Smartphone e social ai minori: i pediatri dicono no sotto i 13 e 16 anni

I dati Save the Children confermano l'uso precoce dei dispositivi. L'Ospedale Bambino Gesù apre un ambulatorio dedicato alle dipendenze digitali

Videogiochi, social e chat. Non solo con gli amici, ma ora anche con l’Intelligenza artificiale. Nei bambini, l’uso problematico della tecnologia, sempre più intrecciato con la paura di essere disconnessi o esclusi, inizia sempre prima. E i pediatri mettono in guardia dall’uso di uno smartphone personale prima dei 13 anni e dall’accesso autonomo ai social almeno fino ai 16. L’indicazione arriva da Stefano Vicari, responsabile dell’Unità di Neuropsichiatria dell’infanzia e dell’adolescenza dell’Ospedale Bambino Gesù.

In Italia, secondo i dati di Save the Children, un bambino su tre tra i 6 e i 10 anni (33%) usa lo smartphone tutti i giorni. Tra gli 11 e i 13 anni, oltre 3 ragazzi su 5 (62%) hanno almeno un account social. L’uso problematico dei social interessa già a 11 anni circa il 15% dei ragazzi. Notifiche, nuovi contenuti e reazioni ai propri post possono alimentare attese e gratificazioni rapide, spingendo a controllare ripetutamente il cellulare. A questo si aggiungono le nuove insidiose forme di rapporto con l’intelligenza artificiale, con adolescenti che affidano alle chat conversazionali anche problemi personali.

La criticità emerge quando non si riesce a interrompere o ridurre l’attività digitale e questa comincia a compromettere sonno, rendimento scolastico e relazioni. Tra i campanelli d’allarme ci sono la ricerca continua del dispositivo, forti reazioni quando non è disponibile e il ritiro dalle altre attività. È a queste problematiche che si rivolge il nuovo ambulatorio dell’Ospedale Bambino Gesù dedicato all’uso problematico di Internet e delle tecnologie digitali, rivolto a bambini e adolescenti.

“Quando l’uso del digitale diventa difficile da controllare – spiega Vicari – è opportuno chiedere una valutazione specialistica”. Per questo, aggiunge, “consigliamo di non dare uno smartphone personale prima dei 13 anni e di rimandare l’accesso autonomo ai social almeno fino ai 16. Sono indicazioni che possono aiutare le famiglie a proteggere una fase molto delicata dello sviluppo”. (Ansa)

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