Stefanaconi, l’ex sindaco Salvatore Solano dichiarato incandidabile per due turni elettorali

Accolta la richiesta del Viminale dopo lo scioglimento del Comune per infiltrazioni mafiose, confermato da Tar e Consiglio di Stato. Solano aveva annunciato la ricandidatura per le comunali del 15 e 16 novembre: sabato scade il termine per presentare le liste

Salvatore Solano, ex sindaco di Stefanaconi, è incandidabile per due turni elettorali in base alla normativa antimafia. A stabilirlo è il Tribunale di Vibo Valentia, sezione civile, che ha accolto la richiesta avanzata dal ministero dell’Interno. Lo riferisce Il Vibonese.

Lo scioglimento del Comune

Secondo quanto ricostruito dal quotidiano online, l’amministrazione di Stefanaconi era stata sciolta per infiltrazioni mafiose nel luglio 2024, sulla base di “concreti, univoci e rilevanti elementi di collegamento degli amministratori con la criminalità mafiosa”. Nel decreto di scioglimento si parla di grave pregiudizio per gli interessi della collettività, grave inquinamento dell’amministrazione, diffusa mala gestio ed evidente assenza di legalità. Il provvedimento è stato poi confermato dal Tar e dal Consiglio di Stato, con due distinte sentenze che hanno respinto il ricorso di Solano, decaduto in seguito anche dalla carica di presidente della Provincia di Vibo.

Sulla scorta della relazione di scioglimento, il Viminale aveva chiesto al Tribunale l’incandidabilità dell’ex sindaco, ritenendolo responsabile del commissariamento dell’ente.

Le relazioni e la sentenza del Consiglio di Stato

Alla base dell’esame dei giudici, scrive Il Vibonese, ci sono le relazioni della Prefettura di Vibo e del ministro Matteo Piantedosi. Vi si sottolinea che gli amministratori avrebbero fatto ricorso, in un solo anno, a 82 affidamenti diretti di lavori pubblici senza gara, 19 dei quali a ditte “risultate contigue ad ambienti mafiosi”.

Il Consiglio di Stato, nel confermare lo scioglimento, ha evidenziato che la figura di Solano “appare indiscutibilmente collusa con elementi di spicco della criminalità organizzata”. Per i giudici amministrativi è rimasto provato il sostegno elettorale a Solano, alle provinciali dell’ottobre 2018, da parte di Giuseppe e Antonio D’Amico, imprenditori ritenuti affiliati alla ‘ndrangheta e cugini dello stesso Solano, condannati per associazione mafiosa, anche in appello, a 16 e 15 anni nel procedimento “Petrol Mafie”. Gli investigatori, riprese dai giudici, avevano inoltre segnalato che Solano “intrattiene frequentazioni controindicate”.

Il processo “Petrol Mafie”

Il quotidiano ricorda che Solano è stato coinvolto anche nel processo “Petrol Mafie”. Dopo una condanna in primo grado a un anno per corruzione elettorale, la Corte d’Appello di Catanzaro ha stabilito che il reato non è configurabile, perché D’Amico si sarebbe “limitato a chiedere voti per il cugino” senza minacce né imposizioni. Da qui l’assoluzione per quel capo d’imputazione, per il quale la Dda aveva chiesto 8 anni. Confermata anche l’assoluzione per turbativa d’asta, per Solano e per altri tre dipendenti della Provincia: per i giudici, al più si configurava l’abuso d’ufficio, reato depenalizzato. Restava però “incontestato” l’atteggiamento di favore verso D’Amico, con l’affidamento senza gara della fornitura di bitume alla sua ditta.

Le prossime elezioni

A settembre Solano aveva annunciato l’intenzione di ricandidarsi a sindaco alle comunali di Stefanaconi del 15 e 16 novembre. Sabato scade il termine per la presentazione delle liste. La sentenza è di primo grado: secondo il quotidiano, un’eventuale impugnazione lo renderebbe giuridicamente candidabile fino al verdetto d’appello o della Cassazione, ma si tratta di scelte politiche.

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