È emergenza piena nella dialisi vibonese. E il rischio, ormai sempre più evidente, è che a pagare il prezzo delle carenze organizzative e della cronica insufficienza di personale siano ancora una volta i pazienti, persone che non possono permettersi interruzioni, rinvii o improvvisazioni.
Nicotera, il centro ormai di fatto accentrato
Il caso più emblematico è quello di Nicotera. Il centro, che dovrebbe garantire un servizio essenziale ai pazienti del comprensorio, è oggi retto da un solo nefrologo pensionato, richiamato in servizio per fronteggiare l’emergenza. Quando il medico non è disponibile, i pazienti vengono dirottati altrove. Di fatto, il centro è stato progressivamente svuotato e i malati distribuiti tra Tropea e Vibo Valentia.
Una situazione che alimenta un interrogativo sempre più pesante: si sta andando verso la chiusura del centro dialisi di Nicotera? Non esiste, allo stato, un atto che certifichi una decisione definitiva, ma i segnali vengono letti in questa direzione da chi segue da vicino la vicenda. E se Nicotera venisse definitivamente meno, l’intera rete provinciale sarebbe chiamata a sopportare un ulteriore carico.
E questa mattina il problema è arrivato a Tropea
Come se non bastasse, questa mattina l’emergenza si è spostata anche a Tropea. Il centro, normalmente organizzato su due turni giornalieri, viene garantito anche attraverso un medico che arriva da Vibo Valentia in prestazione aggiuntiva. Ma oggi, secondo quanto riferito, il nefrologo non si è presentato. Alle 8.30, il caposala avrebbe contattato i responsabili per comunicare l’assenza del medico. I pazienti, dunque, si sono trovati davanti a una situazione paradossale: quelli già trasferiti da Nicotera a Tropea non avevano, questa mattina, il medico necessario a garantire il trattamento.
Il nefrologo pensionato attualmente disponibile può assicurare un turno nel pomeriggio. Ieri, invece, aveva coperto anche il turno del mattino. Una soluzione emergenziale che rende ancora più evidente la fragilità dell’intero sistema.
Quattro centri che rischiano di diventare tre
Il quadro che emerge è drammatico: da una rete che contava quattro punti di riferimento si rischia di arrivare a tre, con uno di questi che, a sua volta, non dispone stabilmente del nefrologo. E questo significa concentrare i pazienti, anziché garantire quella sanità territoriale che dovrebbe avvicinare le cure alle persone, soprattutto quando si parla di malati cronici costretti a sottoporsi alla dialisi con regolarità.
Non è soltanto una questione sanitaria. È anche un problema sociale. Dietro ogni trasferimento ci sono famiglie, accompagnatori, organizzazione del lavoro, viaggi e costi. E soprattutto ci sono pazienti fragili che hanno bisogno di certezze, non di sapere la sera prima dove dovranno andare il giorno successivo per poter essere curati.
L’allarme lanciato dall’associazione
Il tema era già stato portato con forza all’attenzione pubblica appena due giorni fa, quando a Vibo Valentia si è svolta una manifestazione dell’associazione dei pazienti dializzati (Aned). Presenti ai massimi livelli, nazionale, regionale e territoriale: Pasquale Scaramozzino per la rappresentanza nazionale, la segretaria regionale Maria La Rosa e Rossella Iannello per il territorio vibonese. Un allarme che oggi, alla luce di quanto accaduto a Tropea, assume un peso ancora maggiore.
La questione non può essere affrontata continuando a tamponare le emergenze con pensionati richiamati in servizio, prestazioni aggiuntive e continui spostamenti dei pazienti. Serve un piano chiaro, servono medici e serve, soprattutto, una programmazione che dica con trasparenza quale futuro si vuole garantire alla dialisi nel Vibonese.




