Il termine ibrido deriva dal greco hybris, che indicava mescolanza innaturale o trasgressione dell’ordine naturale delle cose. Definizione che potrebbe descrivere icasticamente quanto avvenuto nella cittadina portuale nel corso della sua storia recente.
Una “sorella” di Pizzo e Tropea
Sarebbe potuta diventare la terza gemma del trilogy “Costa degli Dei”, assieme alle altre due perle: Pizzo e Tropea. La sua conformazione pianeggiante e la presenza di un importante porto con una lussureggiante collina alle spalle ne avrebbero potuto fare uno dei più importanti e attrattivi centri costieri del Tirreno Meridionale. Ma è andata diversamente. Negli anni del dopoguerra a Vibo Marina è nato e si è sviluppato un distretto industriale importante, anche se non costituito da un’industria “leggera”, bensì da depositi di prodotti petroliferi e da un grande impianto per la produzione di cemento. Nel momento del boom economico degli anni ’60 tutti credevano che quella fase sarebbe durata in eterno e anche gli inevitabili danni di natura ambientale passarono in secondo piano rispetto allo sviluppo occupazionale.
La crisi degli anni Ottanta
Ma, a partire dagli anni ’80, una crisi devastante ha portato la maggior parte delle aziende a chiudere, offrendo lo spettacolo angosciante di cimiteri industriali disseminati nel territorio. Solo i depositi costieri continuarono la loro attività, mentre il porto diventava un terminal petrolifero con serbatoi ubicati all’interno del suo perimetro. In pochi hanno capito che occorreva giocare altre carte, percorrere altre strade.
Vibo Marina: né carne e né pesce
Il risultato è sotto gli occhi di tutti: oggi Vibo Marina non è né carne né pesce, non ha un tessuto commerciale o industriale e non è una città turistica, nonostante si stia operando per andare in quella direzione. Ma per fare questo occorre una spinta nuova, non basta solo la volontà di un sindaco o la delibera di un consiglio comunale. Occorre la volontà di un’intera classe dirigente e la partecipazione attiva della cittadinanza.
Non basta più solo la delocalizzazione
Per fare in modo che le possibilità di sviluppo non siano solo virtuali ma diventino realtà, occorre il coinvolgimento di tutti gli attori coinvolti: Comune, Autorità Portuale, Regione, Provincia, Camera di Commercio, imprenditori privati. La delocalizzazione dei depositi costieri è condizione necessaria ma non sufficiente, non basta; occorre in primis una rigenerazione urbana con attenzione spostata sulla trasformazione dell’esistente: ex aree industriali, infrastrutture dismesse e vuoti urbani che possano offrire nuove opportunità per introdurre soluzioni alternative.
Le accise? E chi le ha viste?
In pratica un progetto complessivo in grado di cambiare radicalmente il volto e l’immagine di Vibo Marina. L’amministrazione statale, dal canto suo , ha operato per il solo soddisfacimento dell’approvvigionamento di carburanti e non ha restituito al territorio alcunché di quanto introitato sotto forma di accise, non avendo dispensato alcun beneficio a titolo di compensazione per la mancata destinazione del territorio ad attività meno impattanti e con maggior valore aggiunto.
Il turista deve poter soggiornare
Il porto petroli è considerato uno snodo strategico, ma strategico per chi? Occorre, invece, obiettivamente considerare che la costa della provincia vibonese è senza dubbio quella che, a livello regionale, possiede il maggior appeal per attrattive turistiche e Vibo Marina, incastonata tra località di indubbio fascino naturalistico, paesaggistico e culturale dovrebbe rappresentare una meta importante non solo come punto di partenza per raggiungere le principali località turistiche della provincia vibonese, ma anche per diventare la destinazione ideale per chi vuole fermarsi e godere la tranquillità di un cittadina turistica a misura d’uomo.
Ma occorre creare dei motivi per cui il turista potrebbe decidere di soggiornare, che potrebbero essere costituiti da una balneazione con spiagge attrattive, dalla nautica da diporto, da locali accoglienti , strutture ricettive adeguate e da eventi di livello, capaci di catalizzare l’attenzione.
“Possiamo solo orientare le vele”
“Non possiamo dirigere il vento, ma possiamo orientare le vele” affermava Seneca, una saggezza antica che risuona come un paradigma per affrontare le sfide del presente e del futuro. E’ un’immagine poetica ma concreta: il vento rappresenta gli eventi esterni, le circostanze imprevedibili che sfuggono al nostro controllo; le vele sono invece le nostre scelte, la capacità di adattarsi ai cambiamenti, dei quali occorre prendere atto. Occorre, in pratica, un’inversione di prospettiva per fare in modo che la città, tutta intera, ad iniziare dal capoluogo, consideri Vibo Marina e il suo porto non come un corpo separato, ma come uno dei principali beni appartenenti al suo patrimonio.
Adeguamento del waterfront
Il problema da risolvere prioritariamente è quello relativo all’adeguamento del waterfront. La realizzazione di un piano per il fronte-mare, unitamente agli interventi programmati dall’Autorità Portuale e ai progetti dell’imprenditoria privata, non solo potrebbe far entrare decisamente Vibo Marina nel business delle crociere proponendola come porto d’approdo, ma consentirebbe anche di aprire la strada a un tipo di turismo convegnistico e fieristico e quindi destagionalizzato. Sarebbe il segno di una città più moderna, più viva, vitale, vivibile, che sta cambiando e che vuole cambiare.




