Ieri mattina, all’ombra dell’ospedale “Jazzolino”, la mobilitazione promossa dall’Osservatorio civico “Città Attiva” ha dato voce a una crisi che rischia di lasciare un vuoto incolmabile nel tessuto sanitario vibonese: quella della Casa della Carità. La Fondazione, pilastro storico della riabilitazione extraospedaliera accreditata, ha rotto il silenzio per denunciare uno stallo amministrativo che sta strangolando l’attività ordinaria. Al centro della protesta, il mancato versamento dei rimborsi per le prestazioni già erogate in convenzione con il Servizio Sanitario Regionale.
Un paradosso burocratico
Il dato più allarmante emerso durante il presidio riguarda la natura del blocco. Secondo i vertici della struttura, non si tratterebbe di una carenza di liquidità nelle casse regionali, quanto di una paralisi burocratica. “In sessant’anni di storia non abbiamo mai vissuto una criticità simile”, ha dichiarato con amarezza il presidente della Fondazione, Ferdinando Pietropaolo. “I nostri dipendenti sono sempre stati retribuiti con regolarità, ma oggi siamo al limite. La procrastinazione non dipende dalla mancanza di fondi, ma dall’assenza degli atti amministrativi necessari per sbloccarli”.
I numeri della crisi
La sofferenza della Casa della Carità si traduce in cifre che “pesano come macigni sul territorio: 45 dipendenti, professionalità che oggi vivono nell’incertezza economica; 40.000 ore di prestazioni, con il fabbisogno stimato che la struttura cerca di coprire a fronte di liste d’attesa interminabili; zero risposte sull’ampliamento, visto che, nonostante l’iter per il potenziamento dei servizi si sia concluso nell’aprile 2025, dal sistema sanitario non è ancora giunta alcuna comunicazione ufficiale”.
L’allarme del direttore: “A rischio i pazienti più piccoli”
Il direttore Giuseppe Lo Gatto ha rincarato la dose, sottolineando come l’eventuale sospensione delle terapie colpirebbe le fasce più fragili, a partire dai minori inseriti in percorsi riabilitativi complessi. Per questi pazienti, un’interruzione del trattamento non è solo un disguido logistico, ma un regresso clinico potenzialmente irreversibile. “Chiediamo solo normalità”, ha ribadito Lo Gatto. “Senza certezze, un presidio vitale per l’intera provincia di Vibo Valentia rischia la chiusura definitiva”.


