A Palazzo Luigi Razza il clima è diventato pesantissimo. Dopo l’incendio dell’auto del dirigente comunale Andrea Nocita, avvenuto ieri notte nel parcheggio della stazione ferroviaria di Vibo-Pizzo a poche settimane dalla violenta aggressione subita dallo stesso dirigente, dentro il Comune di Vibo Valentia la preoccupazione si è trasformata apertamente in allarme. Non più soltanto solidarietà formali o dichiarazioni di rito. Questa volta la sensazione è che qualcosa si sia incrinato definitivamente dentro la macchina amministrativa dell’ente.
Vertice in Prefettura e riunione a Palazzo Luigi Razza
La gravità della situazione è emersa chiaramente anche questa mattina, quando in Prefettura si è riunito il Comitato provinciale per l’ordine e la sicurezza pubblica. Contemporaneamente, dentro il Comune, si è svolta una riunione straordinaria dei dirigenti convocata dal segretario generale Domenico Libero Scuglia. Un incontro nato ufficialmente per manifestare vicinanza al collega Andrea Nocita, ma che nei fatti ha fatto emergere tutta la tensione che ormai attraversa gli uffici comunali.
“Non ho assolutamente idea di quello che sta succedendo, ma così non va bene”, ha ammesso Scuglia, visibilmente turbato. Parole che fotografano il clima interno molto più di qualsiasi nota ufficiale.
“Il segnale sembra essere uno”
A colpire sono soprattutto le riflessioni del capo della burocrazia comunale sulla sequenza degli episodi che hanno interessato Nocita: prima l’aggressione con un bastone, poi il rogo dell’auto, entrambi nella stessa zona e a distanza di appena tre settimane. “L’accanimento è grave”, osserva Scuglia. E poi arriva la frase che pesa come un macigno: “Il segnale sembra essere uno: non devi venire più a Vibo”. Un’affermazione fortissima, che racconta il livello di pressione percepito dentro Palazzo Luigi Razza. Perché detta dal segretario generale del Comune significa che ormai il timore non è più confinato alle conversazioni private, ma entra apertamente nel dibattito pubblico e istituzionale.
“Un territorio pervaso dalla criminalità”
Scuglia descrive senza troppi giri di parole un territorio segnato da una pressione criminale crescente. Ricorda il numero di interdittive antimafia, le attività commerciali chiuse, i provvedimenti che il Comune si trova a gestire continuamente. “Chiudiamo attività, negozi, pompe funebri. Significa che c’è una pervasività criminale evidente”, dice. Ed è qui che il caso Nocita assume un significato ancora più pesante. Perché la sensazione che emerge è quella di un apparato burocratico sotto pressione, chiamato ogni settimana a gestire atti delicati e decisioni che inevitabilmente toccano interessi enormi.
La paura dentro gli uffici comunali
Intanto le RSU hanno convocato un’assemblea del personale dipendente per mercoledì prossimo. Anche questo è un segnale forte. Significa che la tensione non riguarda più soltanto i dirigenti, ma attraversa ormai l’intero ente. “Non c’è tranquillità”, ammette ancora Scuglia. Una frase semplice, ma che detta dal capo della struttura amministrativa assume un peso enorme. Perché quando dentro un Comune capoluogo viene meno la serenità di chi lavora negli uffici pubblici, allora il problema non è più soltanto la sicurezza personale di un dirigente. Diventa una questione istituzionale. Ed è proprio qui che si gioca la partita più delicata: la credibilità dello Stato, la tenuta della pubblica amministrazione e la capacità delle istituzioni di non lasciare spazio alla paura.
Adesso servono risposte immediate, indagini rapide e massima trasparenza. Perché la sensazione sempre più diffusa è che il livello dello scontro si stia alzando. E Vibo Valentia non può permettersi che il silenzio diventi più forte delle istituzioni.



