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Calabria, agricoltura sotto assedio: al Brennero la protesta contro guerra e rincari

Dalla crisi internazionale agli scaffali, la filiera paga il conto più alto. Flotta di pullman partiti per la grande manifestazione

La guerra non è solo bombe e droni che cancellano pezzi di civiltà. È anche un conflitto silenzioso che attraversa economie e territori, colpendo famiglie e imprese. Dallo stretto di Hormuz alla Calabria, la linea della crisi è continua: aumentano i carburanti, rincarano i fertilizzanti, si spezzano le filiere sotto il peso delle speculazioni. Il conto, inevitabilmente, arriva anche nei campi e nei bilanci delle aziende agricole. Qui, il prezzo della guerra si traduce in margini sempre più sottili e in una crescente difficoltà a restare competitivi. Una pressione che rischia di compromettere un intero comparto strategico per l’economia regionale.

Secondo quanto riportato dalla Gazzetta del Sud in un articolo a firma di Giovanni Pastore, il conflitto globale si riflette direttamente sul tessuto produttivo locale, dove “il prezzo delle bombe e dei droni passa dalla terra al mare e presenta un conto salato per l’economia regionale”.

La protesta della Coldiretti

Sabato notte sono partiti decine di pullman diretti al Brennero. A bordo, agricoltori, dirigenti e bandiere gialle. La delegazione calabrese, guidata dal presidente Franco Aceto e dal direttore Francesco Cosentini, ha attraversato l’Italia per portare una protesta che è al tempo stesso economica e politica. “Abbiamo bisogno della pace”, ha ribadito Aceto, sottolineando come siano proprio i campi a pagare per primi le conseguenze delle tensioni internazionali. Quando le rotte commerciali si interrompono e i prezzi si impennano, l’agricoltura diventa uno dei settori più esposti.

Costi alle stelle e concorrenza sleale

Energia, gasolio, fertilizzanti: ogni voce di spesa è cresciuta in modo significativo. Un aumento che comprime margini già ridotti e mette a rischio la sostenibilità delle imprese agricole. A questo si aggiunge la concorrenza dei prodotti stranieri che, una volta trasformati, possono essere etichettati come italiani. Secondo Coldiretti, si tratta di un vero e proprio “artificio normativo” che finisce per penalizzare i produttori locali e ingannare i consumatori. Il risultato è una perdita di reddito e di fiducia lungo tutta la filiera.

Trasparenza e regole da cambiare

La manifestazione al Brennero, luogo simbolo dell’ingresso delle merci straniere in Italia, punta a difendere il reddito degli agricoltori e il diritto dei cittadini a un cibo sicuro e trasparente. Al centro della mobilitazione c’è la richiesta di una piena chiarezza in etichetta sull’origine degli alimenti. Coldiretti chiede inoltre la modifica delle norme del codice doganale che, attraverso il principio dell’ultima trasformazione sostanziale, consentono di rendere “italiano” un prodotto che italiano non è.

Una battaglia che intreccia economia, politica e tutela del consumatore, mentre la crisi globale continua a far sentire i suoi effetti anche nei territori più lontani dai fronti di guerra.

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