Maria Josè Rottura e “L’urlo del silenzio”: la poesia come riscatto dalla fragilità

La poetessa di Acquaro racconta il percorso interiore che ha dato vita alla sua opera pubblicata nella collana “I Diamanti della Poesia” di Aletti Editore

Nasce da una frattura insanabile, “L’urlo del silenzio” di Maria Josè Rottura. L’opera – pubblicata nella collana “I Diamanti della Poesia” dell’Aletti Editore – è la testimonianza di una crepa interiore che costringe l’autrice a un equilibrio precario tra il dolore del silenzio e la necessità della parola.

“Questo titolo – racconta la poetessa, che vive ad Acquaro (Vibo Valentia) – nasce da un desiderio profondo e, allo stesso tempo, disperato di riscatto e redenzione. Vivevo nella totale convinzione che ciò che avevo da dire non era importante o alla pari delle opinioni altrui. Poi, un giorno qualcuno mi disse: A volte bisogna urlare per farsi sentire e quella frase ha cambiato completamente la mia prospettiva di pensiero”. Così, durante gli anni del liceo, questa incapacità di comunicare si trasforma in un’urgenza creativa e la scrittura diventa l’unica via d’uscita per una pressione interna altrimenti insostenibile.

“L’urlo evocato – scrive, nella Prefazione, il maestro Giuseppe Aletti, poeta, editore e formatore – non è un’esplosione liberatoria, è un grido trattenuto, un suono che rimane incastrato in gola e vibra sotto la pelle”. L’autrice esplora la collisione tra il desiderio di onnipotenza e la cruda realtà della fragilità umana, mettendo a nudo un io autentico, mosso dal bisogno ancestrale di essere visto e amato: “Ho sempre sentito l’esigenza di scrivere come vero e proprio strumento d’evasione dalle mie insicurezze”.

Strategia emotiva

In queste pagine, il tempo sembra essere un avversario implacabile. Per sopravvivere a questa pressione, la voce di Maria Josè adotta una vera e propria strategia emotiva: cambia pelle, cercando nella trasfigurazione poetica una protezione contro l’implacabilità del reale. “Bisogna andare dritti per la propria strada perché se il tempo è un avversario, può essere anche un alleato di grande valore”. L’opera si configura come un autentico riscatto personale: “Liberatoria”, la definisce l’autrice che, nei suoi versi, si concede la libertà di esplorare le zone più d’ombra della propria anima, superando ogni timore o senso di vergogna per rivendicare il valore della pura umanità e della speranza. “Scrivo solo delle mie emozioni. Prendo ciò che sento intimamente e cerco di trasformarlo in qualcosa di concreto in modo che forse anche chi legge possa sentirsi accomunato da tali pensieri”.

La silloge si muove su un doppio binario: da un lato invita a rallentare il pensiero per assaporare la bellezza e il dolore del mondo; dall’altro funge da “apripista”, liberando il sentiero per continuare a correre senza ostacoli. Il messaggio rivolto al lettore è un’esortazione al coraggio: la vulnerabilità, la rabbia e la sofferenza non vanno mai rinnegate, ma accolte come parti integranti della propria vita. “Bisogna davvero trovare il coraggio di “urlare”, prima a sé stessi e poi agli altri, che non siamo fragili e inutili, ma che siamo veri, che esistiamo e siamo degni di essere ascoltati e compresi”.

La presenza a Torino

“L’urlo del silenzio”, disponibile anche nella versione e-book, sarà in esposizione negli spazi Aletti Editore al Salone Internazionale del Libro di Torino, che tornerà ad animare il Lingotto Fiere dal 14 al 18 maggio 2026. “È un sogno – commenta la poetessa – sapere che qualcosa che hai scritto, che è parte di te, parteciperà ad un evento culturale di così grande rilevanza. Anni fa al liceo, visitai la fiera del libro in gita, e mi aggiravo ammirata tra tutte quelle pagine piene di desideri, fantasticando che un giorno, magari, sarebbe toccato anche a me. E pensare che a distanza di anni è veramente così è davvero incredibile ed emozionante”.

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