Il Giro d’Italia riprende il suo cammino lungo la Penisola e lo fa con una “classica” del Sud: la Catanzaro-Cosenza. Non fatevi ingannare dal chilometraggio ridotto (appena 138 km); è una frazione nervosa, disegnata per chi ha gamba e polmoni pronti a cambiare ritmo quando il mare lascia spazio alla montagna.
Dai parchi di Catanzaro all’azzurro del Tirreno
La partenza dal Capoluogo è un omaggio alla storia. Catanzaro si presenta al mondo con il volto nobile del Parco Archeologico di Scolacium e la modernità del Parco della Biodiversità, dove l’arte contemporanea di Pistoletto e Paladino saluta il gruppo al via. Lasciate le mura del Complesso del San Giovanni, i corridori punteranno dritti verso il Tirreno.
Il passaggio a Gizzeria Lido segna l’inizio di una cavalcata lungo la costa. Si attraversano borghi densi di storia come Amantea, con il suo cuore medievale e le sue chiese secolari (San Bernardino e San Francesco d’Assisi), prima di arrivare alla boa di San Lucido. Qui, al chilometro 80, il traguardo volante scalderà i motori per l’unica vera insidia di giornata.
La scalata alla Crocetta e il finale a Cosenza
Abbandonata la Statale 18, la strada inizia dunque a guardare verso l’alto. La salita di Cozzo Tunno (collegata al Passo della Crocetta) è un GPM di 2ª categoria: 15 chilometri di ascesa costante che porteranno i corridori a quota 979 metri. Non ci sono pendenze proibitive, ma lo scollinamento al chilometro 95 potrebbe fare selezione prima della picchiata verso la Valle del Crati.
L’arrivo è un tributo alla bellezza di Cosenza, l’Atene d’Italia. Mentre il gruppo sfreccerà accanto al Castello Normanno-Svevo e alle sculture del Museo all’aperto “Bilotti” su Corso Mazzini, la battaglia agonistica si accenderà negli ultimi 3.000 metri. Il finale è tecnico: una leggera ascesa cittadina, la gobba del ponte sul Crati e un rettilineo conclusivo di 450 metri con una pendenza del 3,7%.


