Tropea, il paradosso del successo: più turisti, meno residenti. Macrì lancia l’allarme

Il sindaco, intervistato dal Sole 24 Ore, mette in guardia sui rischi dello squilibrio tra crescita turistica e residenzialità: la città, che punta a 600mila presenze complessive con case fino a 10 mila euro al metro quadrato, ha perso circa 1.500 residenti negli ultimi dieci anni

La nuova attenzione riservata a Tropea dal Sole 24 Ore conferma la forza raggiunta dalla destinazione turistica, ma offre anche l’occasione per affrontare una delle questioni più delicate che accompagnano questo successo: il rapporto tra sviluppo turistico, mercato immobiliare, affitti brevi, residenzialità e tutela dell’identità del borgo. Nell’intervista pubblicata dal quotidiano economico, il sindaco Giovanni Macrì pone una questione che riguarda Tropea oggi, ma che interessa già molte delle principali destinazioni turistiche italiane: come continuare a crescere senza espellere progressivamente la comunità residente?

Turismo in crescita, case fino a 10mila euro al mq

L’approfondimento pubblicato sulle pagine Sud del Sole 24 Ore racconta una Tropea proiettata verso le 600mila presenze complessive, con un turismo internazionale e ad alta capacità di spesa in crescita, oltre 100mila pernottamenti nei sette-otto mesi negli alberghi a 4 e 5 stelle e valori immobiliari che, per appartamenti ristrutturati nel borgo con affaccio sul mare, possono raggiungere i 10mila euro al metro quadrato. Sono numeri importanti, che testimoniano il percorso compiuto dalla città e la crescente capacità attrattiva della destinazione.

La crescita non si misura solo con le presenze

Ma dentro questi stessi numeri emerge il vero tema posto dal sindaco: la crescita non può essere misurata soltanto attraverso il numero delle presenze, il valore degli immobili o la capacità di spesa dei visitatori. Deve essere misurata anche attraverso la capacità di una città di continuare ad essere abitata dai propri cittadini.

Il paradosso: cresce il turismo, diminuiscono i residenti

È questo il dato che più preoccupa. Negli ultimi dieci anni Tropea ha perso circa 1.500 residenti. Una dinamica che si accompagna alla crescita delle presenze turistiche, dei posti letto, delle seconde case e dei valori immobiliari.

“Il turismo – sottolinea Macrì – è la nostra principale risorsa e dobbiamo continuare a farlo crescere, migliorandone sempre più la qualità. Ma dobbiamo avere la capacità di governarne gli effetti. Una città bellissima, ricca di turisti e di strutture ricettive, ma progressivamente priva dei propri residenti, rischierebbe di perdere proprio quella identità che la rende attrattiva”.

Un laboratorio per prevenire il fenomeno

Il problema è particolarmente evidente per le giovani coppie e per chi vive e lavora stabilmente sul territorio: l’aumento dei valori immobiliari e la maggiore redditività delle locazioni turistiche possono rendere sempre più difficile trovare un’abitazione per tutto l’anno a condizioni sostenibili. Tropea rappresenta oggi in Calabria uno dei casi nei quali questo fenomeno è più evidente e può, proprio per questo, diventare un laboratorio utile per comprenderlo prima che assuma dimensioni analoghe in altre destinazioni turistiche della regione.

Lo scontro con Porro sui dati nazionali

Nel dibattito nazionale sugli affitti brevi vengono richiamati dati secondo i quali gli immobili con annunci online destinati alle locazioni brevi rappresenterebbero appena l’1,4% del patrimonio abitativo italiano e soltanto il 2,2% proverrebbe da precedenti locazioni a lungo termine. Numeri richiamati anche dal giornalista Nicola Porro nel dibattito sulla possibile regolamentazione del settore.

“Non contesto il dato in sé – osserva Macrì – ma il modo in cui viene utilizzato. Una media nazionale non può essere sbandierata per dimostrare che il mercato abitativo sia lontano da condizioni di squilibrio e che, quindi, non esista un problema di accesso alla casa per i residenti. Significa mettere insieme realtà territoriali profondamente diverse ottenendo una fotografia che può anche essere statisticamente corretta, ma che non rappresenta ciò che accade nelle aree sottoposte a fortissima pressione turistica”. Il fenomeno, infatti, non è distribuito uniformemente sul territorio nazionale. Si concentra soprattutto nelle città d’arte, nei grandi poli turistici e nelle piccole destinazioni ad altissima intensità turistica, dove anche poche centinaia di immobili sottratti alla residenzialità ordinaria possono incidere profondamente sull’equilibrio abitativo e sociale.

1.500 tropeani in meno in dieci anni

Tropea ne è un esempio emblematico. “Abbiamo perso circa 1.500 residenti tropeani in dieci anni, mentre aumentano presenze, posti letto, seconde case e valori immobiliari. Applicare a una realtà di queste dimensioni la media dell’intero patrimonio immobiliare italiano significa semplicemente non vedere il fenomeno nella sua dimensione territoriale”.

Nessuna demonizzazione degli affitti brevi

Il sindaco chiarisce anche un punto essenziale: nessuna demonizzazione degli affitti brevi, che rappresentano una componente importante dell’economia turistica, né tantomeno una compressione indiscriminata del diritto di proprietà. Il problema nasce quando, in determinati territori, la pressione del mercato turistico raggiunge livelli tali da rendere sempre più difficile soddisfare le esigenze abitative primarie della popolazione residente. “Se una giovane coppia che vive e lavora a Tropea non riesce più a trovare una casa a condizioni sostenibili ed è costretta a trasferirsi altrove, mentre quello stesso immobile trova immediatamente collocazione sul mercato turistico, abbiamo un problema reale. E quel problema non scompare perché la percentuale nazionale è bassa”.

L’appello: ascoltare i sindaci, non solo le associazioni di categoria

Per Macrì, proprio per questo, il confronto sulla futura disciplina non può essere circoscritto alle associazioni di categoria. “Gli operatori economici devono essere ascoltati e coinvolti, ma i sindaci rappresentano le comunità sulle quali questi fenomeni producono concretamente i loro effetti. Se si vuole comprendere davvero il problema della residenzialità nelle destinazioni turistiche, bisogna ascoltare chi quei territori li amministra ogni giorno”. Anche l’Europa si sta occupando della materia. Per il sindaco è un’occasione che deve essere affrontata senza contrapposizioni ideologiche e soprattutto evitando regolamentazioni indistinte. “Non servono divieti generalizzati. Servono dati, indicatori territoriali e strumenti proporzionati. Le politiche pubbliche serie non si costruiscono sulle medie, ma sulle differenze”.

Un campanello d’allarme anche per i comuni vicini

Gli effetti del fenomeno non si fermano, peraltro, ai confini amministrativi di Tropea. Da anni una parte di coloro che lasciano la città trova casa nei comuni vicini, in particolare a Parghelia, Santa Domenica di Ricadi e Drapia, dove il mercato immobiliare presenta ancora condizioni relativamente più accessibili. Nell’immediato questa dinamica può rappresentare persino un’opportunità per i territori limitrofi, ma costituisce contemporaneamente un segnale da non sottovalutare: ciò che oggi è particolarmente evidente a Tropea potrebbe manifestarsi domani, con la crescita turistica, anche negli altri centri della Costa degli Dei. Per questo intervenire oggi non significa frenare lo sviluppo, ma evitare di dover rincorrere domani fenomeni ormai divenuti strutturali.

Il modello Toscana come possibile riferimento

La Toscana ha già intrapreso una strada normativa volta a riconoscere ai territori maggiormente interessati dal fenomeno strumenti differenziati di governo delle locazioni turistiche. È un’esperienza che, secondo Macrì, merita di essere approfondita anche in Calabria, senza automatismi e tenendo conto delle peculiarità regionali.

Fiducia in Occhiuto

“Sono convinto che il presidente Roberto Occhiuto abbia la sensibilità e la visione necessarie per affrontare anche questa questione. Non chiediamo una disciplina contro il turismo o contro la proprietà privata. Chiediamo di poter governare gli effetti del successo turistico laddove essi producono squilibri concretamente misurabili. Tropea – conclude il sindaco – può rappresentare un laboratorio utile. Dobbiamo continuare a crescere, ma dobbiamo farlo mantenendo un equilibrio. Il turismo deve creare ricchezza per una comunità, non sostituirsi alla comunità. Una destinazione senza residenti può continuare ad avere visitatori, ma smette lentamente di essere una città. Ed è esattamente questo che vogliamo evitare”.

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