Nelle prime ore della mattinata odierna, a Isola di Capo Rizzuto e Crotone, i Carabinieri del Comando provinciale di Crotone — supportati da personale dello Squadrone Eliportato Cacciatori “Calabria”, da unità cinofile dell’Arma e dal Nucleo Elicotteri di Vibo Valentia — hanno dato esecuzione a un’ordinanza emessa dal gip del Tribunale di Crotone, su richiesta della locale Procura della Repubblica, nei confronti di un gruppo criminale composto da 8 soggetti (7 di nazionalità straniera e un cittadino italiano).
Nel dettaglio, per sei indagati disposta l’applicazione di misure coercitive (per quattro emessa la custodia cautelare in carcere e per due gli arresti domiciliari), mentre ulteriori due soggetti sono stati deferiti in stato di libertà. Le persone coinvolte sono ritenute responsabili, a vario titolo, di associazione a delinquere finalizzata al favoreggiamento e allo sfruttamento della prostituzione, nonché di violenza sessuale aggravata e minaccia grave. Tra i destinatari del provvedimento figurano anche due donne dedite al meretricio, indagate per aver occasionalmente favorito l’inserimento e l’attività di nuove ragazze all’interno del giro illecito.
Un’indagine durata mesi
L’operazione scaturisce da una complessa e articolata attività investigativa avviata nell’autunno scorso dai militari della Tenenza di Isola di Capo Rizzuto, coordinata dalla Procura della Repubblica di Crotone, diretta da Domenico Guarascio, i quali ne hanno curato in prima persona e con meticolosa attenzione ogni singolo aspetto. Un’indagine condotta senza soluzione di continuità per interi mesi, attraverso un incessante e diuturno impegno che ha visto i militari della Tenenza di Isola Capo Rizzuto operare ininterrottamente, giorno e notte, in impegnativi servizi di osservazione, controllo e pedinamento sull’intero territorio crotonese.
I puntuali accertamenti sul campo, costantemente affiancati da una capillare attività tecnica mediante l’utilizzo di sistemi di videosorveglianza e intercettazioni telefoniche e ambientali, hanno permesso di disvelare l’esistenza di un presunto sodalizio criminale stabile, la cui base operativa era saldamente radicata a Isola di Capo Rizzuto. Le attività di prostituzione, tuttavia, si consumavano per la quasi totalità nella città di Crotone, con incontri che avvenivano prevalentemente per strada, ma anche a domicilio e all’interno di un noto hotel del capoluogo pitagorico, il quale è stato contestualmente posto sotto sequestro preventivo.
Gli incontri anche in pieno centro
A destare profondo allarme sociale sono anche i luoghi scelti per consumare i rapporti sessuali in auto. Lungi dall’essere relegati in periferia, gli incontri avvenivano in pieno giorno anche nel cuore della città, tra i vicoli del mercato di Piazzale Nettuno, nei parcheggi affollati dello stadio e dell’ospedale e, persino, a ridosso dei parchi giochi. Una spregiudicatezza che, alla luce del sole, ha esposto famiglie e bambini a scene esplicite, compromettendo gravemente il decoro urbano e l’ordine pubblico.
La presunta organizzazione del sodalizio
Secondo il solido quadro accusatorio, il gruppo criminale, caratterizzato da forti vincoli familiari e gerarchici, avrebbe gestito in modo sistematico l’attività illecita. Agli indagati con ruolo direttivo contestata l’organizzazione logistica ed economica dell’attività illecita. Pur essendo le donne a gestire in autonomia il procacciamento dei clienti, gli uomini ne garantivano il sistematico accompagnamento sui luoghi di meretricio e la successiva vigilanza. Il sodalizio si fondava sul diretto sfruttamento di tale attività, in cui gli indagati, infatti, vivevano quasi esclusivamente dei guadagni delle donne, amministrando una vera e propria “cassa comune” dove confluivano i proventi.
Profitti per decine di migliaia di euro
Un giro d’affari imponente e totalmente sommerso. Gli accertamenti economico-finanziari, condotti dai militari della Tenenza in piena sinergia con il Nucleo di Polizia Economico-Finanziaria della Guardia di Finanza, hanno smascherato il lussuoso tenore di vita degli indagati a fronte di redditi dichiarati pari a zero.
Incrociando l’analisi dei conti correnti con la proiezione operativa degli incassi quotidiani, le indagini hanno stimato profitti illeciti per svariate decine di migliaia di euro a carico di ciascun nucleo familiare, raggiungendo in alcuni casi picchi di quasi 90.000 euro per un singolo sfruttatore. Parte di questi fiumi di denaro contante veniva poi costantemente veicolata verso l’estero attraverso circuiti di rimessa non bancari, al fine di eluderne la tracciabilità.
Clienti anche da Catanzaro e Cosenza
Ad alimentare questo fiorente business era una platea di clienti tanto vasta quanto trasversale e insospettabile, espressione di ogni ceto sociale e professionale. Un fenomeno così radicato da innescare un vero e proprio pendolarismo, in quanto gli avventori non provenivano solo dalla cittadina pitagorica, ma viaggiavano appositamente da tutto il territorio crotonese e dalle province di Catanzaro e Cosenza. Le indagini hanno inoltre disvelato come il gruppo, forte dei profitti illeciti accumulati, stesse pianificando un’ulteriore espansione del proprio raggio d’azione, progettando di esportare il consolidato modello di sfruttamento anche in altre aree della regione.
Arrestati anche i gestori di un hotel
Sempre nell’ambito dell’indagine, e con riferimento alle connivenze logistiche maturate a livello locale, sono stati sottoposti alla misura degli arresti domiciliari i gestori di una nota struttura ricettiva di Crotone, contestualmente posta sotto sequestro. Secondo le indagini, questi ultimi avrebbero abitualmente tollerato e agevolato la consumazione dei rapporti sessuali a pagamento all’interno delle proprie camere, omettendo le previste registrazioni degli alloggiati e traendo un diretto vantaggio economico dall’illecito.
La contestazione per violenza sessuale aggravata
Le donne, apparentemente consenzienti e soggette allo stigma sociale, erano in realtà vittime di una crudele manipolazione psicologica da parte dei loro stessi mariti e compagni. Questi hanno tradito il vincolo familiare per ciniche logiche di profitto, favorendo e sfruttando la loro prostituzione proprio nel piazzale Nettuno di Crotone. Un cinismo spinto all’estremo, tanto da usare i figli in tenera età, portati in auto durante gli accompagnamenti, come copertura per eludere i controlli delle Forze dell’Ordine. A carico del presunto vertice del sodalizio, il gip ha ritenuto sussistenti anche gravi indizi di colpevolezza per violenza sessuale aggravata. Abusando dell’ospitalità e della forte vulnerabilità della vittima, l’uomo avrebbe costretto anni addietro una familiare, all’epoca minorenne, a subire ripetuti abusi, tentando persino di avviarla al meretricio.
L’operazione e la presunzione di innocenza
L’operazione documenta un allarmante spaccato di degrado sociale e si inquadra nella costante azione di contrasto dell’Arma dei Carabinieri. Un risultato che testimonia la perfetta sinergia con la Procura di Crotone, unita nel comune obiettivo di proteggere le fasce più vulnerabili e restituire legalità, sicurezza e decoro alla comunità. L’esecuzione delle misure costituisce una fase del procedimento penale, attualmente nella fase delle indagini preliminari. Le responsabilità degli indagati dovranno essere accertate nelle successive sedi giudiziarie, nel rigoroso rispetto del principio di presunzione di innocenza.




