Sanità vibonese, record di emergenze ma mancano i letti: caos al Pronto soccorso

La relazione sulle performance evidenzia un paradosso: gli accessi in codice rosso aumentano del 38,5%, ma la riduzione dei ricoveri nei reparti ordinari paralizza il servizio, con attese per i malati che superano le 8 ore in barella

La relazione delle performance 2025 dell’Azienda sanitaria provinciale di Vibo Valentia fotografa una situazione complessa. Se da un lato si riscontra un lieve calo nella spesa per la migrazione sanitaria – passata da 47 a 46 milioni di euro –, dall’altro si registra un decremento complessivo dei ricoveri negli ospedali del Vibonese (Vibo, Tropea e Serra San Bruno) rispetto al 2024, sia in degenza ordinaria sia in day hospital e day surgery. Questa flessione ha comportato una riduzione della produttività pari a circa 350mila euro ed è legata in gran parte alla chiusura o interruzione di diverse unità, come la Psichiatria allo Jazzolino e l’Urologia a Tropea. È quanto riporta un articolo pubblicato oggi sulla Gazzetta del Sud.

L’andamento varia sensibilmente a seconda dei presidi e delle specialità: per quel che concerne l’ospedale di Vibo, registrano dati in aumento la Terapia intensiva e la Medicina d’urgenza, così come crescono i day hospital e day surgery nei reparti di Cardiologia, Neurologia e Pediatria. A Serra San Bruno, si rileva una crescita del 14% dei ricoveri in Medicina generale, mentre è in flessione la lungodegenza, destinata alla dismissione per aumentare i posti letto in Medicina.

Pronto soccorso in affanno

Il vero fulcro della sofferenza ospedaliera riguarda i servizi di Pronto soccorso di tutti e tre i nosocomi provinciali, che registrano accessi in costante crescita. Il confronto tra il 2025 e il 2024 mostra un incremento straordinario soprattutto per le emergenze più critiche, con un +38,5% di accessi in codice rosso e un +16,48% in codice arancione. Allo Jazzolino, principale imbuto dell’utenza, il sovraffollamento cronico genera forti disagi: la relazione evidenzia che le attese prolungate in barella non riguardano i casi a bassa gravità, bensì i pazienti con codici severi che attendono anche oltre le 8 ore di essere ricoverati nei reparti, rallentando di conseguenza la presa in carico dei nuovi arrivi. Per rispondere all’emergenza sono state potenziate le aree di triage, osservazione breve intensiva e medicina d’urgenza, in attesa che la futura attivazione delle Case della comunità possa alleggerire la pressione decongestionando la sanità territoriale.

I volumi dell’attività di supporto e degli ambulatori

A supporto dell’area di emergenza si registra una mole di lavoro estremamente intensa da parte delle altre unità operative, con oltre 655mila prestazioni complessive nel 2025 (tra cui spiccano 9.426 in Ortopedia, 7.380 in Pediatria, 4.755 in Cardiologia, 2.694 in Ginecologia e 2.133 in Neurologia). Altrettanto significativi risultano i dati delle attività ambulatoriali e di diagnostica: la Radiologia ha superato le 18.500 prestazioni, seguita dalla Nefrologia (oltre 17.300), dall’Oculistica (oltre 11.300) e dall’Otorino (più di 9.000). Chiudono il bilancio delle attività le circa 6.900 prestazioni di Nefrologia e Ortopedia, le 5.250 di Cardiologia e le 3.500 relative a Ginecologia e Urologia.

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