Ambulanze ferme allo Jazzolino, un solo medico in servizio: “Chiedo scusa ai cittadini, ma non è colpa nostra”

Sfogo pubblico di Alessia Piperno (Smi): carenze croniche di personale, straordinari non pagati e caos gestionale mettono in ginocchio l’emergenza sanitaria

La denuncia appare sui social ma è più che sufficiente per scuotere una città. Vibo Valentia è con una sola ambulanza. Una sola ambulanza operativa e un solo medico in servizio: è questa, oggi, la fotografia dell’emergenza-urgenza, con il sistema del 118 ridotto al minimo storico. A raccontarlo è la dottoressa Alessia Piperno, medico e rappresentante sindacale del Sindacato medici italiani, che ha deciso di recarsi personalmente all’ospedale Jazzolino non per coprire un turno, ma per verificare con i propri occhi una situazione diventata ormai insostenibile.

Il post su Facebook: “Oggi solo tanta amarezza”

A rendere pubblica la vicenda è stata la stessa Piperno con un lungo sfogo sui social: “Nel pomeriggio una delle due ambulanze della nostra città resterà ferma. Non sarà operativa. Non si tratta di un guasto, ma della conseguenza diretta di una carenza cronica di autisti e infermieri”. Parole nette, che chiariscono subito la natura del problema: non un episodio isolato, ma l’effetto di un sistema progressivamente svuotato.

Carenza cronica: “Sette infermieri persi negli anni”

Alla base della crisi c’è una perdita strutturale di personale. “Negli ultimi anni sono andati via almeno sette infermieri dal servizio 118 senza essere sostituiti”, emerge dal racconto raccolto. Un’emorragia che, nel tempo, ha reso impossibile garantire la copertura completa dei turni. A questo si aggiunge il blocco economico: “Gli straordinari oltre le 180 ore non vengono pagati. Anche le ore di presidio in più non sono riconosciute”. Il risultato è inevitabile: meno disponibilità da parte del personale e turni sempre più difficili da coprire.

Il punto di rottura: ambulanze ferme

Il sistema ha retto fino ad oggi “con fatica e senso del dovere”, come scrive Piperno, ma ora è arrivato al limite. “Il personale ha garantito la copertura fino ad oggi, ma senza nuove assunzioni o sostituzioni il sistema è arrivato al punto di rottura”. E infatti il segnale più evidente è quello che oggi colpisce direttamente il territorio: ambulanze ferme non per guasti, ma per mancanza di personale.

Lo Jazzolino al collasso operativo

Nel momento in cui si consuma la denuncia, la situazione è chiara e allarmante: una sola ambulanza attiva; un solo medico in servizio; un’intera città di fatto scoperta sul fronte dell’emergenza. Un quadro che fino a poco tempo fa era impensabile per un capoluogo di provincia.

Il caos tra Azienda Zero e Asp

A complicare ulteriormente il quadro è la fase di transizione gestionale. Tra Azienda Zero e ASP, secondo la denuncia, si è creato un vero e proprio vuoto decisionale: “Ci troviamo in una fase paradossale: tra le competenze dell’Azienda Zero e quelle dell’Asp, nessuno sembra poter dare risposte concrete”. Un rimpallo di responsabilità che, nei fatti, lascia scoperto il servizio. “Mentre gli uffici discutono, il territorio perde un presidio vitale”.

“Chiederò scusa io ai cittadini”

Il passaggio più forte resta quello umano e simbolico. La dottoressa Piperno sceglie di metterci la faccia: “Provo un sincero dispiacere nel dover dare questa notizia. È doloroso assistere a un’interruzione di un pubblico servizio essenziale”. E poi l’affondo: “Chiederò io scusa ai cittadini, al posto delle istituzioni. Per una colpa che non è nostra”.

Un diritto messo in attesa

Il messaggio finale è una denuncia politica e civile: “Il diritto alla salute non può essere messo in attesa per questioni burocratiche o per errori nella gestione del personale”. Un grido d’allarme che va oltre il singolo episodio e apre una questione più ampia sulla tenuta dell’intero sistema sanitario territoriale. Quella raccontata non è solo una giornata difficile, ma il sintomo di una crisi strutturale. Un sistema che, senza interventi immediati, rischia di trasformare l’eccezione in regola. E mentre le ambulanze si fermano, resta una domanda senza risposta:
chi si assumerà la responsabilità di garantire il soccorso ai cittadini?

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