Continua a rimanere caldo il clima attorno alla gestione della sanità nelle aree interne del Vibonese. Questa volta la denuncia arriva dal consigliere comunale di Serra San Bruno, Vito Michele Regio, che attraverso una nota stampa fotografa la drammatica situazione in cui versa il servizio di emergenza-urgenza locale.
“Questa sera la postazione del 118 dell’ospedale di Serra San Bruno rimarrà scoperta – esordisce il consigliere –. Un’ambulanza ferma e un autista presente, ma nessun medico e nessun infermiere a bordo. Se qualcuno stasera dovesse avere un’emergenza vitale, i soccorsi dovranno partire da Vibo, Chiaravalle o Soriano. Questo non è solo un disservizio: è una violazione sistematica del diritto alla salute”. Secondo l’esponente politico, la responsabilità ricade sulle istituzioni regionali e centrali: “Regione e Stato hanno l’obbligo costituzionale di garantire i Livelli Essenziali di Assistenza, un obbligo che in Calabria e nelle nostre aree interne viene calpestato quotidianamente. Siamo stanchi di subire le conseguenze di una gestione fallimentare”.
La critica ad Azienda Zero e alla gestione del personale
L’analisi del consigliere serrese si sposta poi sulla recente riorganizzazione del sistema sanitario calabrese, che ha visto accentrare le competenze nella nuova azienda aziendale. “L’assorbimento del servizio da parte di Azienda Zero e la nuova riorganizzazione stanno mostrando il loro vero volto: un fallimento politico e gestionale. Imporre un tetto massimo di 180 ore di straordinario al personale, sapendo che è del tutto insufficiente a coprire i turni, significa scientificamente mandare il 118 al collasso”.
Regio respinge con fermezza le giustificazioni legate alla carenza di risorse o alla reperibilità dei professionisti: “E non accettiamo più la scusa che ‘mancano i fondi’ o che ‘i medici non si trovano’: i soldi ci sono, ma vengono sperperati in prestazioni aggiuntive e contratti a partita IVA dai costi spropositati, regalando risorse pubbliche a soluzioni tampone anziché investire in assunzioni stabili. Il personale si trova se il territorio è attrattivo. Se le aziende sanitarie non riescono a reclutare, la politica ha il dovere di intervenire introducendo incentivi economici e di carriera mirati per chi sceglie di lavorare nelle aree disagiate della Calabria. La verità è che manca totalmente la volontà politica di programmare”.
L’ultimatum e lo spettro delle vie legali
Davanti a quello che viene definito un quadro insostenibile, il consigliere comunale e i rappresentanti dei cittadini si dicono pronti a dare battaglia. “Ora basta, la nostra pazienza è finita. Insieme al Comitato lanciamo un ultimatum chiaro alle istituzioni: qualora la situazione non dovesse cambiare nel brevissimo termine, siamo pronti a intraprendere formali azioni giudiziarie, portando la violazione del diritto alla salute fino ai tavoli delle istituzioni europee. Il comprensorio di Serra San Bruno non è un territorio di serie B e la vita dei nostri cittadini non è merce di scambio. La salute è un diritto, difendiamolo” conclude Regio.
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