La stanza dell’assessore ai Lavori pubblici, Francesco Colelli, è diventata una sorta di vetrina del degrado: tubi arrugginiti, pezzi di condotte fradici, saracinesche consumate dal tempo. Reperti che raccontano meglio di qualsiasi relazione tecnica il disastro in cui versa la rete idrica di Vibo Valentia. Negli ultimi giorni le perdite visibili in città sono state almeno una decina. Abbastanza per abbassare il livello dei serbatoi e provocare disagi soprattutto nelle zone alte del centro urbano, dove l’acqua è arrivata con difficoltà e a tratti è mancata del tutto. L’emergenza, però, è rientrata grazie a una settimana di lavoro continuo da parte dei tecnici comunali, degli operai della manutenzione e delle ditte incaricate, intervenuti in più punti della città per tamponare le falle che si aprivano lungo le condotte.
Le squadre impegnate sul territorio hanno toccato con mano una situazione critica fatta di tubazioni obsolete, rattoppi accumulati negli anni e dispersioni continue di acqua pubblica che finiscono nel sottosuolo.
Guasti contemporanei sulle condotte principali
Un’emergenza che non nasce oggi. Da decenni si parla del rifacimento della rete idrica cittadina, della separazione tra acque bianche e nere e del cosiddetto “progetto Maione”, finanziato circa vent’anni fa ma partito concretamente soltanto negli ultimi mesi. Un intervento strategico che prevede il rifacimento di diversi tratti della rete, la separazione delle condotte fognarie e il collettamento di zone che fino ad oggi ne erano prive. “Abbiamo una rete idrica estremamente antiquata e vetusta”, spiega l’assessore Colelli. “Le perdite si verificano ogni giorno in vari punti della città e delle frazioni. Questa volta, però, abbiamo avuto quattro guasti contemporanei su condotte importanti”.
L’assessore entra nel dettaglio degli interventi effettuati: “Una perdita agli Ottocannali su una condotta da 160, una a Vico Pietà su una tubazione da 120, un’altra in via Roma dove si era rotta una saracinesca da 160 e poi il guasto davanti al Rosario. Abbiamo approfittato della chiusura del serbatoio per eseguire un intervento straordinario su più perdite contemporaneamente. Ora la rete è tornata in pressione”.
Non più rattoppi, ma sostituzione dei tubi
Il problema maggiore si è registrato nella parte alta della città. “Quando la rete non è in pressione – spiega ancora Colelli – l’acqua non riesce a raggiungere le zone più elevate e tende naturalmente a scendere verso il basso. Con gli interventi eseguiti siamo riusciti a ristabilire il carico”. Ma il punto, secondo l’assessore, è soprattutto il cambio di metodo negli interventi. “In passato si interveniva con le cosiddette “cravatte”, semplici rattoppi sulle perdite. Era come mettere una toppa sulla camera d’aria bucata di una bicicletta lasciando però la gomma vecchia. Noi invece stiamo sostituendo interi tratti di condotta con tubi in polietilene, più resistenti e più adatti anche agli smottamenti del terreno”.
Le nuove tubazioni vengono installate con sistemi di termosaldatura a caldo, una tecnica che l’amministrazione considera più affidabile rispetto agli interventi tampone del passato. Una strategia che punta a ridurre le emergenze continue, anche se il quadro generale resta pesante: una rete colabrodo, milioni di litri dispersi ogni anno e decenni di ritardi amministrativi che oggi presentano il conto alla città.




