La lentezza amministrativa. Un problema annoso a Vibo Valentia dove la stagnazione strutturale colpisce soprattutto due settori chiave: urbanistica e patrimonio. Qui, più che altrove, la macchina comunale appare inceppata, incapace di trasformare indirizzi politici in atti concreti, progetti in cantieri, idee in servizi. Il risultato è una città che perde occasioni, mentre le pratiche si arenano tra uffici, rinvii e passaggi procedurali infiniti. E non stiamo parlando del settore Lavori pubblici, che continua a paralizzare la città e merita un capitolo a parte e un approfondimento specifico. Problemi tali che meritano un’analisi autonoma. Qui l’attenzione si concentra esclusivamente su urbanistica e patrimonio, due comparti altrettanto strategici che appaiono oggi in evidente difficoltà.
Il PSC non si muove e i fondi restano sulla carta
Uno dei casi più emblematici riguarda il Piano Strutturale Comunale (Psc). Da mesi si attende una revisione puntuale per introdurre modifiche capaci di rilanciare il centro storico, come l’apertura alle attività artigianali. Non si tratta di un dettaglio tecnico, ma di una leva economica collegata a strumenti di finanziamento come il programma Metro Plus, destinato alla rigenerazione urbana dei centri storici. Eppure, la modifica normativa non arriva mai a compimento. Il punto critico è sempre lo stesso: documenti che vengono predisposti, osservazioni che vengono formulate, ma iter che non si chiudono. Il risultato è la perdita di opportunità di finanziamento e la mancata attivazione di interventi potenzialmente strategici per il rilancio del centro urbano.
Patrimonio comunale: il grande sconosciuto
Se l’urbanistica è ferma, il patrimonio comunale è quasi inesplorato. Il Comune, secondo quanto trapela dagli uffici di palazzo Luigi Razza, non dispone ancora di un quadro completo e aggiornato dei propri beni: terreni, immobili, edifici pubblici e aree strategiche. Il paradosso è evidente: non conoscere in modo sistematico ciò che si possiede significa non poterlo valorizzare. E quindi rinunciare a possibili entrate, partnership, riqualificazioni. Il censimento del patrimonio, che dovrebbe essere il punto di partenza per una gestione moderna ed efficiente, risulta ancora incompleto o comunque non tradotto in una strategia operativa.
Cimiteri e project financing: un’occasione bloccata
Un altro esempio riguarda la gestione dei cimiteri comunali. Da oltre un anno è sul tavolo una proposta di project financing per la riqualificazione e l’efficientamento del servizio: lampade votive, automazione degli accessi, videosorveglianza e riduzione dei costi energetici e gestionali per l’ente. Un’operazione potenzialmente vantaggiosa per il Comune, che consentirebbe di ridurre spese correnti e migliorare i servizi senza oneri diretti immediati. Eppure anche qui il percorso si è fermato: studi di fattibilità, passaggi tecnici e valutazioni che non si traducono in una procedura di gara. Nel frattempo, si procede comunque con altri interventi sui cimiteri, senza una visione integrata. Il rischio è evidente: intervenire senza coordinamento significa duplicare costi e perdere l’opportunità di un modello gestionale più efficiente.
Burocrazia o politica? Il nodo vero
La domanda centrale resta inevasa: il blocco dipende dalla burocrazia o dalla politica? Da un lato, gli uffici appaiono sovraccarichi, frammentati, con pratiche che si accumulano e percorsi decisionali lunghi. Dall’altro, emerge una evidente debolezza di programmazione politica e di coordinamento tra indirizzo amministrativo e gestione tecnica. Il risultato è un corto circuito: la politica non indirizza con sufficiente forza e continuità, la macchina amministrativa non accelera, e le pratiche restano sospese. Anche se non bisogna escludere che alla base di tutto vi sia una conclamata incapacità a esercitare tali ruoli. In ogni caso spetta a chi amministra dare risposte ai cittadini.
Una città che perde tempo (e risorse)
Il punto non è solo tecnico, è soprattutto strategico. Ogni ritardo su urbanistica e patrimonio significa: perdita di finanziamenti pubblici; mancata valorizzazione dei beni comunali; servizi inefficienti e costosi e occasioni di sviluppo non colte
Il problema di Vibo Valentia non è tanto la mancanza di idee ma quando queste ci sono vengono bloccate, non vengono tradotte in atti. Finché urbanistica e patrimonio resteranno intrappolati tra procedure, rinvii e assenza di una regia politica forte, la macchina amministrativa continuerà a muoversi a vuoto e a farne le spese continueranno ad essere i cittadini.



