Quattordici colpi di pistola contro due furgoni della Bartolini, nella zona industriale di Vibo Valentia. Un episodio inquietante che riaccende l’attenzione sulle intimidazioni ai danni delle attività economiche e sulla presenza della criminalità organizzata nel territorio. Di fronte a quanto accaduto, La Tazzina della Legalità, guidata da Sergio Gaglianese, lancia un appello che va oltre la solidarietà alle vittime e chiama in causa l’intera comunità: “Vibo Valentia, non bastano le fiaccole. È tempo di ridestarsi”.
La legalità non si esaurisce nelle manifestazioni
La solidarietà a chi lavora, investe e continua a credere in questo territorio non basta, secondo l’associazione, se non si accompagna a una presa di coscienza collettiva. Commemorazioni, fiaccolate e festival della legalità rappresentano iniziative importanti, ma non possono diventare l’unica risposta alla criminalità organizzata. La Tazzina della Legalità sottolinea come il contrasto alla criminalità non possa essere delegato esclusivamente alla magistratura e alle forze dell’ordine, chiamate a garantire indagini, repressione e sicurezza. Accanto all’azione dello Stato serve una società capace di intervenire sul contesto culturale, sociale ed economico nel quale le organizzazioni criminali continuano a trovare spazio.
La rivoluzione deve partire dalla società
Il messaggio è diretto soprattutto alle coscienze, alle scuole, alle famiglie, alle imprese, alle professioni, alle associazioni e alle istituzioni. Una comunità che non si volti dall’altra parte, che non lasci soli gli imprenditori intimiditi, che sostenga chi denuncia e che non scambi il silenzio per prudenza. L’appello richiama anche la responsabilità della classe dirigente, chiamata a produrre risposte concrete e non soltanto iniziative simboliche. Vibo Valentia, sostiene La Tazzina della Legalità, ha bisogno di una nuova stagione, di cittadini protagonisti e di una società civile capace di ritrovare il coraggio di intervenire.
«È arrivato il momento della ridestanza»
È questo il significato della parola scelta per sintetizzare la mobilitazione: ridestarsi, rompere l’indifferenza, superare la rassegnazione e contrastare quelle complicità culturali e sociali che, anche involontariamente, possono finire per alimentare il potere criminale. La ‘ndrangheta, viene ribadito, si combatte anche nei luoghi di lavoro, nelle scuole, nelle istituzioni e nelle scelte quotidiane. Ma soprattutto attraverso la capacità di costruire alternative alla cultura mafiosa, restituendo dignità, opportunità e futuro a chi vuole vivere onestamente nella propria terra. La conclusione dell’appello è un messaggio che interpella direttamente Vibo e la Calabria: non basta manifestare contro la criminalità, occorre ribellarsi culturalmente, socialmente ed economicamente alla sua presenza.
“Perché la legalità non può essere soltanto celebrata. Deve essere praticata. E questa volta non possiamo limitarci ad accendere una fiaccola. Dobbiamo accendere le coscienze”. È l’arduo compito che La Tazzina della Legalità ha deciso di assumersi, nel tentativo di trasformare la denuncia in una concreta responsabilità collettiva.



