La sicurezza stradale torna al centro del dibattito politico a Vibo Valentia dopo una lunga scia di incidenti che hanno lasciato vittime, famiglie distrutte e interrogativi sulla prevenzione. In Consiglio comunale, Antonella Petracca, recentemente uscita dal Partito democratico e approdata al Gruppo Misto, ha scelto di non fermarsi alle parole di cordoglio, chiedendo all’amministrazione comunale programmazione, controlli e atti concreti.
Nel suo intervento, la consigliera ha ricordato Andrea Minasi, giovane travolta mentre attraversava la strada sulle strisce pedonali; Salvatore Cavallaro, morto nello scontro con un camion; Carmelo Purita, 27 anni, vittima di un incidente in moto; Gabriele Alviano e Angelina Nocita, anche loro deceduti in incidenti stradali, fino a Domenico Campana, morto qualche settimana fa nelle acque antistanti Vibo Marina. Sei tragedie diverse, accomunate dal dolore di altrettante famiglie che oggi devono convivere con una perdita impossibile da cancellare.
Non basta piangere dopo le tragedie
È proprio da queste vittime che Petracca fa partire la sua critica. “Il dolore – ha sottolineato – deve trovare all’interno di questa assise non soltanto parole di cordoglio, ma soprattutto un senso di responsabilità istituzionale”. Il punto, dunque, è la prevenzione. “Non possiamo ricordarci della sicurezza solo davanti alle morti”, ha rimarcato, chiedendo di capire cosa sia stato fatto in questi mesi per individuare e mettere in sicurezza gli attraversamenti pedonali e i tratti maggiormente pericolosi.
Nel mirino finiscono anche i tempi dell’amministrazione e, indirettamente, il funzionamento della Polizia locale. Petracca ha ricordato di aver chiesto da mesi la convocazione del comandante della Polizia locale, Bruzzese, proprio per ottenere dati, valutazioni e indicazioni tecniche. Una richiesta che, a suo dire, non ha ancora prodotto il confronto atteso nelle commissioni. E qui emerge una delle questioni politiche più delicate: se gli organi istituzionali deputati al controllo e all’approfondimento non riescono a trasformare le segnalazioni in atti e decisioni, il rischio è che le denunce rimangano semplicemente nei verbali.
La consigliera ha quindi chiesto conto anche delle dichiarazioni del sindaco sulla necessità di intervenire dopo Ferragosto. Ferragosto è ormai passato e la domanda resta: che cosa è stato fatto? In particolare, Petracca ha acceso i riflettori su viale Affaccio e sugli altri attraversamenti considerati più pericolosi, chiedendo di conoscere quali soluzioni siano state valutate.
Dossi, attraversamenti rialzati e controlli
Non soltanto dossi. La consigliera ha richiamato la possibilità di utilizzare diversi strumenti per ridurre la velocità e aumentare la sicurezza: attraversamenti pedonali rialzati, semafori a chiamata e altri sistemi di moderazione del traffico, da individuare sulla base delle condizioni tecniche dei singoli punti.
La richiesta non è quella di disseminare la città di strutture e ostacoli, ma di effettuare uno studio serio sui punti critici e intervenire dove esiste una concreta necessità. “Se il problema sono i costi – ha detto rivolgendosi all’amministrazione – quali risorse del bilancio intendiamo destinare?”. Perché sostenere che un intervento costa troppo non può diventare la conclusione del problema.
C’è poi un altro elemento che non può essere ignorato. Alcuni degli incidenti più gravi si sono verificati lungo il litorale vibonese, su strade la cui competenza è della Provincia. Una circostanza che chiama in causa anche gli enti sovracomunali, chiamati a fare la propria parte sulla sicurezza della rete viaria. E il silenzio o l’assenza di iniziative concrete da parte degli enti competenti, soprattutto davanti a una successione di tragedie, non può essere archiviato come una semplice questione burocratica. Le strade non vanno in vacanza e la sicurezza non può andarci dietro.
Parole destinante a finire nei cassetti
Petracca ha infine collegato la questione della sicurezza al funzionamento delle commissioni consiliari. Le segnalazioni, ha sostenuto, devono diventare percorsi amministrativi, impegni formalizzati e decisioni. Altrimenti restano parole destinate a finire nei cassetti.
Il messaggio conclusivo è netto: una città civile non si limita a commemorare le proprie vittime, ma prova a impedirne altre. “Se anche solo una di queste azioni riuscirà a salvare una singola vita – ha concluso Petracca – e a risparmiare a un’altra famiglia questo strazio, allora ogni nostra parola, ogni verbale, ogni sforzo avrà avuto il senso più alto”.




