Stamane Vibo Valentia ha scelto di far sentire la propria voce. Le saracinesche di gran parte degli esercizi commerciali sono rimaste abbassate in segno di solidarietà agli autotrasportatori e agli agricoltori, da giorni impegnati nei presidi agli ingressi autostradali e lungo le principali strade della Calabria. Una mobilitazione che non riguarda più soltanto chi guida un tir o lavora la terra, ma coinvolge un sistema economico sempre più in difficoltà.
I commercianti vibonesi si sono ritrovati allo svincolo autostradale di Sant’Onofrio, scegliendo di unirsi alla protesta in una giornata segnata dall’attesa per l’esito dell’incontro di Milano tra il ministro Matteo Salvini e le delegazioni degli autotrasportatori. Il confronto istituzionale è chiamato a dare risposte a una categoria che denuncia costi ormai insostenibili, a partire dal carburante.
Saracinesche chiuse, una protesta che si allarga
La partecipazione dei commercianti rappresenta un passaggio significativo. Abbassare le serrande, anche soltanto per una giornata, significa rinunciare agli incassi e mettere in gioco il proprio lavoro. Una scelta che rende ancora più evidente la portata del disagio e la preoccupazione di chi, tra costi di gestione, forniture e rincari, fatica a mantenere in equilibrio la propria attività. Ma dietro il gesto di solidarietà c’è anche una rivendicazione diretta. “Non è soltanto solidarietà: i prezzi alle stelle penalizzano anche noi. Non possiamo permetterci il lusso di avere i negozi chiusi”, è il senso del messaggio che accompagna la mobilitazione. Una contraddizione che racconta bene la situazione: i commercianti sostengono le ragioni di camionisti e agricoltori, ma sono essi stessi vittime di una crisi che riduce i margini e mette a rischio la tenuta delle imprese.
Dal carburante ai prezzi, il conto arriva a tutti
Il caro trasporti non resta confinato alle aziende che movimentano le merci. Si riflette sui costi di approvvigionamento, sulle consegne e, direttamente o indirettamente, sui prezzi finali. Gli agricoltori denunciano il peso delle spese di produzione e la difficoltà di ottenere remunerazioni adeguate per i prodotti della terra. Gli autotrasportatori segnalano l’insostenibilità dei costi di esercizio. I commercianti si ritrovano stretti tra forniture più care e consumatori sempre meno disposti, o in grado, di spendere.
È questa la ragione per cui la protesta sta allargando la propria base. Non si tratta più soltanto di una vertenza di categoria, ma di una questione che investe l’economia reale, soprattutto in un territorio come quello vibonese, dove tante piccole attività rappresentano una fonte essenziale di reddito e occupazione.
Presidio tranquillo, vigilanza delle forze dell’ordine
La manifestazione allo svincolo di Sant’Onofrio si è svolta nella massima tranquillità. Le forze di polizia continuano a vigilare sull’area per prevenire eventuali tensioni e garantire che la mobilitazione prosegua senza incidenti. Intanto, l’attenzione resta rivolta a Milano. Dall’incontro con Salvini si attendono indicazioni concrete sulle misure a sostegno dell’autotrasporto. Per i commercianti vibonesi, come per agricoltori e camionisti, non bastano le dichiarazioni: servono interventi capaci di incidere sui costi e di restituire un minimo di certezza a chi lavora.
Le saracinesche abbassate di stamane consegnano così un messaggio che va oltre la solidarietà. Quando anche chi vive di vendite quotidiane decide di fermarsi, il disagio ha ormai superato i confini delle singole categorie. E il rischio è che, senza risposte tempestive, a pagare il prezzo più alto siano ancora una volta le imprese più piccole e le famiglie.




