Tribunale di Vibo, si cambia marcia: la presidente Abigail Mellace ridisegna gli uffici e riequilibra il settore civile

Nuovi incarichi ai giudici, redistribuzione dei fascicoli e riorganizzazione interna dopo l'arrivo di tre magistrati destinati al settore penale

Il Tribunale di Vibo Valentia cambia assetto. La presidente Abigail Mellace ha firmato un articolato provvedimento che riorganizza gli uffici giudiziari, ridisegnando competenze, assegnazioni dei magistrati e distribuzione dei procedimenti. Una decisione che nasce dall’esigenza di adeguare l’organizzazione interna alle nuove assegnazioni decise dal Consiglio superiore della magistratura e, al tempo stesso, di riequilibrare i carichi di lavoro nel settore civile, dove negli ultimi mesi si erano create evidenti differenze tra i vari ruoli determinando non pochi disagi e nello stesso tempo evidenti ritardi in settori nevralgici.

La riorganizzazione rappresenta uno degli interventi più significativi degli ultimi anni per il Tribunale vibonese. Non modifica il numero dei magistrati in servizio, ma ridefinisce la loro collocazione e il funzionamento di alcuni tra gli uffici più delicati dell’attività giudiziaria.

La decisione del Csm e l’arrivo di tre nuovi magistrati

Il punto di partenza è la decisione del Csm di assegnare al Tribunale tre magistrati ordinari in tirocinio: Margherita Azzolini, Valeria Bilotto e Alessandra Viale. Tutti destinati al settore dibattimentale penale. Un’assegnazione che, però, ha imposto una revisione dell’intera organizzazione dell’ufficio giudiziario. Nel settore penale, infatti, i posti disponibili non erano sufficienti ad accogliere tutti i nuovi magistrati e si è resa necessaria una diversa distribuzione delle risorse interne. Da qui la scelta (obbligatoria per imporre un cambio di marcia) della presidente di avviare una riorganizzazione complessiva, preceduta da un interpello tra i magistrati interessati ai trasferimenti e da un confronto con la Procura della Repubblica e con il Consiglio dell’Ordine degli Avvocati.

Il nuovo assetto del settore civile

La modifica più rilevante interessa il settore civile. La giudice Giulia Orefice lascia l’Ufficio esecuzioni e procedure concorsuali per assumere la titolarità del ruolo civile ordinario rimasto vacante dopo il trasferimento della giudice Germana Radice. Una scelta che la presidente motiva richiamando il percorso professionale della magistrata, che dal novembre 2022 ha maturato una significativa esperienza proprio nel settore civile, operando prima nel civile ordinario e successivamente nelle esecuzioni e nelle procedure concorsuali. Un profilo che, secondo la valutazione contenuta nel provvedimento, garantisce continuità ed esperienza in un ufficio particolarmente impegnativo.

L’effetto è immediato: il giudice Luca Brunetti viene destinato all’Ufficio esecuzioni e procedure concorsuali, assumendo le competenze finora affidate alla collega Orefice. Al nuovo incarico si aggiunge anche la trattazione del 20 per cento degli appelli contro le sentenze del giudice di pace. Il trasferimento del magistrato consente contestualmente di liberare un posto nel settore penale, rendendo così possibile l’inserimento dei nuovi magistrati inviati dal Csm. Può sembrare un paradosso, ma in questo caso non è l’organo di autogoverno dei magistrati a soddisfare le esigenze del Tribunale ma viceversa.

Fascicoli redistribuiti per alleggerire i ruoli più gravosi

La riorganizzazione non riguarda soltanto gli incarichi personali dei magistrati. Uno degli aspetti più importanti del provvedimento è rappresentato dalla redistribuzione dei fascicoli, decisa dopo un’attenta analisi dei carichi di lavoro. Negli ultimi mesi il ruolo lasciato libero dalla giudice Radice era stato progressivamente alleggerito attraverso il trasferimento di numerosi procedimenti agli altri magistrati del settore. Oggi quel ruolo conta complessivamente 527 fascicoli, dei quali 258 riguardano cause civili ordinarie mentre i restanti sono costituiti da appelli contro le sentenze del giudice di pace, in larga parte relativi a controversie seriali. Una situazione molto diversa rispetto agli altri ruoli del settore civile, dove ciascun magistrato gestisce tra i 774 e gli 853 procedimenti.

È proprio questo squilibrio ad aver spinto la presidente a intervenire, con l’obiettivo di distribuire il lavoro in maniera più uniforme e garantire una gestione più equilibrata dell’intero contenzioso civile.

Il processo Maestrale-Cartago condiziona i tempi

La nuova organizzazione non entrerà immediatamente a pieno regime. Il giudice Luca Brunetti continuerà infatti a far parte del collegio che sta celebrando il processo Maestrale-Cartago, uno dei procedimenti penali più rilevanti attualmente in corso davanti al Tribunale di Vibo Valentia. Per evitare qualsiasi ripercussione sul dibattimento, la presidente ha stabilito che il trasferimento diventerà operativo solo dopo la conclusione di quell’impegno processuale, assicurando così la continuità del collegio giudicante.

Una riorganizzazione che guarda all’efficienza

Nel provvedimento emerge chiaramente la volontà di costruire un’organizzazione più funzionale e capace di rispondere alle esigenze dell’ufficio. La presidente evidenzia come la redistribuzione dei magistrati e dei fascicoli non rappresenti una semplice rotazione di incarichi, ma un intervento destinato a riequilibrare i carichi di lavoro, valorizzare le competenze maturate dai singoli giudici e accompagnare l’ingresso dei nuovi magistrati assegnati dal Consiglio superiore della magistratura.

Resta invece rinviata a una fase successiva un’ulteriore valutazione sulla distribuzione delle cause collegiali e dei procedimenti più complessi. Una scelta che sarà assunta solo dopo un nuovo monitoraggio dell’andamento dei ruoli e dell’effettivo impatto della riorganizzazione appena avviata.

Con questo provvedimento il Tribunale di Vibo Valentia apre dunque una nuova fase organizzativa puntando a un assetto più equilibrato degli uffici e a una gestione più efficiente dell’attività giudiziaria, in un momento in cui l’arrivo di nuovi magistrati rappresenta un’opportunità per rafforzare la capacità operativa del Palazzo di giustizia.

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