Vibo Marina, il Consiglio delle incognite: acquario, rischio industriale e oleodotto Eni. Un dossier senza bussola

Tra sicurezza, sviluppo e infrastrutture strategiche, l'aula chiamata a discutere (lunedì 22 giugno) problemi enormi mentre manca una visione complessiva per il futuro del porto e della città

Il prossimo Consiglio comunale di Vibo Valentia (convocato per il 22 giugno ore 9) si presenta come uno dei più delicati degli ultimi mesi. Non tanto per il numero dei punti all’ordine del giorno, quanto per il peso delle questioni che approdano in aula e che riguardano direttamente il futuro di Vibo Marina, la sicurezza dei cittadini e, senza fare passare in secondo piano, la credibilità della programmazione amministrativa.

Sul tavolo dell’assemblea di Palazzo Luigi Razza arriva, infatti, un vero e proprio concentrato di criticità: il contestato progetto dell’acquario nell’area ex Basalti Energia, l’aggiornamento del Piano di Emergenza Esterna della Meridionale Petroli, la richiesta di chiarimenti sul deposito costiero ENI, la delocalizzazione dell’oleodotto che attraversa l’arenile di Vibo Marina, le emergenze infrastrutturali, le opere di somma urgenza e una lunga serie di problemi che attendono ancora risposte concrete.

L’acquario e le troppe domande senza risposta

La questione destinata ad accendere maggiormente il dibattito politico è certamente quella relativa alla realizzazione dell’acquario comunale nell’area ex Basalti Energia. L’interrogazione presentata dall’opposizione di centrodestra mette in fila una serie di interrogativi che da mesi accompagnano il progetto e che oggi approdano ufficialmente nell’aula consiliare. Ma al di là degli aspetti tecnici, amministrativi e autorizzativi, il nodo politico è un altro: come si può immaginare di costruire uno dei principali progetti simbolo del rilancio turistico di Vibo Marina senza aver prima sciolto tutte le questioni che riguardano l’area interessata?

La sensazione è che si continui a procedere per annunci e suggestioni mentre restano aperti interrogativi fondamentali sulla compatibilità dell’intervento con il contesto circostante e con le infrastrutture industriali presenti nella zona. Una vicenda che rischia di trasformarsi nell’emblema di una programmazione che appare ancora incompleta e priva di un quadro strategico definito.

Il nodo sicurezza e Meridionale Petroli

Ma il vero cuore politico del Consiglio sarà probabilmente rappresentato dal dibattito sul Piano di Emergenza Esterna della Meridionale Petroli. La scadenza delle osservazioni fissata per il 28 giugno si avvicina e il Consiglio comunale è chiamato a confrontarsi su un tema che riguarda direttamente la sicurezza pubblica, il rischio industriale e la pianificazione del territorio. La discussione assume un valore ancora più rilevante perché l’ordine del giorno chiede contestualmente un’informativa sullo stato del Piano di Emergenza Esterna del vicino deposito costiero Meridionale Petroli.

Due questioni che si intrecciano inevitabilmente e che riportano al centro una domanda che Vibo Marina si trascina da anni: quale futuro si immagina per un territorio che continua a convivere con importanti infrastrutture energetiche e petrolifere? Il rischio è che ancora una volta si affrontino singoli procedimenti senza inserirli all’interno di una riflessione più ampia sul modello di sviluppo della frazione marina.

L’oleodotto Eni, un nodo che torna al pettine

In questo contesto assume particolare significato anche l’ordine del giorno sulla delocalizzazione dell’oleodotto Eni presente sull’arenile di Vibo Marina. Una questione storica, e quasi mai richiamata nel dibattito pubblico, che torna adesso all’attenzione del Consiglio comunale come elemento centrale per il futuro del waterfront e per le prospettive di valorizzazione turistica della costa. Ma in questo caso non si tratta soltanto di un’infrastruttura da spostare. Si tratta di capire quale identità si voglia costruire per Vibo Marina nei prossimi decenni.

Per questo motivo il tema non può essere affrontato come una semplice rivendicazione politica, ma dovrebbe rappresentare il punto di partenza di una strategia complessiva capace di mettere insieme sicurezza, ambiente, turismo, sviluppo economico e qualità urbana.

Emergenze quotidiane e interventi tampone

Accanto ai grandi temi strategici, il Consiglio sarà chiamato a discutere anche delle emergenze che continuano a segnare il territorio. Dal degrado del Fosso Antonucci (liquami neri che continuano a morire nell’arenile) alle condizioni del campetto di Piscopio, dall’illuminazione pubblica alla riapertura della scuola Buccarelli, fino alla proposta di trasferimento del mercato settimanale di Vibo Marina.

A questi si aggiungono i provvedimenti relativi alle opere di somma urgenza sulla rete fognaria di Bivona e nella zona di Cancello Rosso, interventi che testimoniano ancora una volta come una parte consistente dell’azione amministrativa continui a muoversi inseguendo emergenze anziché attraverso una programmazione ordinaria.

Un Consiglio che misura il peso della politica

Più che una semplice seduta consiliare, quella del 22 giugno si presenta come una verifica politica sullo stato di salute della città e sulla capacità dell’amministrazione di governarne le trasformazioni. L’impressione è che in aula arrivi un enorme contenitore di problemi accumulati nel tempo: sicurezza industriale, grandi opere, infrastrutture energetiche, degrado urbano, servizi pubblici, viabilità e rilancio turistico. Temi enormi, che richiederebbero una visione complessiva e una direzione precisa.

Perché il punto non è soltanto discutere dell’acquario, del Piano di Emergenza Esterna della Meridionale Petroli o della delocalizzazione dell’oleodotto Eni. Il punto è capire quale idea di futuro abbia oggi l’amministrazione per Vibo Marina e per l’intera città.

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