Riforma forense, a Lamezia il confronto sul futuro dell’avvocatura: serve una professione pronta ai cambiamenti

Nel corso del dibattito sono stati affrontati temi cruciali come la tutela dei giovani professionisti, l'evoluzione delle modalità di accesso alla professione, l'impatto dell'intelligenza artificiale e la salvaguardia dei presidi giudiziari sul territorio

L’Aula Garofalo del Palazzo di Giustizia di Lamezia Terme ha ospitato l’incontro “Quale futuro per l’avvocatura? La stagione delle riforme”, organizzato dalla sezione locale dell’AIGA e dall’Ordine degli Avvocati. L’evento ha riunito autorevoli rappresentanti del mondo forense italiano per fare il punto sulla revisione della legge professionale del 2012, affrontando nodi cruciali come l’accesso alla professione, la tutela dei giovani, l’introduzione dell’intelligenza artificiale negli studi legali e la salvaguardia dei tribunali sul territorio.

Le ragioni del confronto e la tutela dei giovani avvocati

Il dibattito è nato dalla necessità di analizzare i cambiamenti normativi in arrivo, offrendo spunti di riflessione soprattutto per le nuove generazioni di professionisti. Come spiegato dal presidente dell’AIGA di Lamezia Terme, Domenico Alessandro Ferrise, la riforma rappresenta uno snodo fondamentale per aggiornare le regole del settore. “La scelta di promuovere un confronto di rilievo nazionale nasce dalla consapevolezza che la riforma dell’ordinamento forense rappresenti un passaggio decisivo per il futuro della categoria. Tra gli obiettivi indicati vi sono un accesso più equo alla professione, una maggiore tutela dei giovani avvocati, una disciplina più efficace della monocommittenza e una rappresentanza più incisiva della giovane avvocatura all’interno degli organismi ordinistici, così da contribuire alla costruzione di una legge professionale più aderente alle esigenze attuali”.

L’importanza di prepararsi ai nuovi scenari è stata rimarcata anche dall’avvocato Paolo Fiorentino, tra i promotori dell’iniziativa in rappresentanza dell’Ordine locale, che ha valorizzato la presenza di figure di spicco delle realtà di Milano e Bologna. “La direzione che sta prendendo l’avvocatura ci impone una riflessione, soprattutto pensando ai giovani che oggi scelgono questa professione. Per questo abbiamo ritenuto necessario creare un momento di approfondimento con relatori di assoluto livello, capaci di offrire una lettura autorevole dei cambiamenti in atto. Grazie ai loro contributi è stato possibile approfondire i passaggi più significativi della riforma e comprendere come prepararsi alle nuove sfide”.

Il superamento della legge del 2012 e le novità sul tirocinio

I dettagli tecnici della riforma sono stati illustrati da Paolo Rossi, vicepresidente vicario dell’Ordine degli Avvocati di Bologna, il quale ha chiarito come l’attuale impianto normativo necessiti di una forte modernizzazione per rispondere alle reali dinamiche del lavoro. “L’attuale legge professionale, risalente al 2012, non è più adeguata all’evoluzione della professione. Tra le principali novità figurano il superamento di alcune incompatibilità, la revisione delle modalità di accesso alla professione e la riforma del tirocinio, che rafforza il percorso formativo all’interno degli studi legali, con l’obiettivo di preparare professionisti sempre più qualificati”

L’alleanza con l’intelligenza artificiale

Un capitolo centrale dedicato alle nuove tecnologie. Il presidente dell’Ordine degli Avvocati di Milano, Antonio La Lumia, ha esortato la categoria a non arroccarsi su posizioni difensive, ma a governare la transizione digitale e i nuovi modelli organizzativi, come gli studi associati. “L’intelligenza artificiale potrà rappresentare un valido supporto nell’organizzazione del lavoro e nell’analisi dei dati, ma non potrà mai sostituire il giudizio, la sensibilità e la responsabilità dell’avvocato, che dovranno continuare a guidare ogni scelta professionale. Non bisogna temere l’evolversi dei tempi e adeguarsi a quello che prospetta il futuro, come per esempio rendersi conto che gli studi associati, dove la multidisciplinarietà delle competenze all’interno dello stesso sono estremamente necessarie, sono parte di un futuro inevitabile per poter dare le giuste risposte”.

Il no alla chiusura dei tribunali calabresi

Infine, l’attenzione si è spostata sulla logistica della giustizia sul territorio. Il delegato OCF per la Calabria, Mario Pace, ha espresso forte preoccupazione per la tenuta dei presidi giudiziari regionali, richiamando gli effetti dei tagli passati. “Il dibattito sull’organizzazione degli uffici giudiziari è ancora oggi aperto e centrale, soprattutto in relazione all’esigenza di coniugare efficienza del sistema e tutela dei territori. Il timore che, soprattutto in Calabria, ci sia la possibilità di chiudere dei tribunali, è reale ed è giustificato, ma sottolineo la netta contrarietà dell’avvocatura regionale”.

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