Referendum, Mammoliti: il centrosinistra non si limiti alla battaglia contro assessori e sottosegretari, serve una vera alternativa per la Calabria

L’ex consigliere regionale del Pd invita il centrosinistra a trasformare il voto sullo Statuto in un’occasione per ripensare la Regione: la Calabria non ha bisogno soltanto di un’alternativa elettorale al centrodestra, ma di un’alternativa politica, sociale e culturale

Il referendum del prossimo 29 novembre, qualora venga confermato, non dovrebbe trasformarsi in una semplice battaglia contro l’aumento del numero degli assessori e la reintroduzione dei sottosegretari alla Presidenza della Regione. È questa la posizione di Raffaele Mammoliti, già consigliere regionale del Partito democratico, che affida a una lunga riflessione politica una proposta di confronto molto più ampia sul futuro della Calabria e sulla necessità di una nuova stagione per il centrosinistra. Per Mammoliti, il referendum può rappresentare un passaggio importante, ma soltanto se il centrosinistra sarà capace di andare oltre la contingenza e di utilizzare l’appuntamento per costruire “una proposta credibile di cambiamento dell’architettura istituzionale della Regione” e, soprattutto, “una vera alternativa alla narrazione politica del centrodestra”.

“Non sono queste le priorità della Calabria”

L’ex consigliere regionale non nasconde le proprie perplessità sull’aumento degli assessori e sulla reintroduzione dei sottosegretari, ma invita a non trasformare queste modifiche nel centro del dibattito politico. “Non credo che la questione dell’aumento del numero degli assessori e della reintroduzione dei sottosegretari alla Presidenza possa rappresentare la priorità politica, men che meno quella economico-sociale, della Calabria”, afferma Mammoliti. Il rischio, secondo l’esponente dem, è quello di alimentare una discussione limitata e facilmente riconducibile alla protesta contro i costi della politica, lasciando sullo sfondo le emergenze strutturali della regione.

“La crisi della politica e il progressivo scollegamento dei partiti dalla società reale, particolarmente evidente in Calabria, ci portano troppo spesso a non affrontare adeguatamente i problemi fondamentali della nostra regione”, sottolinea, indicando lavoro, povertà, sanità, servizi pubblici essenziali, aree interne, infrastrutture, porti e ruolo della Calabria nel Mediterraneo.

La domanda sulle risorse

È soprattutto sulla capacità di utilizzare le risorse disponibili che Mammoliti concentra la propria riflessione. La Calabria, osserva, continua a registrare indicatori economici e sociali preoccupanti nonostante disponga oggi di una dotazione finanziaria straordinaria. Da qui una domanda che considera decisiva: “Come vengono utilizzate queste risorse e quale idea di sviluppo si vuole costruire per la Calabria?”. Una domanda che, secondo l’ex consigliere regionale, dovrebbe diventare il cuore del confronto politico. Perché il problema non è soltanto intercettare finanziamenti, ma trasformarli in sviluppo, occupazione, servizi e maggiore coesione sociale.

Mammoliti richiama anche il tema della povertà e rilancia una proposta che il centrosinistra aveva inserito nella precedente campagna elettorale: il Reddito di Dignità. “Perché non si torna a discutere seriamente dell’istituzione di un Reddito di Dignità?”, si chiede, sollecitando una proposta di legge organica capace di intervenire sulla condizione di migliaia di calabresi che vivono in situazione di disagio economico e sociale.

“La politica deve indicare un orizzonte”

Per Mammoliti, il problema è anche metodologico. La politica non può limitarsi a inseguire gli avvenimenti o a commentare le decisioni assunte da altri. “La politica dovrebbe essere capace di indicare un orizzonte verso il quale orientare le scelte e le iniziative. Dovrebbe cioè proporre una visione e non limitarsi a commentare ciò che accade”, afferma. In questa prospettiva inserisce anche il tema del ciclo dei rifiuti e il Piano d’ambito adottato da Arrical, considerato un provvedimento strategico sul quale, a suo giudizio, non si è sviluppata una discussione politica adeguata. Il referendum, dunque, dovrebbe diventare anche l’occasione per affrontare il merito delle questioni e non soltanto per schierarsi pro o contro una modifica statutaria.

Sottosegretari, il problema è la qualità della politica

Mammoliti invita inoltre a evitare semplificazioni sul tema dei sottosegretari. Ricorda che questa figura era già prevista in Calabria e utilizzata anche da governi regionali di centrosinistra, mentre strumenti analoghi sono presenti in altre Regioni italiane governate sia dal centrosinistra sia dal centrodestra. Per questo, sostiene, la domanda non può essere semplicemente se i sottosegretari siano utili o inutili. “Il problema politico vero non è semplicemente stabilire se i sottosegretari siano utili o inutili. La domanda che dovremmo porci è un’altra: qual è la qualità dell’azione di governo e quale deve essere la qualità della rappresentanza politica nella nostra Regione?”.

Il ragionamento si sposta quindi sulla rappresentanza territoriale. Alcune aree della Calabria, sostiene Mammoliti, rischiano di essere progressivamente marginalizzate dai luoghi nei quali vengono assunte le decisioni. Ma l’ampliamento della rappresentanza, avverte, non può tradursi automaticamente in un aumento dei costi. “La strada dovrebbe essere quella di allargare la rappresentanza senza aumentare la spesa, riducendo invece indennità, rimborsi e costi delle strutture, rinunciando a privilegi, vitalizi e trattamenti di fine mandato”.

“Ho rinunciato ai vantaggi dei consiglieri regionali”

Su questo punto Mammoliti richiama anche una scelta personale. “Io, personalmente, ho rinunciato formalmente ai vantaggi previsti per i consiglieri regionali della Calabria, compresi vitalizio e trattamento di fine mandato”, afferma. E torna su una proposta avanzata nella precedente legislatura per ridurre le risorse percepite dai consiglieri regionali attraverso i rimborsi esentasse. Secondo Mammoliti, quella proposta non trovò ascolto: “Il Pd rimase sostanzialmente silenzioso, l’opposizione non la sostenne e la maggioranza la ostacolò, anche grazie al silenzio dell’opposizione”. Da qui anche la sua contrarietà a una lettura semplicistica del referendum come referendum contro i sottosegretari. “Non mi convince una semplice crociata, sic et simpliciter, contro la reintroduzione dei sottosegretari”, chiarisce. “Non sono certamente una priorità e non rappresentano la soluzione ai problemi della Calabria. Ma sarebbe altrettanto sbagliato trasformarli nel simbolo di tutti i mali della politica regionale”.

Ripensare la Regione dopo oltre cinquant’anni

Il passaggio più ambizioso della riflessione riguarda però l’assetto complessivo del regionalismo calabrese. Dopo oltre cinquant’anni, sostiene Mammoliti, è arrivato il momento di ripensare il rapporto tra Regione ed enti locali, affidando progressivamente la gestione delle risorse agli enti più vicini ai cittadini e concentrando Palazzo Campanella e la Giunta sulle funzioni di programmazione, coordinamento e definizione delle politiche di sviluppo. “Dopo oltre cinquant’anni di regionalismo, la Calabria ha bisogno di interrogarsi sul funzionamento della propria Regione”, sostiene. È questa, a suo giudizio, la vera discussione che dovrebbe accompagnare il referendum.

La sfida del centrosinistra

Mammoliti individua infine nel referendum una possibile occasione per il rilancio del centrosinistra calabrese, dopo le sconfitte elettorali degli ultimi anni. “Il referendum potrebbe rappresentare l’occasione per costruire una nuova stagione politica del centrosinistra e provare a interrompere la sequenza delle pesanti tre sconfitte elettorali subite negli ultimi anni”, afferma. Ma proprio qui emerge la sua critica più netta. In Calabria, osserva, non si avverte ancora quel fermento politico, popolare e partecipativo necessario per trasformare il referendum in un vero momento di mobilitazione e confronto.

Nel frattempo, rileva, il centrodestra continua la propria narrazione politica e può contare su un blocco economico e sociale che si consolida anche attraverso l’utilizzo di ingenti risorse pubbliche. La partita, quindi, non si gioca soltanto sul referendum.

“La vera sfida è capire se quelle risorse saranno finalmente in grado di produrre un cambiamento strutturale nelle condizioni di vita e di lavoro dei calabresi e se il centrosinistra sarà capace di proporre un’idea alternativa di Calabria”, afferma Mammoliti. E indica anche i contenuti di questa alternativa: “Una proposta che metta al centro lavoro, diritti, sanità, servizi, infrastrutture, aree interne, ambiente, sviluppo economico, porti e Mediterraneo”.

La conclusione è anche il messaggio politico più netto dell’ex consigliere regionale del Pd. “La Calabria non ha bisogno soltanto di un’alternativa elettorale al centrodestra. Ha bisogno di un’alternativa politica, sociale e culturale”. Per Mammoliti, dunque, il 29 novembre può essere molto più di un voto sulle modifiche allo Statuto. Può diventare il primo banco di prova per capire se il centrosinistra calabrese intenda continuare a inseguire il centrodestra sul terreno della polemica politica oppure provare finalmente a costruire una propria idea di Calabria.

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