Comuni montani, Maida (Radici Mediterranee): decisione scellerata del Governo, penalizzate le aree interne

Il sodalizio contesta i nuovi criteri di classificazione basati su parametri geomorfologici e altimetrici e lancia l’allarme sulle possibili ricadute su istruzione, servizi e sostegno economico ai piccoli centri

“Nei giorni scorsi si è consumato l’ennesimo atto di arroganza della destra a danno dei Comuni montani”. A denunciarlo è Antonio Maida dell’associazione “Radici Mediterranee”, che interviene sulla nuova classificazione dei Comuni montani introdotta dal Governo. “Mentre i sindaci di ogni colore politico protestavano contro la nuova classificazione e i parlamentari della destra promettevano di cambiare quei criteri, il Governo aveva già firmato il DPCM con il nuovo elenco dei Comuni montani. Lo hanno fatto praticamente di nascosto, prendendo in giro tutti. Un comportamento grave e vergognoso verso queste comunità e i loro rappresentanti”.

Secondo Maida, il provvedimento, che introduce criteri geomorfologici e altimetrici per la classificazione dei Comuni montani, “rischia di cancellare con un tratto di penna le tutele conquistate con la Legge sulla Montagna (L. 131/2025)”. “Il nuovo elenco, contenuto nel DPCM datato 11 maggio, sarà dunque vigente dal 22 luglio. E allora cosa succederà alle classi delle scuole di questi Comuni che, non essendo più montani, non possono più beneficiare della deroga al numero minimo di componenti della classe?”.

L’esponente di “Radici Mediterranee” lancia un appello ai parlamentari di centrodestra: “Possono ancora dimostrare di essere concretamente dalla parte di queste comunità, approvando la proposta di legge del PD e cancellando una decisione scellerata che sancisce per legge che esiste una montagna di serie A e una di serie B”.

Le conseguenze del nuovo assetto, secondo Maida, “saranno molto pesanti”. A pagare il prezzo maggiore saranno “anzitutto le aree interne, a partire dal sistema scolastico”. I Comuni esclusi, infatti, “perderanno le tutele previste dalla Legge sulla Montagna nella formazione delle classi, con effetti facilmente prevedibili sul dimensionamento scolastico”. A questo si aggiungono “i tagli lineari al Fondo per lo sviluppo delle montagne italiane (FOSMIT), che ridurranno ulteriormente le possibilità di investimento e di sostegno ai territori più fragili. Non possiamo accettare che una visione esclusivamente ragionieristica comprometta diritti fondamentali garantiti dalla Costituzione, come il diritto all’istruzione e quello all’eguaglianza tra i cittadini, indipendentemente dal luogo in cui vivono”, conclude Antonio Maida.

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