, per coprire aree che continuano a rimanere prive di servizi sanitari”.

Lo studio

“Altri 18 lunghi mesi di studio durante il Commissariamento dell’Asp di Vibo, che oggi forse potrebbero finalmente portare a dei risultati, quasi come se il caso clinico da analizzare fosse particolarmente complicato, eppure – sottolineano Primerano, Guzzo e Grillo – stiamo ancora parlando di reparti come psichiatria, urologia, nefrologia, oculistica, otorinolaringoiatria, della medicina d’urgenza e dell’obi, cioè del minimo sindacale per garantire i LEA. Abbiamo letto di rassicurazioni sul rafforzamento del personale anche ‘alla luce dei pensionamenti’, ed in virtù di un calcolo che tenga conto di assenze legittime, tipo maternità o legge 104, ma sembra più una cosa ovvia che una conquista, anche perché non capiamo come si potesse ragionare diversamente”.

Bocche cucite

“Nessuna visione però che vada oltre l’essenziale: nessun accenno per esempio alla conversione dell’Ospedale Spoke di Vibo in Hub alla luce del bacino d’utenza, non bisogna infatti dimenticare che nei mesi estivi, milioni di turisti si riversano sulla Costa degli Dei. Nessun riferimento ad una struttura complessa di oncologia, Vibo continua a rimanerne priva, eppure c’è un ambulatorio a Tropea che potrebbe essere riorganizzato per offrire assistenza h24, con l’attivazione dei posti letto e che già da subito potrebbe garantire le cure palliative”.

“Nessun richiamo nemmeno al reparto di recupero e riabilitazione di Serra San Bruno – fanno sapere Primerano, Guzzo e Grillo – che prevede 20 posti letto, che andrebbero immediatamente attivati, ed altrettanti bisognerebbe prevederne allo Jazzolino, ma la visione continua a mancare. Silenzio assoluto anche sull’Emodinamica che negli Spoke è parte integrante della rete cardiologica per l’emergenza. E bocche cucite anche su quei circa 80 posti letto già autorizzati dai DCA, ma che non risultano attivati”.

“Nessun cenno poi ai Centri di Salute Mentale in forte carenza di personale, agli 8 Consultori di cui dovrebbe disporre la nostra Provincia, ai Centri per l’Autismo che attendiamo da anni vengano aperti a Serra San Bruno ed a Pizzo, e che dire delle figure dei terapisti occupazionali e della riabilitazione psichiatrica, totalmente assenti sul territorio vibonese”.

Il programma

“Ci chiediamo anche – concludono Daniela Primerano, Francesca Guzzo e Ornella Grillo – che fine abbia fatto quel bel programma illustrato il 26 agosto durante la Conferenza dei Sindaci dal Dott. Lazzaro ed alla presenza del Dott. Sestito, attuale Commissario dell’Asp di Vibo, e che con l’ausilio di slide, metteva nero su bianco le gravi carenze ripetto ai Livelli Essenziali di Assistenza del nostro territorio, anticipandone le soluzioni. A quasi un anno da quella presentazione, ci domandiamo se siamo ancora nella fase di studio o siamo passati a quella operativa, perchè il serio rischio è che ‘mentre il medico studia, il malato muore’!”.

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