Il mare del Golfo di Sant’Eufemia torna a colorarsi di verde e riaccende un problema che, secondo uno studioso come l’ing. Maurizio Fiumara, non è episodico ma strutturale. Un fenomeno che ogni estate si ripresenta con maggiore anticipo e intensità e che oggi si inserisce nel dibattito riaperto dal piano regionale da 175 milioni annunciato dalla Regione Calabria.
Il fenomeno che ritorna ogni estate
Il tratto di costa compreso tra Pizzo Calabro e Amantea si colora ciclicamente di verde, soprattutto lungo la battigia. Una fascia di mare bassa, schiume persistenti e acqua opalescente accompagnano la stagione balneare. “Non si tratta di un fenomeno nuovo né isolato”, ricorda Fiumara. “Da oltre vent’anni il mare cambia colore ogni estate, con frequenza e durata crescenti”. Il 2026, secondo l’analisi, segna un ulteriore peggioramento: il fenomeno è comparso già a fine maggio, prima dell’avvio pieno della stagione turistica.
Cosa c’è dietro il mare verde
La colorazione non deriva da sostanze tossiche, ma da un fenomeno biologico: una fioritura massiva di microalghe. Secondo i dati richiamati da Arpacal, la specie prevalente è la Pyramimonas, microalga verde non tossica. “È un organismo fototattico che si muove verso la luce”, spiega Fiumara. “Per questo si concentra nella fascia superficiale e appare più evidente nelle ore centrali della giornata”. Il risultato è un contrasto netto tra la zona costiera verde e il mare blu al largo, segno di condizioni ambientali fortemente localizzate.
Il nodo dei nutrienti e dei depuratori
Alla base del fenomeno c’è l’eccesso di nutrienti, in particolare azoto e fosforo. “Il combustibile della fioritura è l’eccesso di nutrienti. Quando si supera il carico trofico critico, l’equilibrio si rompe”, afferma Fiumara. Le fonti sono multiple: agricoltura intensiva nella Piana di Lamezia, scarichi diffusi non collettati e reflui urbani e industriali che arrivano al mare anche attraverso il sistema del cosiddetto “canalone”. Il punto critico, secondo l’analisi, è che i depuratori tradizionali rimuovono batteri e solidi ma non eliminano azoto e fosforo. “Escono con l’effluente, nel rispetto dei limiti di legge, ma continuano a nutrire le alghe”.
Balneabilità e salute del mare: due piani diversi
Un passaggio centrale riguarda la distinzione tra qualità delle acque di balneazione e stato ecologico del mare. “Il mare può essere batteriologicamente eccellente e al tempo stesso eutrofizzato”, sottolinea Fiumara. “Sono due piani diversi”. I controlli di balneabilità si concentrano su indicatori come Escherichia coli ed enterococchi. Ma questi dati, secondo l’analisi, non intercettano il problema dei nutrienti, che si accumulano e persistono nel tempo.
Un fenomeno anticipato
Elemento nuovo del 2026 è l’anticipo della fioritura. “Il fenomeno oggi compare prima perché la temperatura del mare raggiunge prima la soglia critica”, evidenzia Fiumara. “Ma il carico nutritivo è già presente tutto l’anno”. Il cambiamento climatico, quindi, agisce come amplificatore di una condizione già esistente, estendendo la finestra temporale del fenomeno.
Schiume e segnali del sistema
Oltre al mare verde, si osservano schiume persistenti e aggregati superficiali. Per Fiumara, non sono elementi marginali: “La schiuma è il segnale della decomposizione della biomassa. Anche quando il mare non è verde, il sistema resta carico”. La presenza di tensioattivi e frammenti plastici viene letta come ulteriore indicatore di un inquinamento diffuso e cronico.
Il piano regionale e i suoi limiti
Il piano da 175 milioni annunciato dal presidente Roberto Occhiuto rappresenta, secondo l’analisi, un passo importante ma incompleto. “È un segnale positivo, ma non sufficiente”, osserva Fiumara. Il motivo è tecnico: il piano interviene su collettamento e impianti, ma non sul trattamento dell’azoto. “Portare più reflui agli stessi depuratori senza trattamento terziario significa spostare il problema, non risolverlo”.
Le soluzioni indicate
Tra le misure considerate necessarie vengono citati il trattamento terziario per la rimozione di azoto e fosforo, il rafforzamento dei controlli agricoli nelle zone vulnerabili ai nitrati e una revisione delle politiche urbanistiche nelle aree non servite da depurazione. Serve inoltre, secondo l’analisi, un approccio integrato tra agricoltura, industria, urbanistica e gestione delle acque. “Non si tratta di trovare colpevoli”, conclude Fiumara, “ma di prendere atto che vent’anni di scelte frammentate hanno prodotto il mare che vediamo oggi”.
Il Golfo di Sant’Eufemia resta così un sistema delicato, dove il fenomeno del mare verde non è solo un disagio stagionale, ma il segnale visibile di un equilibrio ambientale alterato. E, allo stesso tempo, un indicatore tecnico che, secondo l’ing. Fiumara, può ancora essere invertito con interventi strutturali e coordinati.



