Crisi nello Stretto di Hormuz, traffici marittimi in picchiata

Il report “Port Infographics” di Assoporti e Srm segnala un forte rallentamento dei transiti, con un calo fino all’89% e circa 1.000 navi ferme nel Golfo
Stretto di Hormuz

Lo Stretto di Hormuz movimenta il 37% del petrolio mondiale via mare e il 28% del Gpl globale: le tensioni nell’area hanno provocato un calo dell’89% dei transiti giornalieri in pochi mesi. E’ quanto emerge dal nuovo numero del report “Port Infographics” realizzato da Assoporti ed Srm (Centro studi che fa capo al gruppo Intesa Sanpaolo).

Quasi 1.000 navi risultano ferme nel Golfo, per un valore stimato di 23,7 miliardi di dollari di merci trasportate, con impatti sulle catene globali di approvvigionamento. Il Canale di Suez, secondo il report di Assoporti e Srm, nel 2025 registra traffici ancora inferiori del 48% rispetto al 2022, mentre le rotte alternative via Capo di Buona Speranza allungano ancora fino al 120% le distanze percorse dalle navi. Le deviazioni delle rotte comportano un aumento fino a 20 giorni di navigazione aggiuntivi e rincari significativi dei costi logistici e del bunkeraggio.

Il quadro che emerge conferma la “solidità del sistema portuale italiano in un contesto internazionale estremamente complesso”, afferma il presidente di Assoporti Roberto Petri. Le analisi che “abbiamo condotto, grazie alla solida collaborazione con Assoporti, mettono in evidenza il valore strategico dei grandi chokepoint marittimi per l’economia globale”, spiega il direttore generale di Srm Massimo Deandreis. (Ansa)

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