Dalla Calabria la piattaforma per gli studenti fuori sede: quattro giovani progettano il primo “sigillo di garanzia” italiano per gli alloggi

È il progetto di Camilla Leuzzi, Francesca Alampi, Giovanni Cuzzocrea e Matteo Tropea a vincere la terza edizione della Summer School de L’orodicalabria: ora il progetto volerà all’estero per una fase di alta formazione

La Calabria prova a trasformare una delle sue emergenze più evidenti – la fuga dei giovani e delle competenze – in un’occasione per costruire futuro. E lo fa partendo dalle idee. Dalla terza edizione della Summer School de L’orodicalabria arriva infatti il progetto destinato a realizzare la prima piattaforma italiana di housing dedicata agli studenti. Un servizio pensato per orientare i ragazzi fuori sede nella scelta dell’alloggio, attraverso un archivio di recensioni destinato a diventare una sorta di “sigillo di garanzia” per gli appartamenti presenti sul mercato.

È questa l’idea che ha conquistato la giuria al termine dei quattro giorni di lezioni, laboratori e confronto che hanno coinvolto 24 studenti delle tre università calabresi a Pizzo. Una full immersion nella quale i partecipanti sono stati chiamati non soltanto a presentare un’idea, ma a trasformarla in un progetto imprenditoriale concreto, misurandosi con docenti, professionisti e rappresentanti del mondo dell’innovazione.

Quattro giovani e un progetto da far crescere

A firmare il progetto vincitore sono Camilla Leuzzi, Francesca Alampi, Giovanni Cuzzocrea e Matteo Tropea. Per loro il percorso non si chiude con il riconoscimento ottenuto a Pizzo. Nei prossimi mesi arriverà infatti una fase di alta formazione all’estero, accompagnata anche da un corso di public speaking realizzato grazie al contributo di Fs. È un passaggio che riprende il percorso già sperimentato con i vincitori delle precedenti edizioni, alcuni dei quali hanno avuto l’opportunità di confrontarsi con l’ecosistema dell’innovazione della Silicon Valley grazie a Innovit e Fondazione Roma. L’obiettivo è mettere i giovani nelle condizioni di portare le proprie idee fuori dai confini regionali, acquisire strumenti e competenze e poi riportarle in Calabria.

“Innovit realizza la via italiana all’innovazione”, ha spiegato Pasqualino Scaramuzzino, vicepresidente esecutivo di Harmonic Innovation Group, rilanciando una visione che guarda ben oltre la singola iniziativa: “Abbiamo l’ambizione che la Magna Grecia, il Mediterraneo, torni a parlare al mondo”.

Non un premio, ma l’inizio di un percorso

Il direttore scientifico dell’associazione, Francesco Verderami, giornalista di punta del Corriere della Sera, ha chiarito il senso della Summer School rivolgendosi direttamente ai quattro vincitori. “Questo è solo l’inizio, non è un traguardo”, ha detto, affidando ai ragazzi la responsabilità di trasformare il progetto in qualcosa di reale. Una sfida che riguarda anche gli altri partecipanti. La Summer School, infatti, non si esaurisce nella proclamazione di un vincitore. Il valore dell’iniziativa sta anche nella capacità di intercettare idee e motivazioni che possono diventare impresa. Non a caso, Intesa Sanpaolo ha scelto di accompagnare il percorso di altri due progetti emersi dalla precedente edizione. È il segnale di un modello che prova a consolidarsi: selezionare talenti, mettere alla prova le idee, creare connessioni e accompagnare i giovani oltre la fase iniziale.

Sei idee, una sfida per la Calabria

La scelta della giuria non è stata semplice. Sul tavolo, oltre alla piattaforma per gli studenti fuori sede, c’erano altri cinque progetti: dall’approvvigionamento energetico dei data center attraverso fonti rinnovabili allo scouting sportivo, dal “detox digitale” rivolto ai minori a nuove idee nel turismo, fino al cosiddetto “nipote digitale”, un sistema pensato per monitorare l’assunzione dei farmaci da parte delle persone non autosufficienti. Progetti diversi, ma accomunati dalla stessa domanda: quanto può diventare impresa un’idea nata in Calabria?

Per Maurizio Muzzupappa, presidente del comitato scientifico della Summer School e docente dell’Università della Calabria, è proprio questa la direzione dell’iniziativa. “Continuiamo a cercare le idee ma soprattutto la motivazione a voler restare in Calabria per realizzare la propria impresa”, ha sottolineato, riconoscendo quanto sia stato difficile arrivare alla scelta finale. È qui che il progetto assume un significato che va oltre la competizione. Perché il vero obiettivo non è soltanto individuare l’idea migliore, ma creare le condizioni perché un giovane calabrese possa immaginare il proprio futuro professionale senza considerare necessariamente la partenza come unica possibilità.

L’esempio di Biofarm: quando il sogno diventa impresa

La Summer School guarda però anche a chi ha già trasformato un’intuizione in un’attività concreta. Ogni anno L’orodicalabria assegna infatti un riconoscimento anche a chi il proprio sogno d’impresa lo ha già realizzato. Quest’anno il premio è andato a Biofarm, l’azienda di Osvaldo De Falco nata dalla trasformazione di un agrumeto di famiglia di Rossano in una piattaforma nazionale oggi collegata a oltre 100 aziende partner in tutta Italia. Sono più di 100mila gli alberi adottati e circa 60mila gli utenti coinvolti. Attraverso questa rete, i piccoli agricoltori hanno generato ricavi per oltre 3 milioni di euro. Una storia che rafforza lo slogan scelto dall’associazione: “Si può già fare”. Non una promessa, dunque, ma il tentativo di dimostrare attraverso esperienze concrete che anche dalla Calabria possono nascere imprese capaci di crescere, innovare e guardare al mercato nazionale e internazionale.

Pizzo guarda già alla prossima edizione

Il sipario sull’edizione 2026 è calato, ma il percorso non si interrompe. I quattro vincitori dovranno adesso lavorare alla piattaforma per l’housing studentesco, affrontare la fase di alta formazione all’estero e trasformare il progetto presentato alla Summer School in un prodotto capace di stare sul mercato. La prossima sfida sarà ancora a Pizzo, che ospiterà anche l’edizione del prossimo anno. In una Calabria spesso raccontata attraverso l’emigrazione giovanile, la Summer School prova così a rovesciare la prospettiva: non chiedere ai ragazzi soltanto di restare, ma offrire loro strumenti, formazione e opportunità per poter scegliere di farlo.

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