La giornata di ieri, domenica 19 aprile, ha offerto spunti di riflessione importanti. Molti lo hanno pensato, ma come spesso accade in questa città, pochi riescono a metterci la faccia. La polemica esplosa sul Parco Urbano – dalla denuncia dei gruppi di opposizione fino all’intervento del parlamentare Giuseppe Mangialavori e alla replica del Comune – è solo l’ultimo episodio di una crisi più ampia.
Un dibattito che nasconde il problema vero
Ridurre tutto a una questione di erba alta o manutenzione significa fermarsi alla superficie. Il Parco Urbano è solo uno dei tanti segnali di un sistema che da anni mostra limiti evidenti, indipendentemente dai colori politici. Centrosinistra oggi, centrodestra ieri: il risultato non cambia.
Negli ultimi cinque anni sono stati spesi oltre 180 milioni di euro, utilizzando le varie misure dei cosiddetti fondi della coesione. Eppure, tra opere incompiute, piazze senza identità e interventi che si deteriorano rapidamente, il segno di questi investimenti resta difficile da individuare. Mi astengo ovviamente da ogni commento sul decoro urbano: gli sfregi più evidenti si stagliano in piazza Luigi Razza (o Santa Maria) e in piazza San Leoluca. Tollerati da tutte le amministrazioni che fino ad oggi si sono alternati alla guida di Vibo Valentia. Tutti hanno trovato comodo nascondersi dietro la cosiddetta Sovrintendenza Archeologica.
Dalla Meridionale Petroli alle aree industriali
L’elenco è lungo: il caso della Meridionale Petroli rappresenta una delle principali contraddizioni. Una partita strategica gestita senza una direzione chiara. Il risultato finale lungo questo percorso non può che essere uno solo: affossare gli unici progetti concreti per il risveglio turistico di Vibo Marina e dell’intero territorio. E come chiudere gli occhi di fronte al vecchio cementificio? Un simbolo evidente dell’incapacità della politica di imporre una bonifica, una trasformazione in sintonia con una costa dalle potenzialità turistiche straordinaria che la politica ha deciso di consegnare all’industria povera e fallimentare? E mentre si parla di turismo, si affacciano nuove ipotesi di impianti per lo smaltimento di residui industriali. Non va meglio sul fronte produttivo. A Vibo Marina, al netto di poche realtà metalmeccaniche, manca una vera infrastruttura di collegamento tra porto e area industriale. Senza una viabilità adeguata, ogni progetto di sviluppo portuale resta sulla carta, tra annunci e contraddizioni.
Le aree abbandonate e le occasioni perse
L’area ex fiera di Portosalvo è l’emblema di un declino che dura da decenni. Disinteresse, abbandono: ettari di terreno trasformati in una distesa di sterpaglie e rifiuti, senza che nessuna amministrazione abbia mai invertito la rotta. Un’area di proprietà privata certo, ma il decoro e lo sviluppo del territorio è in capo alle amministrazioni locali, alla politica che governa i processi. Un degrado che fa da contraltare al “mausoleo” dell’ex area industriale, in un susseguirsi di spazi inutilizzati, capannoni pagati con soldi pubblici e oggi cadenti. Un imbroglio storico spesso nascoso dietro il paravento delle crisi che negli anni si sono susseguiti.
E poi il “Pennello”, quartiere abusivo costruito sulla sabbia e mai davvero affrontato: un nodo irrisolto che racconta l’incapacità e il coraggio di decidere per resistenze trasversali sia di destra che di sinistra.
Patrimonio dimenticato e assenza di visione
E delle aree archeologiche ne vogliamo parlare? Dai segni lasciati da Greci, Romani e Normanni agli immobili di pregio che cadono a pezzi o restano inutilizzati, senza uno straccio di progetto. Il Sistema Bibliotecario, che dovrebbe essere simbolo di risveglio culturale, utilizzato da tutti a proprio piacimento, chiuso e dimenticato. Perché quando la casa brucia i topi scappano. Le ville pubbliche versano in condizioni che parlano da sole. E quando qualche struttura viene recuperata o utilizzata, troppo spesso finisce per essere percepita come una mancetta elettorale, più che come parte di una strategia organica di sviluppo. È questo il punto più critico: l’assenza totale di una visione.
Coraggio e capacità non colore politico
Qui non è più una questione di schieramenti. È un problema di coraggio e di responsabilità. Serve un bagno di umiltà collettivo, perché Vibo Valentia non può continuare a galleggiare tra degrado e occasioni perse. Chi è in grado di affrontare questa sfida si faccia avanti. Chi non ha idee, chi non ha visione, chi non ha il coraggio di cambiare davvero le cose, dovrebbe avere almeno la lucidità di farsi da parte.


