“Nessuna emodinamica è stata chiusa o soppressa”. Lo sostengono, in una nota congiunta, i direttori delle Cardiologie della Regione Calabria per fare chiarezza sul nuovo modello organizzativo dell’attività di emodinamica avviato dalla giunta regionale.
Sicurezza resta alta
“Il numero e la distribuzione dei centri d’emergenza H24 – proseguono i cardiologi – rispondono a precisi standard stabiliti dalla legge nazionale, parametri basati su popolazione e volumi di attività che non dipendono da scelte discrezionali o politiche della Regione. Il riallineamento dei decreti regionali ha semplicemente applicato quanto previsto a livello ministeriale nazionale. Per l’infarto acuto non cambia nulla e la sicurezza resta massima. Chi ha un’emergenza cardiaca (infarto acuto) continuerà a seguire lo stesso percorso collaudato ed efficace di sempre, con il trasporto rapido verso i Centri Hub H24 tramite la rete del 118, l’elisoccorso e la telecardiologia”.
“Una rete d’urgenza che funziona e che trova conferma anche nei più recenti dati Agenas, che documentano per la Calabria risultati favorevoli su indicatori fondamentali, come la riduzione della mortalità a 30 giorni e la tempestività dell’angioplastica. La vera novità: per gli esami programmati sono gli specialisti ad avvicinarsi al paziente. Per le procedure e gli esami cardiologici non urgenti (come coronarografie e angioplastiche programmate) – sostengono i cardiologi – il paziente ricoverato in un ospedale Spoke (periferico) non dovrà più essere trasferito in ambulanza verso l’ospedale Hub (centrale). Sarà invece l’équipe specialistica dell’Hub a recarsi direttamente nello Spoke per effettuare l’intervento in loco mantenendo invariati gli standard di qualità e sicurezza”.
“La presenza delle équipe dell’Hub negli Spoke – sostengono i professionisti -non è un’iniziativa a sé stante, ma un vero e proprio percorso di affiancamento e di crescita, condivisione di protocolli ed elevazione degli standard di cura. Questo modello permette ai cardiologi e al personale degli ospedali periferici di acquisire progressivamente autonomia e maturità organizzativa, valorizzando le strutture esistenti e preparando le condizioni per una gestione sempre più solida e strutturata dell’attività interventistica sul territorio”.
Vantaggi tangibili
I vantaggi per i cittadini, secondo i direttori delle Cardiologie calabresi, “sono immediati e concreti: meno disagi per i malati e le famiglie: si evitano trasferimenti in ambulanza e lunghe attese per un esame programmato; più ambulanze disponibili sul territorio: riducendo i trasporti di routine tra un ospedale e l’altro, i mezzi del 118 restano liberi per le vere emergenze; ospedali di provincia più forti: i reparti cardiologici del territorio crescono in competenze e capacità operativa. Dopo anni di tentativi per valorizzare le cardiologie degli ospedali Spoke e a fronte della disponibilità di sale di cardiologia interventistica già collaudate, ma finora non utilizzate, questo nuovo modello dà finalmente concretezza a un passaggio atteso da tempo dalle cardiologie periferiche”.
“L’organizzazione – aggiungono – potrà trovare immediata applicazione negli ospedali di Lamezia Terme, Rossano e Paola. Il modello sarà progressivamente esteso anche al nuovo ospedale della Sibaritide e agli ospedali di Vibo Valentia, Polistena e Locri, non appena saranno ultimate e rese operative le rispettive sale di emodinamica. È su questo terreno che la scelta del presidente Roberto Occhiuto assume un significato preciso: dare una risposta concreta a un’esigenza rappresentata da tempo dai direttori delle Cardiologie della Regione, trasformandola in un modello organizzativo coerente con gli standard nazionali e capace di utilizzare pienamente strutture, tecnologie e competenze già presenti sul territorio”.
“La nuova organizzazione, quindi – concludono i direttori – non sostituisce né modifica la rete esistente per l’infarto acuto, ma la integra con un percorso dedicato alle attività programmate. È un cambio di passo concreto, costruito su criteri tecnici e organizzativi definiti, che mette al centro le esigenze dei pazienti, la qualità delle cure e un utilizzo più efficace delle risorse del sistema sanitario regionale”. (Ansa)




